REGGIO EMILIA – A Palazzo Magnani di Reggio Emilia si è aperta la programmazione espositiva con la mostra più originale della stagione, dal titolo che è tutto un programma: “L’arte inquieta. L’urgenza della creazione. Paesaggi interiori, mappe, volti. 140 opere da Paul Klee ad Anselm Kiefer”, che potremo “scoprire” fino al 12 marzo 2023.
Non si può che iniziare dai personaggi della curatela: Giorgio Bedoni psichiatra e docente all’Accademia di Brera di Milano, Johann Feilacher, direttore del Museo Guggin di Vienna e Claudio Spadoni, noto storico dell’arte, perché sono riusciti a presentarci un’importante selezione di autori che hanno guardato alla propria realtà interiore e al mondo.

Si potrebbe anche dire: sguardi sempre più necessari nello scenario attuale, dove “l’arte inquieta” è figlia di vicende personali e collettive, dell’urgenza espressiva dell’artista e dell’esplorazione degli infiniti volti ed espressioni dell’identità umana, accanto ad autori di poetiche fondative della nostra modernità, come Alberto Giacometti, Jean Dubuffet, Hans Hartung, Anselm Kiefer, Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, Cesare Zavattini, Maria Lai, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò, Carla Accardi.
In mostra sono esposte opere che non sempre potremo vedere perché provenienti da “mondi esclusi” e oggi considerate un prezioso e necessario archivio dell’immaginario che possiamo etichettare sotto il nome di: art brut. Un’arte visionaria e dai linguaggi inediti.
Qui nelle sale del Palazzo Magnani, infatti, sono stati messi in “dialogo” i grandi artisti del Novecento e dell’art brut con autori le cui opere inedite provengono dall’Archivio del San Lazzaro del Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia che, come è stato affermato dai curatori, oggi è una tra le maggiori collezioni in Europa.
A questo proposito, nel vedere i documenti delle cartelle cliniche di I.Z., di A.B e di G.M. nella stanza dedicata alle “Serialità, ossessioni, monologhi interiori”, mi sono tornati alla mente quei “segni” che hanno lasciato sulle pareti i pazienti dell’Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale di Pistoia, situato sulla collina di Collegigliato a pochi chilometri da Pistoia e conosciuto come Ville Sbertoli, perché nato come Casa di Salute nel 1864 per volontà di Agostino Sbertoli, e comprendente una serie di padiglioni di stile liberty ed eclettico.
Nel 2009 partecipai alla mostra “Le Ville Sbertoli e la città” con una serie di fotografie dal titolo “L’uomo prigioniero” che furono esposte nel Palazzo Azzolini di Pistoia, da allora seguirono alcune pubblicazioni sull’argomento, ma nel 2011 le Ville furono chiuse definitivamente. Un patrimonio di art brut che poteva e, forse potrebbe ancora, contribuire alla nascita di un Museo della nostra Psichiatria.
Riaprendo gli occhi, torno al percorso della mostra: L’arte inquieta. L’urgenza della creazione nel Palazzo Magnani, che sto seguendo e che è stato intelligentemente ideato per “stanze tematiche” in cui viene indagata la “bruciante” vitalità che contraddistingue questi artisti e la loro inquieta ricerca sull’identità umana.

Infatti la prima sezione è dedicata al volto metamorfico, inteso come ritratto del sé, che non rifiuta di indagare il proprio essere più intimo, oltre la reale fisiognomica, verso colori e somiglianze altre.
La seconda sezione affronta invece il tema serialità, ossessioni, monologhi interiori, dove l’identità dell’autore diventa doppia, poi molte, fino a diventare paesaggio, interiore e labirintico. Infine la stanza dedicata alle cartografie, mappe e mondi visionari, che riunisce opere in cui la cartografia artistica del Novecento e dell’età contemporanea rende visibile un repertorio di ideologie, di visioni del mondo, di concezioni spaziali nate da bisogni d’espressione radicati in mitologie private e in riti collettivi.
La mostra si arricchisce di una serie di attività collaterali come: visite guidate, lezioni, conferenze, attività formative e didattiche per scuole di ogni ordine e grado, corsi di aggiornamento per insegnanti, eventi esclusivi e a porte chiuse per aziende, progetti speciali per soggetti con fragilità, realizzate in collaborazione con importanti istituzioni, con l’obiettivo di riferirsi a tutti i pubblici possibili, nella convinzione che l’arte generi benessere e che abbia un ruolo fondamentale nella costruzione e nello sviluppo di una solida identità individuale e sociale.
Possiamo ben dire che questa mostra: ‘L’Arte Inquieta’, che invitiamo tutti a visitare, è una mostra “che danza sui fili della storia, esplora la bruciante vitalità dei linguaggi lontano da facili ‘follie’ d’artista: arte inquieta e dall’identità fluida, che talvolta rivela la natura delle cose, dove l’artista è un rabdomante aperto ai più impercettibili movimenti di sé e del mondo”, come ha scritto Giorgio Bedoni sul prezioso catalogo (SilvanaEditoriale).
Non è solo un’esposizione di opere straordinarie che danno vita, come è stato detto, a stanze tematiche, ma è anche l’espressione di un progetto sociale cui la Fondazione Palazzo Magnani ha dato vita insieme alla città di Reggio Emilia.
Infatti, questa “arte inquieta” è l’apice di una “Identità Inquieta”, il cartellone di iniziative culturali, mostre, eventi e appuntamenti, promosso da Comune di Reggio Emilia, Fondazione Palazzo Magnani e Farmacie Comunali Riunite, in cui tutte le istituzioni cittadine dialogano con l’obiettivo comune di riflettere sul tema dell’identità sociale, educativa e culturale della città a partire dalle domande che con urgenza emergono dai contesti più fragili e inattesi.










