di Marcello Paris
PISTOIA – Fino a qualche anno fa era il Ce.spe.vi (Centro sperimentale per il Vivaismo) controllato a maggioranza dalla Camera di commercio e partecipato dalla Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.
Nonostante l’esperienza trentennale, il Centro da tempo era venuto meno alla sua funzione, inoltre la Camera di commercio, per legge, doveva dismettere le proprie quote ipotecando la scomparsa dello stesso.

Fu il presidente della Fondazione Caript, Luca Iozzelli, a decidere, nel 2018, di rilevare in toto il centro, trasformato successivamente in Gea (Green Economy Agricolture) diventando un’altra delle società strumentali della Fondazione stessa con la missione di “realizzare un parco scientifico e biotecnologico dove consentire l’incontro tra attività imprenditoriali locali, mondo della ricerca, alta formazione e servizi avanzati alle imprese, con particolare riferimento ai settori dell’agricoltura sostenibile, dell’energia rinnovabile, dell’economia circolare”.

Le collezioni di piante ornamentali presenti fanno parte della Banca del germoplasma, un progetto ideato oltre trent’anni fa con lo scopo di raccogliere le diverse varietà e verificarne la rispondenza genetica e fitosanitaria e poterne conservare il patrimonio genetico.
Si tratta di un’importante realtà̀ al servizio del vivaismo, oltre che un valido strumento didattico per diffondere la conoscenza delle piante tra studenti e appassionati del settore. Attualmente costituisce anche un esteso parco con esemplari di grande sviluppo e singolare bellezza.
La Fondazione Caript sta rilanciando la struttura per dare piena attuazione alla “mission” con un progetto che ci facciamo illustrare dal presidente di Gea Giovanni Guido Palchetti.

Presidente Palchetti, nei documenti celebrativi dei trent’anni della Fondazione troviamo un progetto per la riqualificazione e lo sviluppo di quell’area. Ce lo vuole illustrare.
Tre anni fa è stata costituita una nuova società che ha una continuità formale ma forte discontinuità di gestione con il vecchio Cespevi. Gea è una società strumentale della fondazione che opera principalmente su tre settori: da un lato c’è la manutenzione e la gestione del parco di 25 ettari che è l’asset fondamentale della proprietà, proprio accanto all’ospedale Sant’Jacopo, e dall’altro c’è l’obiettivo di partecipare con l’amministrazione comunale e l’ amministrazione dell’ospedale di fare progressivamente un grande parco che coinvolga tutto l’ex campo di volo. L’Amministrazione comunale, come sapete, sta lavorando alla realizzazione di una cassa di espansione idraulica, però questa area non è allagata e potrebbe essere un parco qualificato che naturalmente non parte da zero perché ha un grande patrimonio di alberi ad alto fusto, di arbusti, di piante officinali che stiamo mantenendo e cerchiamo di valorizzare con varie attività in attesa del progetto più ampio. In questo momento abbiamo svolto attività didattica dalla scuola materna sino all’Università con le Università di Firenze e Pisa. Ci sono professori che vengono periodicamente con gli studenti per far vedere esemplari di piante che sono estremamente ben visibili, poi la banca del germoplasma e spesso vengono anche a farci in tesi di laurea e di dottorato. Poi abbiamo le scuole pistoiesi; quest’anno abbiamo già circa 60 classi iscritte. Abbiamo un programma che va da uno a cinque giorni con i nostri educatori e guide ambientali che fanno i programmi con l’insegnante che li accompagna.
Da Pasqua di quest’anno abbiamo ricominciato e, come ho detto, abbiamo avuto già molte classi.
Quando sarà a regime, qualcosa già stato detto del grande parco, ma dal punto di vista proprio della Green Economy cosa sarà questo ambiente.
Fin dal documento preliminare del 2019 abbiamo detto di voler di fare un Polo Scientifico biotecnologico, cosa molto ambiziosa. Cosa che stiamo cercando di realizzare. Da un lato abbiamo trasformato e stiamo ancora trasformando gli edifici esistenti in uffici e laboratori e abbiamo raddoppiato il laboratorio fitosanitario regionale. La regione aveva bisogno di maggiori spazi per potersi omologare agli standard europei, noi abbiamo raddoppiato gli spazi e li abbiamo messi a norma. Adesso il laboratorio fitosanitario, l’unico che c’è in Toscana è consolidato. Poi abbiamo ulteriormente trasformato altri circa 100 metri quadrati di laboratorio per noi, altri 40 circa sono in via di trasformazione ora: dal 2 gennaio iniziamo i lavori nell’ex cabina di fumigazione (ambiente per l’abbattimento di eventuali parassiti delle piante prima di farle uscire dal parco ma mai utilizzato) dove c’era un vecchio archivio della Camera di Commercio di 200 metri quadrati e liberato all’inizio dell’anno. Qui vi faremo una serie di laboratori congiunti con le Università nel settore delle Scienze della vita, nel settore biologia e anche Dipartimento di Scienze agrarie.
Vedo che nella scheda c’è spazio anche per neuroscienze e del farmaco.
Certo area del farmaco. Abbiamo anche chimica per delle ricerche fatte dai ricercatori presso di noi. Abbiamo una forte carenza di spazi per questo realizziamo questi altri 200 metri quadri, di cui ho detto, per le attrezzature di laboratorio. Ora gli operatori utilizzano un po’ le serre, gli spazi all’aperto. Queste sono cose già convenzionate e in attività dove lavorano i ricercatori dell’università o dottorandi. Abbiamo riattivato la sperimentazione con le aziende che già venivano fatte dal Cespevi ma interrotte. Ci sono tre aziende in questo momento che stanno facendo sperimentazioni presso di noi in dei recinti con la rete alta un paio di metri perché gli animali non vadano a rovinare le piante e anche per proteggere la nostra centrale meteo avanzatissima con tutti i dati fedelmente riportati perché la sperimentazione deve tener conto delle condizioni climatiche e atmosferiche. E poi abbiamo dato l’avvio a delle attività di incubazione per nuove società, abbiamo fatto una serie di convenzioni con il MIP di Firenze (Murate Idea Park – soggetto per creare e diffondere cultura d’impresa) e abbiamo dato vita a Gea lab una start-up innovativa di Gea al 100% che sta incubando alcune attività per portare la ricerca universitaria sul mercato. Una è già partita e opera sul mercato ed è Function aid (un laboratorio per analisi di cellule in vitro, animali o vegetali, senza uso di cavie), un’attività che già fattura; poi abbiamo un’attività che adesso è in fase avanzata di sperimentazione, ormai ai test conclusivi e ancora abbiamo un’altra attività per la quale prima dell’estate abbiamo fatto la convenzione con un’azienda specializzata nella creazione di start up, che partirà all’inizio anno con tutta una serie di ricerche. Come si capisce sono cose abbastanza diverse fra di loro che cercano di creare quello che, chi parla fino, chiama ecosistema per l’innovazione; tutto da fare valutare da organismi specializzati che ci aiutano grazie alla loro esperienza ultradecennale, nell’incubazione delle aziende. A Firenze c’è un grande centro di tecnologia informatica ed elettronica. È un settore diverso però come metodologia ci troviamo d’accordo.
Naturalmente è un’opera in itinere passo dopo passo la cui conclusione, come si legge nel progetto, sarà nel 2030: saranno questi tempi?
Non c’è un momento in cui si dirà ora c’è. Noi siamo partiti creando una serie di condizioni: attività didattiche che stanno partendo con grande successo, apertura alle persone,alla cittadinanza, con gli Open Days, associazioni e gruppi che vengono di frequente e, diciamo, il parco comincia ad essere vissuto anche dai cittadini, dall’altra parte cerchiamo di creare l’ecosistema di base. Poi c’è un progetto generale, un grande progetto, che prevede la trasformazione dell’area che abbiamo sottoposto all’Amministrazione comunale in via preliminare che però presenteremo formalmente nell’ambito della variante al Piano Regolatore che prevede di realizzare esattamente quello che è consentito oggi, non un metro quadrato di più. Sono 12.000 metri quadrati costruibili che oggi, secondo il piano regolatore, dovrebbero essere concentrati in un mega edificio dove sono gli edifici attuali. Noi invece puntiamo a un modello diffuso in cui gli edifici e le infrastrutture, siccome vengono realizzate in prossimità della strada dell’ospedale, li vogliamo realizzare all’interno del verde con un impatto ambientale minimo. Sono uno o due piani soltanto, contro i tre previsti, con coperture verdi in modo da realizzare una struttura molto più moderna, più contemporanea senza abbattere neanche un albero, anzi mettendone degli altri con una infrastruttura che per il parcheggio e la circolazione dovrebbe risultare addirittura invisibile. Naturalmente tutto questo potenziando poi il parco, le collezioni e tutto il resto.
È previsto un laghetto che prenderebbe le acque dalla cassa di espansione, prevista verso Nord-Ovest, per l’avifauna, qui abbiamo molti migratori che passano e vi si possono fermare. È prevista una collinetta per proteggere, schermare il traffico della tangenziale. Insomma sono previsti tutta una serie di interventi che ne fanno un parco scientifico godibile per i cittadini e al tempo stesso una cittadella della conoscenza. Però questo sarà un’operazione che non ha un una scadenza. Non è un progetto per domattina.
Immagino che il progetto preveda anche un’autonomia energetica del complesso.
Si, ma per non fare illudere dico che tutto è scritto nelle intenzioni. Dovrebbero essere, mi hanno detto, edifici a impatto zero. Poi vediamo. Energeticamente autosufficienti attraverso la geotermia, pannelli solari. Però queste cose ce le diciamo perché siamo bravi e buoni ma dovrà essere realizzato davvero tenendo conto delle compatibilità economiche.
La sperimentazione oltre ad un vantaggio per l’agricoltura in generale porterà vantaggi ai vivaisti. Ma questi soggetti si sentono coinvolti?
Noi abbiamo seguito questo modello. Abbiamo coinvolto in primo luogo le università di Firenze e Pisa, soprattutto Firenze, con un Comitato scientifico di altissimo livello come Francesco Ferrini (presidente del Distretto florovivaistico di Pistoia) Gabriele Paolinelli, Annarosa Arcangeli e via dicendo, quindi un comitato scientifico molto alto.
Questo comitato ci ha aiutato per una corretta impostazione del progetto urbanistico ma anche per progetto scientifico che ci sta dietro. Noi ora elaboriamo una versione preliminare del progetto, ne verifichiamo la sostenibilità economica. Realizzare queste quantità non è uno scherzo e poi vanno gestite perché sono edifici che richiedono una struttura e una manutenzione continua. Dobbiamo capire quello che sono le marginalità economiche dell’operazione dopo di che ci presenteremo al territorio, agli imprenditori pistoiesi, ovviamente in primo luogo al mondo dei vivaisti. Naturalmente, diciamo, sarà un’operazione totalmente aperta a finanziamenti, ad apporti di idee e di conoscenze e tutto il resto.
Una cosa è certa, non verrà un’area commerciale. Ecco, questo no. Lo escludiamo anche se richieste in questo senso ci sono arrivate perché il punto è eccezionale. Questo luogo deve essere dedicato alla conoscenza e al godimento dei cittadini.
Per tutto questo progetto, fra l’altro con forte impatto innovativo con creazione di start up saranno possibili finanziamenti europei?
Assolutamente sì. Adesso è quello che i nostri consulenti stanno facendo e siamo convinti che il tempo ci darà ragione per realizzare questi ambizioso progetto che darà lustro anche alla città e alla regione.










