PISTOIA – La vita di un uomo, dall’adolescenza alla vecchiaia, raccontata attraverso la storia del proprio corpo, in un diario che coglie alcuni tra i momenti più significativi o particolari della sua esistenza.
Giuseppe Cederna porta in scena al Funaro “Storia di un corpo”, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Daniel Pennac, in cui l’anonimo protagonista, poco prima di morire, dona a sua figlia un originale diario: in esso, infatti, la sua vita fin dall’età di dodici anni viene narrata focalizzandosi sulla storia del suo corpo, dei suoi mutamenti e delle sue trasformazioni con il passare degli anni.
Quello di Pennac è un romanzo peculiare, che ha il merito di porre l’attenzione sui vari aspetti della “corporeità” troppo spesso gravati da giudizi morali negativi o addirittura da veri e propri tabù sociali, ma che alla fine risultano parte integrante e necessaria della nostra vita.

Lo spettacolo interpretato da Cederna restituisce con grande efficacia, alternando sapientemente dramma e ironia, questa duplicità dell’individuo, in cui però il corpo e lo spirito non appaiono distinti e separati, ma facenti parte di un qualcosa di unico.
Il corpo con le sue trasformazioni, le sue secrezioni, le sue malattie, le sue reazioni, diventa così il vero protagonista dell’opera: tutte le esperienze che hanno a che fare con la “fisicità”, dai primi approcci sentimentali e sessuali, fino al decadimento del corpo ormai malato in vecchiaia, sono descritte e narrate secondo le sensazioni provate dal corpo.
È un viaggio straordinario nella conoscenza del proprio corpo, che nasce nel protagonista a seguito dello studio della tavola anatomica di Larousse e che prosegue nel corso di tutta la vita.
Cederna si muove con grande disinvoltura attraverso lo spazio scenico, occupato da molte valigie, ognuna delle quali “racconta” con i suoi oggetti un’esperienza o un episodio – a volte grave, a volte all’apparenza insignificante e quotidiano – della vita del protagonista. Un episodio che ha sempre a che fare con il suo corpo: dalle formiche che lo assalgono durante un gioco nel bosco con gli scout alle notti di passione con la moglie Christine, dall’emergere dell’acufene e l’operazione alla prostata all’imbarazzo provato per un peto sfuggito durante una celebrazione religiosa.
Uno spettacolo coinvolgente e a tratti dissacrante, che mescola dramma e ironia pungente, in particolare nel mettere in ridicolo certe visioni un po’ moralistiche e bigotte, e che ci fa riflettere sull’importanza del nostro corpo, sulla sua cura e sulle sensazioni positive o negative, di gioia o dolore, che possiamo provare proprio grazie a esso.









