RAVENNA – Questa terra fu abitata da genti etrusche, come testimonia l’antico bronzetto di “Leida” o il villaggio palafitticolo.
Mentre alla fine del I sec. a.C. per volontà di Augusto fu realizzato il porto, poi fu costruito anche il canale artificiale che attraversava l’antica città e doveva trovarsi proprio dove ora percorriamo via di Roma e qui siamo attratti dai suoni di un’ocarina (strumento tradizionale a fiato realizzato in terracotta) che fuoriescono dal MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna.

È “VERNASCADABRA” di Invernomuto, un’installazione inaugurata da pochi giorni, i cui suoni si diffondono nel Museo con cadenza regolare durante gli orari di apertura e potremo ascoltarli fino all’8 gennaio 2023.
Ma l’attenzione ora è attratta da altri suoni, quelli prodotti dalla composizione: “8 VÈNTI XILEMA SOLARI” dell’artista Francesco Cavaliere, che si muove tra le sculture sonore e le sue sperimentazioni sonore che si rinnovano, ora in base all’opera che sceglie come XILEMA di sabbie linfatiche inseminano creature vitree eidetiche, ora con Otto doppio cono maschera, poi con Volta di lame di lune, arricchendole di narrazioni, rumori e suoni che lo stesso Cavaliere produce e che si diffondono nelle attigue stanze che ospitano lavori che costituiscono la mostra “Prodigy Kid” che condivide con Leonardo Pivi e che proseguirà anch’essa fino all’8 gennaio.
Chi sono Francesco Cavaliere e Leonardo Pivi?
Francesco Cavaliere si definisce artista visivo. È nato a Piombino nel 1980 e cresciuto a Volterra, ma vive e lavora tra Berlino e Torino. Scrive favole, racconti sonori e composizioni musicali spesso integrati con elementi installativi e scenografici. Nel suo lavoro frequente è il riferimento al mosaico in termini metaforici, come aggregazione cellulare di elementi, fonte di ispirazione o paesaggio mentale.
Anche Leonardo Pivi si considera un artista visivo. È nato a Cesena nel 1965, vive e lavora tra Riccione, Ravenna e Milano. Utilizza un’ampia varietà di linguaggi come la scultura, il mosaico, la pittura, il disegno e materiali come il marmo, le pietre dure, il vetro, la ceramica, il legno, il cemento e anche oggetti trovati. Pivi dà corpo ad un immaginario personale, intimo e fantastico, fatto di sogni e visioni interiori, quanto collettivo e filtrato dalla comunicazione mediatica e di massa. L’uso della tecnica del mosaico gli permette di enfatizzare, ma anche di reinterpretare le stratificazioni simboliche in rapporto a temi sensibili della società contemporanea.

L’installazione “Spoglie da re” di Pivi
E siamo all’interno dell’ampia e piacevole mostra “Prodigy Kid”, a cura di Daniele Torcellini, che si sviluppa su due piani del Museo MAR.
“Una mostra è un organismo complesso – per citare il curatore Torcellini – composto di parti in relazione tra di loro sulla base di una logica interna, che necessita di coerenza, affinché il risultato non appaia una raccolta casuale di oggetti”. Questa “Prodigy Kid” in realtà è una doppia personale, ma possiamo dire anche che è una collettiva di due artisti: Francesco Cavaliere e Leonardo Pivi che, come dice Daniele Torcellini, “mettono a dura prova coerenza, logica e identità” e continua “il lavoro dell’uno si riflette in quello dell’altro e il lavoro che i due svolgono come collettivo si riflette in una selezione di opere antiche”, anche se percorrono strade artisticamente autonome.
In questa “Prodigy Kid” due sono i punti che seguono e con i quali si confrontano Francesco Cavaliere e Leonardo Pivi: il mosaico e la leggenda del Mostro di Ravenna.
Il mosaico perché è un’antica tecnica espressiva e qui a Ravenna rimangono delle tracce che risalgono al IV-III sec. a.C. per continuare nel tempo; penso alle piccole tessere dei mosaici che ricoprono pareti, archi, lunette e cupola del Mausoleo di Galla Placida risalente alla prima metà del V secolo d.C. o quelli del Battistero Neoniano (o degli Ortodossi), come quelle azzurre che danno forma ad una sfera che simboleggia l’universo nella chiesa di San Vitale e, ai lati, il corteo di Giustiniano e di Teodora… alcune meraviglie fra le tante che fanno di Ravenna la città dei mosaici.

La leggenda del “Mostro” nasce come un segno premonitore sulla sorte di sventura che insanguinerà Ravenna a causa della sanguinosa battaglia che nella città, o nei suoi pressi, si sarebbe combattuta il giorno di Pasqua del 1512, perché nel mese di marzo di quell’anno era nato un bambino gravemente deforme. Si dice che lo scontro durò molte ore tra la Lega Santa (composta da Spagna, repubblica di Venezia e Stato Pontificio) da una parte, contro l’altra (composta dal ducato di Ferrara e dalla Francia) che vinse. Seguì un altrettanto sanguinoso sacco della città.
Nell’arco di poco tempo la notizia di quella nascita mostruosa si diffonderà da Roma al resto d’Europa, attraverso testimonianze scritte, dipinti, disegni e incisioni che raffigureranno il bambino affetto da gravi deformità fisiche che verranno utilizzate per uso propagandistico-politico e che hanno largamente ispirato anche la più recente serie di lavori inediti del duo Francesco Cavaliere – Leonardo Pivi.
E, a proposito di mostri, è esposto il disegno di Leonardo da Vinci (ora parte del Codice Atlantico e conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano), che è una testimonianza di grande fascino che rappresenta una creatura ibrida largamente aderente alla descrizione del Mostro di Ravenna, per come ne dà nota lo speziale fiorentino Luca Landucci nel suo diario, alla data dell’11 marzo 1512.

Quindi assistiamo ad un “equilibrio tra passato e presente – come scrive il curatore –, tra ortodossia ed eterodossia, in grande rilievo e organicamente intrecciato con altre forme espressive e altri media”. Infatti i due artisti si confrontano anche con il “Mosaico di Anubi”, del II-IV secolo (conservato al Museo della Città di Rimini).
Rimanendo in tema tra passato e presente, in mostra possiamo ammirare alcune opere databili tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., (provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli) che gli artisti hanno scelto per ampliare l’orizzonte immaginifico della loro reinvenzione della cinquecentesca leggenda, amplificando ed estendendo la serie di opere dedicate al Mostro di Ravenna. Tra queste, un mosaico raffigurante una “Sirena con amorino”; un affresco che ritrae la divinità egizia “Bes”; un “Putto con maschera” in bronzo e un particolare di fontana raffigurante un cane ululante.
Come le parole e le immagini dell’epoca hanno dato forma e significato ad un corpo ibrido e non conforme ai canoni così, oggi, Cavaliere e Pivi trasfigurano il Mostro di Ravenna in PRODIGY KID, mescolando archeologia e arte antica, leggende e iconografie rinascimentali, memorie da video game e racconti da speculative fiction.
Si potrebbe avere la sensazione di trovarsi in un “eterogeneo labirinto”, come ci ricorda il curatore Daniele Torcellini, che potrebbe disorientarci, ma anche ammaliarci, o turbarci “nella difficoltà di riconciliare emozioni contrastanti e complesse come è di consueto quando l’arte si confronta con le complessità e le contraddizioni che ci appartengono”.










