di Marzio Dolfi
PISTOIA – Patrizio La Pietra è al suo secondo mandato elettorale in Senato nelle file di Fratelli d’Italia ed è entrato nel Governo Meloni con il ruolo importante di Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.

Gli chiediamo, per rompere il ghiaccio, che differenza trova in questo passaggio da opposizione alla maggioranza.
Sono esperienze completamente diverse, per l’impegno, le problematiche da affrontare tutti giorni stando al Governo. Da semplice parlamentare, se fai un lavoro con coscienza, hai comunque un impegno importante: soprattutto nelle commissioni.
E’ qui che misuri il tuo impegno: emendamenti presentati, atti,.. sta qui la qualità del lavoro di un parlamentare, come anello di congiunzione fra il territorio e la tua azione in Parlamento.
Al Governo la cosa è completamente diversa. E non solo per il tempo. Ti cambiano gli impegni, devi affrontare le problematiche che tutti i giorni ti vengono proposte (tutti i giorni io incontro associazioni, categorie). Ti devi impegnare a dare delle soluzioni.
Non é facile non tanto perchè non c’è la volontà politica, ma perchè ti scontri con un muro quasi di gomma, quello rappresentato dalla burocrazia, dalle norme, dalle regole.
E’ più difficile insomma realizzare le cose che prometterle.
All’opposizione fai il tuo lavoro di opposizione. Io comunque anche in questo ruolo di governo non riesco a promettere le cose, proprio come facevo un anno fa.
Quello che prometto – ora come allora – è di impegnarmi nel cercare di trovare soluzioni. L’ho fatto quand’ero all’opposizione e lo sto facendo ora che sono al governo. Non prometto soluzioni. Ci lavoriamo. E certe volte bisogna anche avere il coraggio di dire ‘guarda, no non si può fare‘.
E’ soddisfatto delle scelte che avete fatto finora oppure ci sono delle cose che andrebbero fatte meglio?
Certo il tempo che abbiamo avuto finora è decisamente poco. Poco più di un mese, quasi tutto concentrato sulla Legge Finanziaria. E’ presto per giudicare se avremmo potuto fare di più e di meglio. Intanto abbiamo cercato di capire i meccanismi del Ministero, che non sono semplici. Personalmente ho la sensazione che struttura ministeriale non sia abituata ad avere la politica che la indirizza. Ci sono grandi professionalità, però ti rendi conto che erano abituati ad autogestirsi. Troppo brevi gli spazi dei Governi. Oggi invece vedono che c’è una politica che dice dove vuole andare, come vuole farlo e quali sono i progetti. Sono un po’ spaesati.
Siamo arrivati cambiando una logica consolidata: partendo dal presupposto di starci 5 anni, cerchiamo di affrontare la cose con una logica diversa. Non puntando a risolvere oggi il problema per avere il consenso domani, cerchiamo di ragionare a lungo termine, per trovare soluzioni in maniera strutturale.
Veniamo a qualche tema concreto. Ad esempio le accise della benzina: Fratelli d’Italia ha sempre detto di voler togliere, invece sono ancora lì. E il prezzo della benzina è alle stelle. Non è una contraddizione?

Non è per cercare giustificazioni, ma i problemi che abbiamo oggi sono il frutto di politiche non fatte. Le accise sulla benzina ci sono sempre state. E’ che non ci sono in questo momento gli sconti che erano stati fatti in parte dal Governo Draghi per attenuare il prezzo della benzina.
Del resto siamo arrivati a una Finanziaria dove non c’erano soldi: era già tutto definito e abbiamo deciso di mettere gran parte delle risorse sulla emergenza bollette per aziende e famiglie. Ma il problema di fondo è che non possiamo continuare a trovare risorse per compensare il caro-bollette o il caro-benzina senza affrontare la speculazione finanziario che ne sta alla base.
La benzina non è oggi troppo cara perchè ci sono troppe accise (che pure ci sono), ma perchè il costo al barile diminuisce e quello alla pompa sale. Una speculazione che il Governo da solo non può contrastare. Dobbiamo interrompere questo circuito. E non è facile.
Certo con le risorse a disposizione abbiamo dovuto scegliere: abbiamo concentrato le disponibilità sui costi delle bollette, sulle pensioni, sul cuneo fiscale. Non avevamo i 7 miliardi per le accise, ma è nel nostro programma diminuirle in maniera strutturale nel corso del mandato
Soffermiamoci sul suo ruolo di Sottosegretario nel settore Agricoltura. Come è arrivato a questo prestigioso incarico?
Anche nel mio primo mandato avevo scelto di andare in Commissione agricoltura. E’ una materia che mi appassiona e il territorio che rappresento ha in questo contesto una forte vocazione, se non altro per il distretto del florovivaismo. E poi l’agricoltura rappresenta quei valori a cui mi sono sempre ispirato: l’identità del territorio, la tradizione, il valore della terra, quello dell’ambiente…
Nel secondo mandato ho chiesto di tornare in agricoltura per l’esperienza che mi ero fatto in 5 anni.
Vuol dire che ho lavorato bene, se Giorgia Meloni ha reputato che potessi ricoprire il ruolo di Sottosegretario.

Su quali progetti si sta impegnando?
Voglio lavorare affinchè l’agricoltura ritorni al centro dell’agenda politica. Credo che sia non solo un settore primario per definizione, ma per l’Italia lo è proprio dal punto di vista economico: rappresenta la base della nostra ricchezza. Agricoltura e agroalimentare sono un quarto del Pil nazionale e nel campo della qualità siamo riconosciuti come una potenza a livello internazionale. Se non possiamo competere sul piano della quantità lo possiamo fare certo su quello della qualità.
Questo è ciò che vorrei fare. In più il Ministro mi ha dato anche la delega sul florovivaismo e qui il mio obiettivo è di portare a termine la legge quadro del settore che purtroppo si è dovuta interrompere con la caduta dello scorso Governo.
Come rappresentante del territorio del territorio pistoiese, quali problemi le stanno particolarmente a cuore?
Nel mio mandato di Sottoregretario rientra tutto il settore della forestazione: abbiamo foreste bellissime, boschi che vanno curati e rivisti. Negli anni è stata abbandonata la tradizione dei vivai forestali. Oggi siamo in una fase di transizione ecologica dove dobbiamo riprendere la produzione di piante, anche riattivando i vivai forestali. Occorre costruire progetti specifici per riaprirli e dare possibilità di lavoro ai giovani della montagna, creando loro la possibilità di un reddito stabile per poter mantenersi in montagna.
Altri argomenti del nostro territorio su cui intende impegnarsi?
Le problematiche che ci sono sul territorio sono anche ataviche: strutture, rifiuti, Multputility, servizi, sanitari e non solo… sono tutte situazioni legate a competenze regionali. Tutti temi su cui anche i sindaci possono fare poco. E quindi quello su cui lavorerò è anche cercare nel 2025 di cambiare il governo in questa regione. Sono convinto che, cambiando il governo, possiamo tentare di ridare slancio a tutto il sistema toscano .
Il vostro candidato sarà Tomasi?
E’ presto per dirlo. Certo Alessandro Tomasi ha dimostrato nei fatti di saper governare bene una città come Pistoia, è stato riconfermato al primo turno, è giovane. Il suo è un profilo sicuramente adatto a ricoprire quel ruolo. La strada è comunque ancora lunga.
Intanto mi preme sottolineare che sono molto soddisfatto di come siamo cresciuti a Pistoia come partito e come classe dirigente: siamo riusciti a creare qualcosa che domani resterà e questo per me è un elemento di grande soddisfazione







