mercoledì, Settembre 9, 2026

In Toscana 2mila bancari espulsi nel 2022: 26 Comuni senza sportelli

FIRENZE – In Toscana nell’ultimo anno, a conseguenza dei processi di concentrazione in atto, sono stati espulsi 2mila lavoratori bancari (di cui 1.345 solo da Mps).

In 10 anni, a fronte del calo del 13% dei dipendenti delle banche tradizionali, è cresciuto del 90% il numero dei soggetti “parabancari” cioè società che acquisiscono attività e lavoratori dalla banche in riorganizzazione e applicano spesso contratti diversi da quello del credito (e Ires prevede per i prossimi 5 anni un raddoppio del numero dei lavoratori dipendenti di queste imprese, con la riduzione del 10% dei bancari propriamente detti); abbandono costante delle aree interne specialmente montane e nelle isole (26 comuni toscani non hanno sportelli bancari e diversi di questi nemmeno un bancomat).

Sono alcuni contenuti dell’allarme lanciato da Daniele Quiriconi, segretario generale di Fisac Cgil Toscana, stamani al congresso del sindacato del credito e delle assicurazioni in corso presso la Camera di Commercio di Prato.

Sul primo fronte, quello dei bancari espulsi, il segretario generale di Fisac Cgil Toscana ha rivendicato che i processi di concentrazione “vengano governati garantendo qualità del lavoro e servizi sul territorio per cittadini ed imprese”.

Sul secondo fronte, quello della crescita dei soggetti “parabancari” a scapito dei bancari propriamente detti, “c’è un problema: in queste imprese si applicano 4 contratti diversi spesso per analoghe lavorazioni, una specie di supermercato che espone al rischio di un vero e proprio dumping. Calano i dipendenti tradizionali, quindi calano i diritti, ma non i lavoratori che in un modo o in un altro afferiscono alle attività finanziarie. Un argomento da affrontare con maggiore attenzione”.

Sul terzo fronte, quello della desertificazione bancaria, Quiriconi ha chiesto a istituzioni e controparti di operare “un forte contrasto, nell’interesse di Comuni, cittadini, imprese”, in special modo agendo su “gruppi che hanno ripreso a macinare utili e distribuire dividendi nonostante gli inviti alla prudenza della Bce”.

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