mercoledì, Settembre 9, 2026

Alle origini della commedia e del riso: Grigò racconta “Gli Acarnesi”

PISTOIA – Una comicità travolgente che fa ridere ma anche riflettere nello spettacolo “La commedia più antica del mondo” portato in scena da Massimo Grigò al Funaro.

L’attore, esplorando le origini del riso e la nascita della commedia, ci riporta nell’Atene del 425 a. C., anno in cui Aristofane rappresenta la sua prima opera, “Gli Acarnesi”, ancora oggi considerata la più antica commedia giunta fino a noi in forma completa.

In una città sofferente a causa della peste e della guerra contro Sparta che ormai da molti anni si trascina senza successo, ostacolando i commerci e devastando le campagne, il grande commediografo greco ambienta la propria storia: è una vicenda dai forti contenuti umoristici e farseschi ma dai risvolti a tratti grotteschi, in cui il pubblico è portato non solo alla facile risata di fronte a efficaci artifici comici, ma è anche indotto alla riflessione sui temi, cari all’autore, del pacifismo e della concordia tra i cittadini.

Massimo Grigò in una scena dello spettacolo (foto di Antonio Ficai)

Tutta la commedia, infatti, appare attraversata da questa esigenza di rigenerazione politica ma soprattutto morale, con la quale Aristofane non lesina critiche nei confronti della società ateniese del tempo e non ha timore nel “bastonare” con durezza una classe politica dominata da uomini corrotti e guerrafondai.

E il moto di ribellione contro questa situazione verrà da un umile contadino, Diceopoli, che, stanco di vedere i suoi raccolti distrutti dai soldati in guerra, propone all’assemblea ateniese di stipulare una tregua con Sparta: la sua richiesta viene respinta ed egli stesso è cacciato con derisione, ma Diceopoli non si arrende e si reca direttamente nella città nemica, a Sparta, dove riesce a stipulare una tregua “personale” e separata.

È una geniale invenzione drammaturgica di Aristofane che dà vita a una situazione paradossale, dai risvolti comici e grotteschi: da una parte Diceopoli, che finalmente può alzare libagioni al dio Dioniso e abbandonarsi ai piaceri derivanti dalla pace, dall’altra gli Acarnesi, tra i più accesi sostenitori della guerra, infuriati perchè un rozzo contadino sta minacciando i loro interessi e i loro guadagni.

Si arriverà quindi allo scontro, non tanto fisico, quanto verbale tra le opposte fazioni, il “partito” della pace e quello della guerra, capitanati rispettivamente da Diceopoli e dal generale Lamaco.

Appoggiandosi al testo di Aristofane, ma “parafrasando” in maniera libera le parti più interessanti dell’opera dal punto di vista drammaturgico, Grigò restituisce tutta la forza dirompente e la vitalità comica della commedia, suscitando per tutto lo spettacolo le risate del pubblico. È un susseguirsi incessante di gag, improvvisazioni, battute e gesti fulminanti, doppi sensi, dialoghi a più voci interpretati con una straordinaria verve comica: non c’è un attimo di pausa, e più volte lo spettacolo è interrotto dalle fragorose risate e dagli applausi spontanei del pubblico.

È un viaggio, più in generale, nel mondo della commedia di Aristofane, di cui “Gli Acarnesi” rappresentano uno dei vertici: un mondo spesso “rovesciato” in cui gli umili diventano protagonisti, i potenti e gli arroganti sono messi alla berlina, la pace e i piaceri trionfano sulla politica e sulla guerra, e tutto nel segno di un’ironia pungente e irriverente.

Emblematico è il finale: lo “scontro” simbolico tra Diceopoli e Lamaco si conclude con il primo che abbandona la scena ferito, sorretto dai due soldati, mentre si lamenta in stile tragico (già, la tragedia di Euripide: un altro dei “bersagli” preferiti della satira di Aristofane), mentre il secondo, di ritorno da un banchetto dionisiaco, è accompagnato da due belle ragazze e visibilmente entusiasta.

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