mercoledì, Settembre 9, 2026

“Scusa, sono in riunione”: equivoci e colpi di scena tra realtà e fiction

PISTOIA – Una commedia brillante ricca di colpi di scena e dall’intreccio non banale, con un finale a sorpresa, che fa ridere il pubblico invitando anche alla riflessione.

Al Teatro Manzoni di Pistoia questo fine settimana è andata in scena “Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?”, commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta e con protagonisti sul palco lo stesso Pignotta insieme a Vanessa Incontrada, Fabio Avaro, Nick Nicolosi e Siddhartha Prestinari.

Uno spettacolo coinvolgente, che con il passare delle scene e lo svilupparsi dell’azione costringe lo spettatore a cambiare radicalmente la sua prima, iniziale impressione, complici i numerosi colpi di scena e il mutamento nelle relazioni e negli equilibri tra i personaggi. Nelle relazioni tra gli individui, infatti, la realtà non è mai come sembra, la verità nelle parole e nelle stesse confidenze tra amici appare sempre più difficile da scoprire, e, fatto non secondario, oggi il mondo “esterno” con le sue continue sollecitazioni – per esempio, con la presenza ossessiva e compulsiva dei telefoni cellulari – spesso impedisce una reale e sincera comunicazione tra le persone.

Una scena della commedia (foto di Renzo Daneluzzi)

Abbiamo perso il tempo e la voglia di parlare con gli altri, siamo prigionieri in questo vortice di incomunicabilità che ai rapporti umani antepone il lavoro, la carriera, la ricerca del successo a tutti i costi.

Troppo spesso, in maniera pirandelliana, tendiamo a indossare una “maschera” che ci porta a recitare la nostra “parte” anche di fronte a quelle persone che definiamo amici e di cui nutriamo la massima fiducia: come se non stessimo più vivendo la nostra vita autentica, ma seguendo un copione scritto da altri all’interno della “casa” di un reality show.

È da questi presupposti che si sviluppa la struttura drammaturgica della commedia, con l’ingresso in scena di quattro amici, ex compagni ai tempi dell’università, che dopo quindici anni si ritrovano insieme in occasione di un fatto luttuoso e doloroso, la scomparsa improvvisa di un loro collega, che dopo la laurea aveva intrapreso, senza troppo successo, la strada di sceneggiatore e autore di fiction e programmi tv. I quattro decidono di onorare la memoria dell’amico trascorrendo due giorni nella sua casa al lago, staccando dagli impegni e dagli assilli quotidiani, e ricordando insieme i bei momenti trascorsi in quella casa quando erano giovani studenti universitari.

Ma l’atmosfera in apparenza serena e idilliaca che i quattro amici vorrebbero ricreare viene ben presto turbata da una scioccante rivelazione, di cui solo uno dei quattro è a conoscenza. Il collega che tutti credono morto e sepolto in realtà è vivo, e ha architettato un piano diabolico per ottenere in un solo colpo quel successo a lungo inseguito, insieme a contratti milionari nel mondo della televisione: renderà i vecchi amici protagonisti di un reality show innovativo e sconvolgente, manipolando i loro sentimenti e le loro emozioni, mettendoli l’uno contro l’altro, distribuendo falsità e menzogne per fomentare liti, discussioni e pianti.

Tutto quello, insomma, che il pubblico desidera, in un format di sicuro successo: e pazienza se per realizzare il reality si dovrà ricorrere all’inganno, oltre ad armarsi di una buona “dose” di cinismo.

Uno scherzo brutale e spietato all’insaputa degli ex compagni, che danno vita a una serie di scene e situazioni sempre più grottesche e paradossali, tra improvvise rivelazioni, equivoci mai chiariti che si protraggono, fughe e nascondigli strategici: un “gioco” che con il passare del tempo sfugge di mano al “burattinaio”, non più in grado di controllare e indirizzare lo svolgimento degli eventi, tanto che risulta impossibile distinguere più tra realtà e finzione.

Alla fine il grande inganno sarà svelato, l’amico “resuscitato” si paleserà e spiegherà il suo obiettivo, con l’intento, per farsi perdonare, di rendere gli ex compagni complici e collaboratori di questo reality: i quattro firmeranno le liberatorie, di fronte a un’allettante offerta economica? E se le cose fossero andate diversamente fin dall’inizio?

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