di Rosalba Bonacchi*
PISTOIA – In questa settimana dedicata al Giorno della Memoria molti sono stati gli eventi programmati nel Paese, numerosi e importanti quelli realizzati in provincia di Pistoia.
Ora che le tante commemorazioni si sono concluse, spenderò qualche parola su come ritengo si dovrebbe ricordare la Shoah, iniziando con una riflessione sull’importanza della memoria.
La memoria è il filo che collega la vita di ognuno di noi tra passato e presente ed è necessaria per sapere chi siamo e chi vogliamo essere. Senza memoria si vive solo nel presente e si diventa superficiali, indifferenti, incapaci di cogliere le relazioni tra gli avvenimenti e per questo di comprendere la realtà e progettare il futuro.
Questo vale anche per le formazioni sociali e per i popoli, in particolare per noi Italiani.
“Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe […] che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale». Così Pasolini, un profeta laico del nostro tempo, scriveva negli “Scritti corsari” del 1975, avvisandoci che senza un cambiamento profondo della società e dei singoli che ne fanno parte il fascismo tornerà, sia pure in forma diversa.
Per la ricorrenza del Giorno della Memoria l’ANPI ha promosso a Pistoia due eventi dedicati alla Shoah, che sono stati fatti propri dal CUDIR e inseriti nel calendario del Comune per il Giorno della Memoria. Siamo soddisfatti, in particolare della grande partecipazione di cittadini e autorità, in piazza della Resistenza, la mattina del 27 gennaio.
Tuttavia, ritengo opportuno precisare che la memoria non è un armadio in cui si ripongono i ricordi perché non vadano perduti e, in occasione delle ricorrenze annuali, si rispolverano e si riportano all’esterno (con cerimonie, convegni, articoli di stampa. filmati, servizi televisivi…), se non vi si attinge costantemente per leggere meglio il presente. E soprattutto se non si è mai fatto i conti con il nostro passato di popolo fascista, razzista e colonialista e se non ci siamo ancora assunti la responsabilità collettiva di quello che “è stato”, poiché non ne abbiamo coscienza, né consapevolezza.
Per questo, come ha affermato Gianfranco Pagliarulo, il Giorno della Memoria è utile per ricordare, ma non sufficiente, se non ricordiamo anche la complicità di chi ha collaborato con i fascisti, ha denunciato coloro che sono stati deportati nei campi di sterminio, o è rimasto indifferente. Se ripercorriamo la tragica vicenda dei 93 ebrei arrestati nel territorio provinciale, deportati e uccisi nei campi di sterminio nazisti, scopriamo che tutti sono stati denunciati e arrestati da cittadini italiani.
Per evitare che le celebrazioni legate al calendario delle “giornate nazionali” e delle ricorrenze si risolvano in un una vuota liturgia e neppure nella commozione liberatoria di un giorno, c’è bisogno di formazione civile e di conoscenza storica, senza amnesie, rimozioni, né strumentalizzazioni di parte.
Sarebbe questo il compito principale della Scuola e l’impegno costante delle istituzioni.
È comunque la missione dell’ANPI, riconosciuta come l’erede legittima di coloro che hanno combattuto per liberare l’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazifascista, affiancando l’esercito degli Alleati. L‘ANPI, però, non è la custode nostalgica di un’antica reliquia, ma vuole essere, nel presente, la coscienza critica del Paese.
In particolare oggi è impegnata ad affermare e difendere quel patrimonio di valori come pace, libertà, giustizia, uguaglianza, solidarietà, ripudio della guerra, che sono i fondamenti della nostra Costituzione, ancora attuale dopo 75 anni, ma in gran parte da attuare e mai come ora sotto attacco per quanto riguarda, in particolare, l’unità nazionale e l’impianto parlamentare della Repubblica, ma in genere molti dei principi fondamentali.
Le radici della nostra Costituzione stanno nel progetto di società che avevano in mente quei partigiani, uomini e donne per lo più giovanissimi, che decisero di resistere e combattere gli orrori del nazifascismo anche a costo di sacrificare la vita.
La Shoah (e tutte le deportazioni), come ha affermato recentemente Liliana Segre, rischiano di essere presto cancellate dalla memoria collettiva, se non ci saranno nuove generazioni che continuino a testimoniare e, soprattutto, se nuove generazioni di antifascisti non scenderanno in campo per riaffermare i valori di libertà, giustizia e pace di fronte alla sfida di nuovi razzismi, fascismi e suprematismi e per difendere quel baluardo della democrazia che è la Costituzione.
La memoria attiva, rivolta al presente, ci invita a non accettare alcuna discriminazione, a non sentirci portatori di una civiltà e di una cultura superiori, a non disprezzare chi è diverso, a non essere indifferenti di fronte alle sofferenze degli altri. A considerarci uomini e donne uguali nei diritti e nella dignità.
All’ingresso del Memoriale della Shoah di Milano c’è una grande scritta: “Indifferenza”. Si è voluto così sottolineare che la partenza dal binario 21 dei vagoni piombati carichi di deportati ad Auschwitz avvenne nella totale indifferenza dei Milanesi.
“Mai più indifferenti”. Questo è il messaggio che ci deve ispirare ogni giorno dell’anno, non solo nel giorno della Memoria: mai più indifferenza per le ingiustizie, le disuguaglianze, le sofferenze inflitte a chi è discriminato e perseguitato per la sua diversità dalla maggioranza. “L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”. È quanto ha scritto Liliana Segre per la voce “indifferenza” della Treccani.
Questa affermazione ci invita a vigilare, perché quello che è stato può tornare, come ha previsto Pasolini e come sembra preannunciare l’ultimo verso della poesia che fa da apertura a “La Tregua” di Primo Levi: “Presto udremo ancora Il comando straniero: “Wstawac” (Alzarsi!).
Presidente vicaria ANPI Comitato provinciale di Pistoia









