martedì, Settembre 8, 2026

“Un discreto protagonista”: il vuoto attraverso la danza

di Letizia Porcù

PISTOIA – Che cos’è il vuoto? Questa la domanda attorno la quale si è snodato il balletto andato in scena ieri sera nel teatro del Circolo Culturale il Funaro.

“Un discreto protagonista”, interpretato dai ballerini Damiano Ottavio Bigi e Lukas Przytarski, è uno spettacolo ideato e diretto da Alessandra Paoletti e Damiano Ottavio Bigi: la scena si apre su un rincorrersi di note di violini e clavicembalo, che accompagnano la corsa frenetica dei due ballerini, che sono insieme sul palco ma da soli.

Un momento dello spettacolo “Un discreto protagonista” (foto di Rebecca Lena)

Senza mai interagire, ognuno fa i propri passi che subito dopo vengono ripetuti a canone dall’altro, si guardano attorno, si cercano, senza mai vedersi.

Una frenesia concitata di musica e movimenti, alternata a pezzi di estrema lentezza e movimenti controllati. Quale miglior modo di interpretare il vuoto, se non tramite l’arte che più di tutte utilizza lo spazio per esprimersi? La loro è una danza astratta, concettuale, che si muove su un palco completamente bianco davanti a uno sfondo totalmente bianco, tanto che quando le luci sono forti non se ne definiscono i confini.

I costumi neutri, sulle tonalità del beige e del grigio, si prestano a cambiamenti di colore quando vengono irradiati dai faretti neon, grazie ai disegni luce di Evina Vassilakopoulou, Amador Artiga Tuset e David Blouin, che ha curato anche la progettazione sonora.

“Un discreto protagonista” affronta “il vuoto in quanto stato fisico, ma anche in termini esistenziali -raccontano i due interpreti- e il vuoto nell’atto creativo”. Uno spettacolo ideato durante la pandemia, periodo in cui tutti ci siamo trovati ad affrontare il vuoto, la paura di uscire, analizza la dimensione simbolica del doppio: da qui l’inizio a canone dei due ballerini che copiano uno i movimenti dell’altro, un passo dopo l’altro.

Musica jive dell’America degli anni Cinquanta e brani classici accompagnavano i ballerini nei loro movimenti più convulsi, mentre frequenze sonore e rumori indistinti facevano da sottofondo alle parti più lente e trattenute.

Un alternarsi di movimenti ai due estremi hanno catapultato il pubblico in una dimensione estraneante, quasi onirica, aiutata dai cambi di intensità di luce che rendevano le ombre proiettate sullo sfondo ora sfocate ora nitide.

Lo spettacolo termina come è iniziato: due ballerini insieme sulla scena, ma da soli, ognuno ripete in ritardo i movimenti dell’altro, guardandosi attorno e cercando qualcuno o qualcosa, nel vuoto.

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