PISTOIA – Domani, venerdì 10 febbraio, anniversario della morte di Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume, morto a 36 anni nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato migliaia di ebrei.
Il Questore della Provincia di Pistoia, Olimpia Abbate, accompagnato dal Prefetto di Pistoia Licia Donatella Messina e Daniele Cohen, membro di giunta della comunità ebraica di Firenze, deporrà, alle ore 9, una corona ai piedi della targa commemorativa presente presso il giardino della biblioteca di Pistoia dove il 13 febbraio 2021 è stato piantato un ulivo, simbolo universale di riconciliazione e pace.
Giovanni Palatucci Il Poliziotto servo di Dio Giovanni Palatucci, nato a Montella (Avellino) il 31 maggio 1909 e morto il 10 febbraio 1945, a 36 anni, nel campo di sterminio di Dachau pochi giorni prima della liberazione, rappresenta ancora oggi un modello esemplare di sacrificio e altruismo, all’insegna dello spirito di solidarietà e partecipazione alla base del ‘mestiere’ di poliziotto.
Durante la sua permanenza a Fiume, oggi Rijeka, città della Croazia, dal 1937, come responsabile dell’Ufficio stranieri, sino al giorno del suo arresto, si adoperò per salvare migliaia di ebrei dalle persecuzioni razziali. Dopo l’8 settembre 1943, tra i pochi rimasti in Questura, fu nominato questore di Fiume. Il 13 settembre 1944 fu arrestato e deportato a Dachau dove mori appunto il 10 febbraio del 1945.
L’emanazione delle leggi razziali antisemitiche (luglio-novembre 1938) lo vide decisamente schierato in favore dei cittadini ebrei, ma anche di tutti coloro che, in fuga da altre nazioni occupate dalle armi tedesche, transitavano per il confine istriano. Nel marzo 1939 sottrasse alla cattura della Gestapo 800 ebrei tedeschi, in fuga dalla Germania nazista a bordo di un vapore greco. Il suo incarico di direttore dell’ufficio stranieri gli permise di trovare vari stratagemmi per mandare i perseguitati all’estero, verso i paesi liberi o nel campo di raccolta di Campagna in provincia di Salerno, dove era vescovo suo zio Monsignor Giuseppe Maria Palatucci che li avrebbe assistiti.
La sua opera di salvataggio si intensificò all’indomani dell’8 settembre 1943, quando Fiume, assieme alla Venezia Giulia ed all’intera area istriana, venne annessa al Terzo Reich mediante una violenta occupazione militare. Nel febbraio del 1944 Palatucci divenne questore reggente di Fiume e garante istituzionale dell’Italia in quella zona.
La “sua” questura, con i suoi trecento uomini disarmati, divenne un riferimento di umanità e di salvezza per tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, e in particolare per i perseguitati ebrei. Palatucci distrusse tutto il materiale documentario riguardante gli ebrei e giacente presso i vari uffici della questura per sottrarli alla deportazione. Ingiunse all’Ufficio anagrafico del Comune di Fiume di non rilasciare alcun documento riguardante cittadini ebrei senza aver prima informato della cosa le autorità Repubblicane.
Rifiutò fino all’ultimo di mettersi in salvo anche quando, nonostante i ripetuti inviti del Console svizzero a Trieste si separò – mettendola al sicuro – dalla donna che avrebbe voluto sposare, una ebrea slava. Oltre 5.000 furono gli ebrei e i perseguitati antifascisti salvati in quei sei anni. Giovanni Palatucci ha salvato dal 1939 fino al suo arresto, nel 1944, circa 5.000 ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti.
Per questo motivo lo Stato italiano ha conferito a Palatucci nel 1995 la medaglia d’oro al merito civile con questa motivazione: «Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l’arresto e la deportazione. Fedele all’impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l’occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all’arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, dove sacrificava la giovane vita».
Nel 1990 lo Yad Vashem di Gerusalemme, il Memoriale ufficiale di Israele delle vittime ebree dell’Olocausto, ha insignito Palatucci del riconoscimento di ‘Giusto tra le nazioni’. Beatificato dalla Chiesa cattolica, è stato proclamato nel 2004 ‘Servo di Dio’, titolo attribuito alle persone per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione.







