mercoledì, Settembre 9, 2026

La pittura “invisibile” di Kami al Museo del Novecento

FIRENZE – Il Museo del Novecento di Firenze presenta fino al 24 settembre 2023 un’interessante mostra di Y.Z. Kami dal titolo: “Light, Gaze, Presence” che si compone di ventiquattro opere.

Alcune le potremo ammirare in un dialogo con gli straordinari capolavori medievali e rinascimentali che il Museo di Palazzo Vecchio, il Museo degli Innocenti e la millenaria Abbazia di San Miniato al Monte custodiscono.

L’artista Kami con il direttore Sergio Risaliti durante l’inaugurazione della mostra (fotografie di Andrea Dami)

La sua produzione si concentra maggiormente sulla creazione di ritratti di donne e uomini dipinti con sapienza perché ce li propone sfocati, qualcuno ha detto come figure immerse in una dimensione che sembra non avere nulla a che fare con la nostra quotidianità, ma che rimanda a un altrove, a un luogo che è memoria o evocazione dell’aldilà, colti in primo piano con lo sguardo fisso, spesso con gli occhi chiusi e sembrano emergere da una situazione nebbiosa, acquosa… «cerca, come i grandi ritrattisti del passato di restituire attraverso la pittura – ha spiegato il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti – il profondo segreto dell’anima dai suoi modelli che solitamente sono suoi amici, conoscenti e familiari».

Untitled

Questa pittura, possiamo dire anche rarefatta, è luminosa, come sottolinea il titolo. Questo silenzio che invade le stanze del Museo Novecento ci attrae, suscitando i noi molteplici sensazioni; osservando quei volti possiamo “vederci” noi stessi, come uno specchio altro, una visione trascendente.

Dinanzi ai quadri ad olio su lino di Kami, “è necessario ritrovare e incoraggiare lentezza e contemplazione”, per citare ancora Risaliti, e magari porci in silenzio per entrare in sintonia con la spiritualità che racchiudono, come le grandi ma evanescenti mani giunte, «protese verso l’infinito e verso il mistero, dinamiche in cui la luce proveniente delle finestre romaniche accarezza dita che si allungano in un ricamo di speranza, di dedizione – ha dichiarato l’abate di San Miniato al Monte Padre Bernardo, aggiungendo – lungo l’orlo dell’invisibile, nell’assolutamente assoluto fidandosi della paradossalità gravità che il cielo, nonostante le smentite delle certezze scientifiche, continua ad esercitare sui sogni e desideri del nostro cuore, sollevandoli oltre ogni oltre».

Un momento della visita alla mostra di Kami

Possiamo dire che Kami è un pittore dell’invisibilità.

Nel Salone del Cinquecento – Museo Palazzo Vecchio i ritratti dialogano con gli affreschi di Giorgio Vasari, ma hanno gli occhi chiusi, forse proprio per non vedere l’orrore della guerra, mentre al Museo degli Innocenti, tra i capolavori di Botticelli e Luca della Robbia, Kami presenta un omaggio al grande maestro Brunelleschi dipingendo ad olio su lino la sua “maschera funebre”.

Night Painting

Accanto c’è un lavoro della serie Dome, dove l’artista rievoca le forme concentriche tipiche della tradizione persiana e delle architetture sacre di tutto il mondo. Questa serie (Dome), come nelle altre sedi espositive, intervalla i ritratti e alcune rievocano immagini archetipe come i mandala; invece in quelle della serie Night Paintings, Kami rievoca visioni notturne, fumose e tenebrose, elaborate a partire dalla rilettura dei versi simili a profezie di William Blake (1757-1827), poeta, pittore, incisore apprezzato oltre che per la sua espressività e creatività per la visione filosofica che stava alla base del suo lavoro.

Dome

Ricordo un suo verso: «L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’essenza umana stessa».

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