PRATO – Un “doppio concerto” tra pianoforte e sintetizzatori, sonorità classiche ed elettroniche, atmosfere sognanti e visioni d’Oriente, per un viaggio musicale nel segno delle emozioni.
Dardust fa tappa al Politeama Pratese per il suo tour nei teatri che segue l’uscita del suo ultimo album “Duality”, pubblicato lo scorso ottobre: un lavoro originale e per certi aspetti innovativo per l’artista marchigiano, che fa qui confluire le “due anime” della propria musica, in un dualismo musicale – come egli stesso lo definisce – capace però di unire la parte più emotiva e introspettiva con quella razionale e digitale.

Dardust, nome d’arte di Dario Faini, è musicista, compositore e produttore, che ha affiancato a una carriera solista nel genere della musica elettronica, ma con influenze classiche, pop, rap e new wave, un’intensa e apprezzata attività di autore e produttore per grandi nomi della musica italiana. È stato infatti autore di brani di notevole successo, divenuti delle vere e proprie hit, come “Riccione” dei Thegiornalisti, “Pamplona” di Fabri Fibra, “Se piovesse il tuo nome” di Elisa, “Vulcano” di Francesca Michielin, “La stessa” di Alessandra Amoroso, “Andromeda” di Elodie, “Voce” di Madame. Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo, grazie a un lavoro di scrittura e produzione di singoli dal successo quasi sempre assicurato: basti pensare che nell’edizione 2021 del Festival di Sanremo ben cinque brani in gara portavano la sua “firma”, e tutti hanno poi ottenuto un eccellente riscontro radiofonico.
Questa continua voglia di sperimentare ha portato Dardust a mettersi alla prova come autore per generi musicali diversi, dal pop alla musica d’autore, dal rap all’elettronica, e a collaborare con vari artisti come, tra gli altri, Annalisa, Emma Marrone, Marco Mengoni, Noemi, Luca Carboni, Fedez, Giusy Ferreri, Mahmood e Francesco Renga. La fama e l’apprezzamento ottenuti grazie alla sua attività di autore e produttore non deve però far dimenticare che Dardust è un musicista con una propria identità e un proprio progetto musicale. Ne hanno avuto prova gli spettatori del Politeama, in un teatro tutto esaurito, ai quali Dardust ha proposto “due concerti in uno”, con un viaggio musicale diviso in due parti attraverso il proprio mondo di emozioni e sensazioni tradotte in musica.
Due emisferi opposti, due universi paralleli destinati forse a non incontrarsi mai: eppure, sembra volerci indicare l’artista, la ricchezza sta proprio nella diversità, nella “dualità” musicale espressa attraverso due momenti ben distinti.

Il primo atto del concerto, con Dardust solo al pianoforte, è stato caratterizzato da una musica più riflessiva, introspettiva, emotiva, con sonorità delicate, fragili e malinconiche. L’artista ha eseguito brani del suo repertorio di musica classica, inseriti in un percorso ideale attraverso le quattro stagioni dell’anno, a simboleggiare il ciclo continuo della vita nelle sue quattro fasi “emotive” di rinnovamento, estasi, malinconia e mortalità. Suoni altamente evocativi che ci trasportano in un’atmosfera sognante, mentre, proiettate sullo sfondo, scorrono le immagini di foglie che nascono e cadono, ciliegi in fiore, suggestioni del Giappone mitico degli antichi samurai.
Dopo un breve intervallo, il secondo atto ha visto un completo cambio di scenario con Dardust a tastiere e sintetizzatori, accompagnato dai musicisti Vanni Casagrande e Marcello Piccinini: è il momento della musica elettronica, con sonorità molto acute, intense, fluide, in cui è lecito abbandonarsi e perdersi tra i brani più particolari e sperimentali dell’artista.
In questa parte più “razionale” c’è la capacità di Dardust di mescolare, attraversare e “aggiornare” vari generi anche di musica antica e popolare, come nelle sue versioni elettroniche e “contemporanee” della pizzica salentina (lo scorso anno Dardust è stato “maestro concertatore” della Notte della Taranta) e del rondò francese e veneziano.
Tra atmosfere barocche e orientali, il concerto si avvia alla conclusione: tutto il pubblico si alza in piedi, scandisce il ritmo all’unisono battendo le mani, fino a sciogliersi in una vera e propria ovazione per Dardust e la sua band, che sull’ultimo pezzo in scaletta saltano giù dal palco e corrono lungo la platea per chiudere questo viaggio con un simbolico abbraccio con gli spettatori.
L’intero concerto è stato accompagnato da proiezioni video e da luci tridimensionali: un apparato digitale molto ben curato che non è stato semplice “sfondo”, ma parte integrante e necessaria del percorso musicale concepito da Dardust, per un’esperienza davvero multisensoriale in cui la musica si fonde alle immagini per trasmettere e provocare emozioni. Un intento riuscito, una serata di grande successo per il Politeama.










