mercoledì, Settembre 9, 2026

Laboratorio di cultura e umanità, gli studenti del Petrocchi incontrano i ragazzi di Vicofaro

PISTOIA – Il 28 e il 29 marzo, per iniziativa degli studenti del Liceo Artistico “Policarpo Petrocchi” di Pistoia, all’interno delle attività di autogestione si sono svolti nelle varie sedi del liceo alcuni incontri con i ragazzi africani accolti nelle strutture della chiesa di Vicofaro per approfondire il tema dell’emigrazione.

Gli incontri sono stati introdotti dal professor Mauro Matteucci – che è stato per circa vent’anni docente nella scuola e che oggi è volontario per l’insegnamento della lingua italiana nel Centro di accoglienza e da molto tempo impegnato con la realtà umana dei migranti.

Matteucci si è richiamato alla bellissima frase di don Milani (… e allora il maestro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso), che ha conosciuto personalmente, considerandolo sempre un riferimento ineludibile nella sua attività educativa, sottolineando il significato del dialogo tra giovani provenienti da paesi e da culture differenti, ma accomunati dalla volontà di costruire insieme la società futura. Matteucci ha aderito con entusiasmo alla proposta degli studenti organizzatori dell’autogestione, perché iniziative come questa possono essere laboratori fondamentali non solo di cultura, ma soprattutto di umanità, convinto che è necessario opporre la pedagogia all’indifferenza e alla disumanità.

Quindi hanno parlato due giovani africani di Vicofaro, dove da sette anni, per la scelta evangelica di don Massimo Biancalani, nelle varie strutture della chiesa sono state accolte centinaia di migranti  e anche famiglie africane espulse dalla Germania e dall’Olanda dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Sia Sara Camara della Guinea Bissau che Ebrima Danso del Gambia, hanno raccontato con grande ricchezza di particolari, prima il loro viaggio dai paesi di origine durato anni tra sofferenze e umiliazioni e attraversando numerosi paesi africani, fino alla partenza dalla Libia e all’approdo in Italia. Si sono soffermati poi sulla  loro volontà di integrazione nel nostro paese, imparando l’italiano  e facendo vari lavori, spesso malpagati, ma con un sogno da realizzare: Sara, quello di meccanico ed Ebrima, di pittore. Infatti il giovane gambiano è un bravissimo artista autodidatta, come ha dimostrato con una serie di realizzazioni, illustrate anche agli studenti e che  confluiranno in una mostra, con le quali descrive i vari momenti del suo viaggio  attraverso disegni e dipinti molto coinvolgenti e toccanti. Gli studenti, con alcuni dei loro insegnanti, hanno seguito fortemente partecipi e interessati, interagendo con domande tese a conoscere la realtà dei migranti in un fecondo scambio di umanità.

Ha concluso il professor Matteucci esortando i giovani ad  assumere un atteggiamento di costante apertura alla conoscenza dell’altro come uguale, rifiutando anche nella nostra città chiusure e pregiudizi. Ormai il fenomeno dell’emigrazione è inarrestabile e solo con una universalità aperta e con una coraggiosa progettualità politica si può costruire un futuro davvero umano.

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