PISTOIA – Un altro autentico “gioiellino” di architettura romanica nel centro di Pistoia, lasciato oggi un po’ in “disparte” e meritevole di interventi di valorizzazione.
Tra piazza dello Spirito Santo e piazza della Sapienza, lungo via de’ Rossi, sorge l’ex chiesa, oggi sconsacrata, di San Michele in Cioncio: il suo impianto romanico, seppur modificato nel corso dei secoli, è ancora molto ben conservato e leggibile nella parte absidale, posta all’imbocco di via dei Bracciolini, e nel fianco settentrionale lungo via della Dogana.

Una piccola pieve, “seminascosta” all’ombra dei palazzi di via de’ Rossi e della vicina chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, ma capace, con la sua storia secolare, di testimoniare ancora una volta la vivacità artistica e architettonica nel campo dell’edilizia religiosa registrata da Pistoia tra XII e XIII secolo.
La storia di San Michele in Cioncio prende le mosse dal suo stesso nome: l’intitolazione all’arcangelo Michele, guida delle milizie celesti e patrono dei difensori della fede cristiana, si ricollega a un culto molto radicato già in età longobarda, quando era oggetto di particolare venerazione con molte chiese e monasteri a lui dedicati; la denominazione “in cioncio” non indicherebbe un toponimo, ma, come alcuni studiosi hanno ipotizzato, si potrebbe riferire ai lavoratori dell’Arte della Lana, i cosiddetti “cionci” o “ciompi”, presenti anche a Pistoia nel corso del Medioevo.

La pieve, forse di origine antecedente al Mille come altre fondazioni risalenti all’età longobarda, venne comunque completamente ricostruita in stile romanico agli inizi del Duecento proprio per iniziativa e grazie ai finanziamenti della Corporazione dell’Arte della Lana.
Siamo in un periodo di grande fervore architettonico, con la presenza in città di numerose fabbriche e altri cantieri romanici che non riguardano solo le chiese “maggiori”, ma anche le pievi minori come San Michele in Cioncio, San Biagino, San Salvatore, Santa Maria Nuova. Tante chiese coeve che nel corso dei secoli successivi ebbero alterne fortune, andando incontro, nell’età moderna, a mutamenti e soppressioni, in particolare verso la fine del Settecento in concomitanza con l’opera riformatrice e di riorganizzazione della Chiesa pistoiese portata avanti dal vescovo Scipione de’ Ricci.

Da sempre piuttosto esigua, la parrocchia urbana di San Michele in Cioncio fu la prima ad essere soppressa e a perdere la propria funzione di cura d’anime: già nel 1722 il vescovo Colombino Bassi tolse alla chiesa la dignità parrocchiale, probabilmente perchè la vicina chiesa di Sant’Ignazio, risalente all’età barocca e all’epoca amministrata dai Gesuiti, aveva negli anni “eroso” spazi e prerogative alla vecchia pieve medievale. I pochi parrocchiani rimasti vennero uniti a quelli di Santa Maria del Giglio (a sua volta soppressa dal Ricci nel 1777), mentre la chiesa continuò a essere utilizzata da compagnie e congregazioni religiose come Cappuccini e Crocifissini; dopo la soppressione anche di queste organizzazioni, nel 1796 il vescovo Francesco Falchi Picchinesi assegnò la chiesa, come oratorio, alla Compagnia di San Giuseppe, detta anche “dei Manichini”, che vi conservava uno stendardo con la figura del santo mentre teneva in braccio Gesù bambino.
In seguito l’oratorio venne sconsacrato e in anni più recenti l’edificio è stato utilizzato come spazio per attività parrocchiali, eventi e incontri culturali, concerti e presentazioni di libri.
Dopo gli importanti restauri eseguiti tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, la pieve di San Michele in Cioncio ha recuperato il semplice impianto romanico: la facciata con portale sormontato da una lunetta decorata con marmi bicromati e una bifora centrale, il lato settentrionale con portale laterale e due monofore, l’elegante area absidale, il campanile a vela.

L’interno, poi, mostra tutta la sua nuda semplicità nelle pareti spoglie e nel soffitto a capriate lignee, capaci però di esaltare l’impianto architettonico complessivo dell’edificio, e in particolare l’area del presibiterio con la bella abside semicircolare. A destra del presbiterio è posta la scultura raffigurante l’angelo in atto di uccidere il drago, risalente alla metà del XIII secolo e attribuita alla bottega di Guido Bigarelli da Como, in origine posizionata sul portale di ingresso. Lungo le pareti della navata si trovano stalli con le panche e inginocchiatoi lignei risalenti al Settecento, mentre il pavimento è stato rifatto durante i lavori di restauro del secolo scorso.

Nel complesso la chiesa risulta in buone condizioni di conservazione, anche se sono visibili alcune tracce di poca attenzione e scarsa valorizzazione di questo monumento romanico del centro storico, che rischia di rimanere un po’ abbandonato a se stesso: l’ingresso, protetto da una ringhiera in ferro, è quasi sempre coperto da auto in sosta e adibito a parcheggio per veicoli; il selciato in pietra davanti alla facciata è sconnesso e infestato da erbacce; sorte simile è toccata alla zona absidale esterna, dove compaiono anche graffiti; il pannello informativo sulla storia e l’architettura della chiesa, un tempo presente, è stato rimosso e non più sostituito; in compenso, la vista della chiesa da via de’ Rossi è “disturbata” da un cestino dell’immondizia e da un cartello stradale, messi in una posizione alquanto “infelice”.

Sono piccoli accorgimenti che potrebbero restituire a San Michele in Cioncio la dignità che merita, oltre a ripensare a iniziative ed eventi di carattere ricreativo, sociale e culturale che si potrebbero tenere nel suo spazio interno. Una sorte simile a quella della vicina chiesa di San Biagino, che ospita interessanti mostre d’arte, ma che avrebbe urgente necessità di maggiori cure e attenzioni. Visti gli ottimi risultati conseguiti nell’ultimo anno con il restauro e la “restituzione” alla città di due bellissime pievi romaniche come San Salvatore e San Jacopo in Castellare, tornate “alla vita” dopo anni di abbandono, è possibile pensare che anche San Michele in Cioncio possa beneficiare di un processo di valorizzazione per rendere veramente Pistoia la “città del romanico”.










