mercoledì, Settembre 9, 2026

Bartali vs Bobet: arriva a teatro la sfida tra due grandi campioni

PRATO – L’italiano e il francese, il vecchio leone e il giovane rampante: due grandi campioni del ciclismo di un tempo che fu, rimasti però nel cuore dei tifosi, protagonisti di epici duelli sulle strade di Francia, sempre nel segno della sportività e del rispetto reciproci.

Gli attori Francesco Dendi e Aymric Faure portano in scena a teatro – di pochi giorni fa l’appuntamento allo Spazio teatrale All’Incontro di Prato – lo spettacolo “Bartali vs Bobet”, che già nel titolo rievoca le sfide tra due grandi campioni del ciclismo a cavallo tra anni Quaranta e Cinquanta, il fiorentino Gino Bartali e il bretone Louison Bobet.

Alcune scene dello spettacolo “Bartali vs Bobet”

Due figure iconiche dello sport nel secondo dopoguerra, due personalità forti e ben marcate, due idoli capaci, seppur in modi diversi, di trascinare le folle degli appassionati di ciclismo, due uomini in grado di impersonare nei loro atteggiamenti e nella loro vita lo “spirito” delle rispettive nazioni. Perchè Bartali contro Bobet è soprattutto Italia contro Francia, l’eterno “derby” tra cugini che si detestano ma in fondo si rispettano: e in un’epoca in cui il ciclismo non è ancora nelle mani dei grandi sponsor ma è organizzato in squadre “nazionali”, ecco che la partecipazione degli atleti italiani al Tour suona come un “guanto di sfida” lanciato ai transalpini e alla loro amatissima e “sacra” Grande Boucle.

In particolare, lo spettacolo prende in esame tre edizioni del Tour, quelle del 1948, 1950 e 1953, alle quali presero parte sia Bartali che Bobet, seppur con ruoli ed esiti differenti: sono gli anni dell’ascesa del giovane francese e del tramonto di carriera dello scalatore toscano.

Nel 1948 l’ancora acerbo Bobet vestì la sua prima maglia gialla, per poi subire l’incredibile rimonta di Bartali, che, staccato di 21 minuti dal rivale, con l’epica tappa dell’Izoard riprese il francese e nelle frazioni successive lo staccò (Bobet finirà quarto quel Tour) andando a vincere il suo secondo Tour. L’epica cavalcata di Bartali, dato sul punto di ritirarsi dalla corsa, avvenne nel giorno successivo all’attentato contro Palmiro Togliatti, segretario del PCI, in un clima di forte tensione politica e sociale in Italia che la grande vittoria del toscano contribuì certo ad allentare.

Nel 1950 la squadra italiana, capitanata da Bartali e Magni, stava dominando la competizione, quando decise di ritirarsi a seguito dei “fattacci” lungo la salita dell’Aspin, sui Pirenei: qui alcuni tifosi francesi aggredirono e fecero cadere Bartali, per fortuna senza conseguenze (il toscano si rimise in sella e andò a vincere la tappa), ma il clima pesante che si respirava sulle strade di Francia portarono alla clamorosa decisione, creando un piccolo “caso diplomatico” fra i due Paesi. Una rivalità tanto accesa quanto presto evaporata, mentre Bobet concludeva quel Tour sul gradino più basso del podio, vincendo l’ambita classifica degli scalatori.

Nel 1953 avvenne l’ideale “passaggio di testimone” tra il vecchio campione toscano, ormai giunto alle soglie dei quarant’anni e al suo ultimo Tour, e il corridore transalpino, adesso nel pieno della maturità agonistica e alla sua prima affermazione nella Grande Boucle. Sarà il trionfo di Bobet, capace di vincere tre edizioni consecutive della corsa, mentre Bartali concluderà al tredicesimo posto, senza particolari acuti.

Lo spettacolo racconta le vicende di Bartali e Bobet attraverso le voci di due narratori particolari: un meccanico di biciclette toscano e un panettiere francese, entrambi ciclisti per necessità – il primo ripara le bici, il secondo le usa per le consegne del pane a domicilio – ma anche per passione, inevitabilmente tifosi l’uno di Bartali e l’altro di Bobet. E ognuno dei due, dopo l’incontro fortuito in ciclofficina e il superamento delle iniziali diffidenze, inizia a raccontare all’altro vicende e aneddoti del proprio idolo, dando vita a una narrazione a due voci che assume i contorni di un immaginario dialogo tra i due campioni, come se essi stessero davvero rievocando, da vecchi amici, le loro imprese ciclistiche di un tempo.

Ne scaturisce una “sfida” tanto appassionante quanto originale, dal momento che la narrazione non si limita alla cronaca sportiva, ma si allarga a vicende, situazioni e aneddoti di carattere personale, poco noti al grande pubblico, oltre a richiami a fatti storici e politici dell’epoca. Su tutto spicca non solo la statura sportiva dei due atleti, ma anche il loro spessore umano: due autentici campioni, rivali sulla strada ma mossi da un grande rispetto reciproco, consapevoli di aver segnato un’epoca con le loro imprese sportive e di aver appassionato milioni di tifosi, sfrecciando attraverso la storia italiana e francese.

Lo spettacolo, per la sceneggiatura e la regia di Lisa Capaccioli, è una co-produzione italo-francese tra Factory TAC e TMP Productions, ed è recitato prevalentemente in lingua francese con soprattitoli in italiano.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI