PISTOIA – Una “rivoluzione copernicana” nel rapporto tra uomo e natura, promuovendo un’etica dello sviluppo umano e sociale e rimettendo al centro i beni comuni.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e attuale presidente della CEI, in dialogo con l’antropologo Marco Aime, è stato ospite in un gremito Teatro Manzoni per la seconda giornata dei Dialoghi di Pistoia.
La riflessione parte dalla nuova visione dell’ambiente e la nuova percezione del pianeta messe in luce da papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sii” del 2015, già ieri più volte evocata da Carlo Petrini nella sua lezione di apertura del festival. Un documento dove la sensibilità verso gli elementi del creato che costituiscono l’ambiente in cui viviamo è posta in relazione con una nuova antropologia, che ponga l’uomo non in una posizione di superiorità e di sfruttamento, ma come parte integrante di una rete di relazioni.

“Fondamentale in questo senso è adottare un cambio di prospettiva per quanto riguarda il desiderio dei diritti – sottolinea Zuppi – infatti l’uomo non può pretendere di avere solo diritti nei riguardi del mondo e dell’ambiente, che non possono più essere oggetto di uno sfruttamento indiscriminato. Per non parlare poi delle diseguaglianze economiche e sociali causate da una visione del mondo che esclude ogni forma di condivisione nell’utilizzo delle risorse naturali.
Papa Francesco ci ricorda che il pianeta è la nostra casa comune: è una prospettiva antropologica che abbiamo presto dimenticato, salvo ricordarcene solo in occasione di disastri naturali o degli effetti dei cambiamenti climatici. Siamo tutti abitatori della stessa stanza, o viaggiatori nella stessa astronave, e non possiamo più continuare a vedere il mondo unicamente secondo una logica di proprietà e di profitto”.
Secondo Zuppi è necessario rimettere al centro dell’attenzione i beni comuni, che devono essere oggetto di condivisione e ritornare sotto una gestione pubblica: “purtroppo siamo stati così ossessionati dalla ricerca delle felicità individuali che abbiamo perso di vista la felicità, il benessere e lo sviluppo dell’intera comunità umana. Perché noi uomini non siamo isole, ma siamo parte di una rete, di un sistema, e un adeguato equilibrio tra pubblico e privato può assicurare un benessere più equo e diffuso rispetto a una visione dove l’io è messo al centro di tutto”.

Per Zuppi la pandemia degli scorsi anni è stata una severa lezione in questo senso, perché ha messo a nudo le nostre fragilità relazionali e sociali, ha posto in crisi un certo sistema economico e ci ha costretti a riflettere sull’importanza decisiva dei rapporti umani.
“Prima di ricadere nelle nostre divisioni, per un breve periodo la pandemia ci ha spinti a fare fronte comune contro una minaccia di carattere globale – ha sottolineato – ci siamo tutti sentiti parte di un’umanità in pericolo e improvvisamente divenuta fragile e vulnerabile. Nelle difficoltà e nelle emergenze, come è accaduto anche negli ultimi giorni in Romagna, l’uomo sa sempre tirare fuori il meglio di sé, dando prove straordinarie di solidarietà e spirito di servizio: bisogna mettere le stesse energie nella difesa dell’ambiente e nel portare avanti un’idea di sviluppo sostenibile che non lasci indietro nessuno”.
Nell’enciclica papale è presente anche il tema di un’etica dello sviluppo: “non si può infatti pensare a uno sviluppo economico e umano che non sia guidato da principi etici, altrimenti il rischio è quello di andare incontro a una crescita caratterizzata da diseguaglianze, ingiustizie, sopraffazioni. L’uomo non può andare avanti nel suo sviluppo senza porsi delle regole; è un tema che non riguarda la fede religiosa e accomuna laici e credenti”.

In chiusura, alcune riflessioni che si ricollegano a due importanti anniversari. La prima sulla figura di don Lorenzo Milani, di cui ricorre il centenario dalla nascita, che con il suo “I care” ha aperto la strada a un nuovo approccio antropologico contro l’indifferenza; la seconda sui sessant’anni dall’enciclica “Pacem in terris” di papa Giovanni XXIII che nel 1963 parlava di pace e disarmo nucleare, temi attualissimi che fanno pensare a come l’uomo ancora oggi abbia difficoltà a risolvere i conflitti con il dialogo e senza il ricorso alle armi.
“La fratellanza cristiana di cui parla papa Francesco può essere declinata anche in chiave laica – conclude Zuppi – siamo tutti umani, e nessuno si salva da solo”.









