mercoledì, Settembre 9, 2026

Elisabetta Moro ai Dialoghi: l’ibrido fantastico dall’antichità all’oggi

PISTOIA – L’ibrido umano-animale, inteso come figura appartenente al genere e alla formula narrativa del fantastico, si rifà ad un immaginario che è ben strutturato, da sempre, nel nostro intelletto. Così come lo sono tanti personaggi, spesso antagonisti, della tradizione letteraria e folkloristica, l’essere a metà tra le due specie resta tuttavia appartenente ad un mondo a sé, dietro alla soglia, appunto, che separa la realtà per come la conosciamo dall’ignoto che potrebbe spaventarci. Eppure, dietro quel multiforme aspetto, si celano sempre idee, pensieri, paure arcaiche derivanti dal rapporto tra l’essere umano e il divino, quindi tra la mortalità dell’uomo e l’immortalità della natura.

Elisabetta Moro (foto Francesco Belliti)

Nella cornice dei Dialoghi di Pistoia, l’incontro con l’antropologa Elisabetta Moro ha rappresentato un’occasione imperdibile per un excursus immaginifico e narrativo che riaccendesse la luce su archetipi profondamente radicati nella nostra cultura e provasse a spiegarne la ragione. La scelta, come soggetto principale della trattazione, è ricaduta naturalmente sulla sirena, figura che Moro aveva già approfondito in un saggio del 2019 e che proprio in questi giorni sta dominando al botteghino dei cinema italiani con la nuova versione del classico Disney.

Ci sarebbe dunque poco da dire o da scoprire, se non fosse che in diversi probabilmente non sanno che le sirene, nell’antichità, erano inizialmente rappresentate come “donne uccello”, a volte con strumenti musicali tra le mani e spesso in sculture funerarie a rappresentare il dolore del lutto, come viene mostrato durante l’incontro attraverso le diapositive. Rimaneva il canto che conduceva gli uomini alla follia, quello che solo Ulisse nel poema omerico riusciva a sconfiggere. Un passaggio, quello dell’Odissea, che Moro, riprendendo le considerazioni dei filosofi Horkheimer e Adorno, definisce come “il trionfo del progresso umano sul mito”.  

Passando poi da Ovidio a Tomasi di Lampedusa, si arriva infine alle “donne-pesce” originarie della Siria e alla celeberrima fiaba di Andersen, dove avviene il ribaltamento morale della figura. Non più mostro minaccioso, ma essere fantastico in grado di amare e per cui provare compassione. Anche sulla spinta di questo cambiamento è infine arrivato il classico Disney, di cui Moro ricorda la figura del commediografo e paroliere Howard Ashram, artista omosessuale morto di AIDS nel 1991, poco dopo aver vinto l’Oscar proprio per la canzone simbolo del film ‘Under the sea’.

Dopo una lunghissima e secolare storia iconografica, dunque, ‘La Sirenetta’ ha dunque rielaborato, nella massima espressione della contemporaneità, una figura ibrida capace di veicolare un messaggio positivo che ancora oggi cerca di farsi strada in un mondo ancora ossessionato dalla perfezione e dall’imposizione dei confini tra i mondi. La crudeltà del giudizio e della discriminazione che è stata raccontata anche in ‘The Elephant Man’ di David Lynch, altro film immortale che ha stravolto il concetto di mostruosità.

Nelle figure poi citate dalla dottoressa Moro, troviamo altri spunti per capire la natura mai troppo scontata dell’ibridazione. I centauri, ad esempio, pur rappresentando nel mito il trionfo dell’animalità e dell’istinto, contrappongono personaggi divergenti: da una parte il violento Nesso, dall’altra il saggio Chirone. Proprio riesumando questa figura, l’artista Uffe Isolotto ha ipotizzato, nel suo ‘We walked the Earth’ alla Biennale di Venezia, un futuro dove l’ibridazione sarà nuovamente necessaria all’uomo, portando però con sé anche tragiche conseguenze.

Multiformi e variegati visioni e versioni, dunque: tutte atte a riflettere sull’incontro e sull’incrocio di cui Moro ha parlato in sede di conferenza. Il finale, tuttavia, è dedicato ancora una volta alla svolta cosiddetta pop dell’ibrido: supereroi come Spiderman e Batman, che proprio nella loro natura di uomini-animali hanno trovato la forza di superare i propri limiti e di diventare figure salvifiche per l’umanità. L’eroismo, quindi, laddove prima c’erano ‘umani troppo umani’ a combattere contro ‘mostri troppo mostri’.

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