PISTOIA – Nell’ambito di Parterre Letteratura, venerdì 30 giugno alle 17 sul prato a fronte del restaurato Panteon delle persone illustri di piazza San Francesco, Marcello Paris e Marina Zampolini presentano il libro di Andrea Bolognesi “L’imprevedibile ruota del destino”.

Si tratta di un racconto che si snoda tra storia e romanzo e che prende spunto da una ricerca su un personaggio storico pistoiese del 1800, Giuseppe Arcangeli, figura del Risorgimento, materia di studio e passatempo dell’autore. Durante la ricerca viene fuori un altro Arcangeli, Francesco, un soggetto un po’ sbandato originario della montagna pistoiese che intriga l’autore e diventa il protagonista della storia narrata con maestria e inventiva.
Siamo a Trieste a fine 1700, per la precisione è l’8 giugno del 1786. Nella sua ricerca presso l’archivio diplomatico della Biblioteca Civica Attilio Hortis, Andrea si imbatte in una cronaca giudiziaria che racconta di un processo per omicidio a carico di un cuoco pistoiese disoccupato, Francesco Arcangeli, appunto, accusato e poi condannato alla Ruota per avere ucciso il tedesco Giovanni Winckelmann (Johann Joachim) personaggio famoso all’epoca, colto, autore di varie pubblicazioni di storia dell’Arte e archeologia, Antiquario della Camera Apostolica e legato alla curia romana sotto la protezione del Cardinale Alessandro Albani.
Nel suo dispiegarsi il racconto, dove le parti che esulano dal processo sono frutto verosimile dell’immaginazione dell’autore, ci dà un quadro della Trieste del tempo e dell’influenza degli Asburgo-Lorena su quel territorio e di come funzionasse l’amministrazione della giustizia e le “tutele” per gli accusati, anche se in qualche passaggio emerge un certo garantismo del titolare dell’indagine: il Bargello Giovanni Zanardi.
Trieste a quel tempo è Porto Franco in competizione con Venezia tanto da dare lo stesso nome, Canal Grande” al corso d’acqua navigabile, costruito fra il 1754 e il 1766, che attraversa il centro della città e utile ai fiorenti traffici marittimi .
Il nostro povero Francesco Arcangeli è stato in carcere a Vienna per furto. Viene liberato ma espulso dai territori dell’Impero; torna sulla montagna pistoiese dove le precarie e povere condizioni di vita lo fanno emigrare di nuovo a Venezia, sembra che qui si sia sposato, per lavorare come cuoco ma presto viene licenziato. Parte per Trieste, all’epoca in espansione economica, dove spera di trovare un lavoro. Casualmente si trova ad alloggiare nella stessa locanda del Winckelmann e le circostanze gli fanno intravedere la possibilità di arricchirsi attraverso la donazione di alcune medaglie d’oro e argento di cui il coprotagonista gli parla e che l’Arcangeli, ingenuamente, interpreta come promessa di averle per i servigi prestati.
Sarà proprio questo equivoco che farà precipitare la situazione con l’epilogo delittuoso del quale Francesco tenta di discolparsi invocando la legittima difesa, senza successo.
Nell’intrigo romanzesco appare anche un gesuita, Padre Antonio Bosizio, che l’Arcangeli aveva conosciuto in carcere a Vienna dove il religioso era cappellano. Al tempo i gesuiti erano messi in disparte stante la laicizzazione della società e la loro influenza nella vita pubblica venuta meno. Si dà il caso che il Cardinale Albani fosse in qualche modo legato alla confraternita e per associazione il Winckelmann poteva a sua volta avere dei legami.
Da dire che l’Arcangeli aveva mantenuto un rapporto con il gesuita e sapendo che era stato trasferito in quella città lo cerca per essere aiutato. Questo incontro fa ipotizzare che l’Arcangeli potesse essere invischiato in una possibile congiura per eliminare la vittima e dunque un omicidio premeditato. Ma questa è un’ipotesi appena accennata e lasciata cadere anche per la personalità della vittima. Inoltre gli inquirenti non volevano creare troppa attenzione intorno a questo caso in una Trieste attraversata da molti traffici, anche illeciti, e con un’elevata prostituzione.
I due soggiornano nella locanda più di quanto previsto per la difficoltà a trovare un’imbarcazione che portasse il Winckelmann a Roma e l’Arcangeli di nuovo a Venezia. È durante quei giorni di forzata permanenza in città che si dipana la vicenda umana che agli occhi di chi li vede sempre insieme dà l’impressioni che i due siano inseparabili amici, un rapporto che l’autore ricostruisce sia attraverso le carte degli interrogatori sai con l’immaginario dello scrittore. La supposta amicizia e la conosciuta religiosità dell’Arcangeli rendono increduli i testimoni della locanda chiamati a testimoniare durante le indagini di polizia.
Il finale, come si è capito, è tragico ma la storia è molto interessante per se stessa e per l’epoca rappresentata.
La presentazione è arricchita da interventi musicali Matteo Bartoletti e Andrea Mazzei della Filarmonica Borgognoni e dalle letture della Compagnia Teatrale “I Narranti”.










