PISTOIA – Domenica 9 luglio la grande serata di rock e blues al Pistoia Blues Festival, con i concerti di Ana Popovic, Wolfmother e Dirty Honey, sarà introdotta e preceduta dall’esibizione del bluesman partenopeo Gennaro Porcelli, che presenterà il suo recente album “Me, You and the Blues”.
Dal 2005 chitarrista della band di Edoardo Bennato e leader del trio Gennaro Porcelli & The Highway 61, l’artista napoletano è considerato da pubblico e critica uno dei talenti del blues “made in Italy” con un repertorio musicale che spazia attraverso i suoi vari stili, quasi a ripercorrere proprio la Highway 61, la nota autostrada americana lungo la quale si sono sviluppati i diversi stili del blues.

Nel 2009 Gennaro Porcelli pubblica il suo primo album “Revisiting”, una rivisitazione in chiave del tutto personale di classici blues, a cui segue una tournèe negli Stati Uniti che lo porta a esibirsi sui palchi del BB King’s e del Bitter End di New York. Nel 2014 pubblica il suo secondo lavoro discografico, “Alien in Transit”, un disco che vanta le collaborazioni di artisti come Mark Epstein, Andy J. Forest, Ricky Portera, Enzo Gragnaniello, Ronnie Jones e Rudy Rotta.
Seguono altri tour oltreoceano e numerose collaborazioni con artisti italiani e internazionali: Gennaro Porcelli ha suonato, tra gli altri, per Alex Britti, Morgan, Tullio De Piscopo, Piero Pelù, Renzo Avitabile e Claudio Baglioni.
In previsione della sua ebizione sul palco del Pistoia Blues, abbiamo avuto modo di intervistare Gennaro Porcelli con domande sulla sua esperienza musicale, il suo amore per il blues e i contenuti dell’ultimo album che suonerà in parte nel suo concerto pistoiese.
Come è nata la tua passione per la musica e in particolare per il blues? Pensi che l’ambiente di Napoli, una realtà da sempre molto vivace dal punto di vista musicale, ti abbia favorito o influenzato in questo?
La mia passione per il blues è nata proprio ascoltando musicisti napoletani che avevano
un piede nella musica afroamericana e l’altro in quella partenopea: proprio da lì è partito il mio lungo viaggio.
Cosa ha significato per te essere chitarrista nel gruppo di supporto di Edoardo Bennato, uno dei più importanti e longevi esponenti del cantautorato italiano?
Suonare con Edoardo è stato sempre il mio sogno da bambino e dopo diciannove anni al suo fianco continuo a imparare cose nuove. È un vulcano di idee, un artista insaziabile, sempre attento a ciò che ci circonda, e ama la musica in maniera viscerale.
Da poche settimane è uscito il tuo ultimo lavoro “Me, You and the Blues”, un album molto personale e ricercato, in cui “esplori” il blues in tutte le sue sonorità, in una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della musica. Qual è il filo conduttore di questo ultimo album?
In “Me, You and the Blues” c’è la mia vita, i miei amori, i miei amici e la mia passione per il blues. Tra brani inediti e altri riarrangiati, l’album si muove tra ballads, Chicago style, country blues e rock blues dove con la mia band sono riuscito a tirar fuori il sound che cercavo da tempo. La band è formata da Pippo Guarnera all’hammond, Enrico Cecconi alla batteria, Renato Marcianò al basso e da Pee Wee Durante al piano. Tutti loro hanno suonato per anni nella band del grande Rudy Rotta ed è proprio a lui che va il mio pensiero. Il filo conduttore è sempre l’amore per questa musica.

Talvolta, a intervalli regolari, si sente dire che “il blues è morto”, perchè mancano i grandi nomi internazionali, perchè è finita la generazione d’oro degli anni Sessanta e Settanta, perchè i nuovi artisti faticano ad affermarsi a livello commerciale e di visibilità. Sono affermazioni superficiali e ingenerose? Secondo te oggi in Italia c’è spazio per il blues e i suoi interpreti?
È vero, il mondo è cambiato, ma fin quando il blues continuerà a emozionare anche le nuove generazioni e a trasmettere valori importanti avrà sempre posto nel cuore di tutti. Sicuramente oggi è più difficile vivere di musica, non solo in Italia, ma bisogna tenere duro e non darla vinta.
Il prossimo 9 luglio sarai a Pistoia in apertura di una serata di rock e blues internazionale in cui si esibiranno artisti come Ana Popovic, Wolfmother e Dirty Honey. Che cosa significa per te salire su un palco come quello del Blues, calcato in passato dai più grandi bluesman come Joe Cocker, BB King, John Mayall e Van Morrison?
Per me è un grande onore suonare al Pistoia Blues Festival, da ragazzino ho visto tanti miei idoli suonare sul quel palco ed è anche grazie al festival se oggi sono un musicista professionista, non nascondo la grande emozione.
Un tuo “sogno nel cassetto” in ambito artistico e professionale?
Beh, suonare al Crossroads Festival organizzato da Eric Clapton!










