di Giacomo Martini
GIBELLINA – Nel 1968 un terribile terremoto distrusse molti comuni della Valle del Belice in Sicilia, tra i più colpiti quello di Gibellina, letteralmente raso al suolo, al punto tale che fu deciso di ricostruire il paese in un luogo diverso, più a valle: così nacque Gibellina Nuova, 3800 abitanti in Provincia di Trapani.
Ciò che caratterizzò la sua ricostruzione e che l’ha resa unica al mondo fu l’opera e l’impegno di un uomo, un intellettuale, Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina e poi Senatore della Repubblica, che chiamò a raccolta e a un impegno concreto il mondo della cultura nazionale e internazionale, a cominciare dagli artisti siciliani, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Bruno Caruso e molti altri.

Nacque una catena di solidarietà che porto a Gibellina e nella sua ricostruzione un mondo di artisti, architetti, ingegneri e professionisti di altissimo livello che riuscirono a fare di Gibellina, quella che possiamo visitare oggi, un Museo di Arte Contemporanea unico al mondo, articolato in sue “sezioni”: quella di realizzazioni e sculture open air, e l’altra raccolta e organizzata nel Museo di Arte Contemporanea, che da pochi giorni ha una nuova sede moderna e funzionale.
La città di Gibellina e il Museo d’Arte Contemporanea, intitolato a Ludovico Corrao, sono una delle più vivide e originali esperienze culturali della seconda metà del Novecento in Europa, due realtà che per il loro interessante intreccio con la storia dell’arte, gli uomini e la terra siciliana rappresentano un inedito laboratorio antropologico della cultura contemporanea.

Gibellina inoltre si propone come una città ideale che con il suo museo e le sue opere d’arte distribuite nel tessuto urbano, si propone come modello di rinascita umana e culturale dove si sperimentano contaminazioni e linguaggi creativi diversi. Ricordiamo tra le opere “open air“ distribuite nelle vie e nelle piazze del paese, autori come Pietro Consagra, Fausto Melotti, Salvatore Messina, Francesco Venezia, Ettore Colla, Ludovico Quaroni, Costas Varotsos, Franco Purini e Laura Thermes.
Nel Museo d’arte Contemporanea, un’intera sala è dedicata a Mario Schifano, un’altra alla collezione di Nino Soldano, poi una sala per il Novecento tra Realismo ed Astrattismo, ancora una dalla Transavanguardia ai nuovi scenari dell’Arte Contemporanea, per trasferirsi nella stanza dedicata alla Scuola di Piazza del Popolo alle poetiche dell’astrattismo e dell’informale, per chiudere un un interessante spazio dedicato alla Collezione Fotografica.
Recentemente è stata acquisita un’opera di Claudio Parmeggiani. Non finisce qui, sempre a Gibellina è possibile ammirare la “Mostra Trame Mediterranee, Tessuti, Ceramiche e Gioielli“ della Fondazione Orestiadi di Gibellina che propone oggetti della cultura materiale dove si evince la comune matrice culturale tra i popoli del Mediterraneo.

Per chiudere non possiamo non ricordare quello che è considerato il capolavoro assoluto di questa storia, il Cretto di Alberto Burri, opera di arte ambientale, sito tra le rovine della vecchia Gibellina.
Le vecchie rovine di Gibellina sono state inglobate in grandi sarcofaghi di cemento, lasciando inalterati gli spazi vuoti delle strade. Un grande sudario bianco di cemento, ricopre i resti di una citta. Per non dimenticare una tragedia. E per completare il racconto di questa parte della Sicilia, a pochi chilometri il parco archeologico di Selinunte ed il tempio di Segesta con relativo teatro.









