mercoledì, Settembre 9, 2026

Steve Hackett, sinfonia d’estate al Pistoia Blues

di Francesco Belliti

PISTOIA – Le note di uno dei gruppi più leggendari della storia della musica invadono Piazza del Duomo e la trasportano in un’atmosfera magica raramente rintracciabile oggigiorno. Questo perché gli anni passano e il modo di fare musica cambia inevitabilmente, nel bene e nel male, ma l’esperienza di un concerto come quello andato in scena ieri sera sembra sempre essere un’ultima possibilità.

Steve Hackett al Pistoia Blues (foto Paolo Giuliani)

Ed ecco che sul palco pistoiese arriva Steve Hackett, non certo nuovo alla città ma sempre amatissimo ospite. Saluta subito dopo il primo pezzo e lo fa ripetendo ogni cosa in un italiano davvero ottimo, creando immediatamente un legame con la sua voce calda e cavernosa. Inizia, come d’abitudine, dal suo repertorio da solista: sì perché ancora non è stato specificato, ma questo signore è stato il chitarrista dei Genesis, le cui canzoni devono tuttavia aspettare la seconda parte dello show.

Il sound di Hackett e della sua band, ascoltare dal vivo equivale ad assoluta conferma, è pensato appositamente per ricreare proprio i suoni e le atmosfere del gruppo inglese che l’uomo sul palco rese iconico insieme ad artisti del calibro di Gabriel, Collins, Rutherford e Banks. Questo si sente già a partire dal brano solista ‘The Devil’s Cathedral’, dove gli echi del prog rock anni ’70 emergono dai pesanti ritmi sacri da organo.

Dicevamo, prima, della voce. Proprio in quel momento entra in scena Nad Sylvan: con il suo vestito lungo, i suoi capelli biondi e il suo passo quasi impercettibile, il cantante si prende il palco con una presenza che sembra eterea, onirica. L’illusione di ascoltare proprio il Peter Gabriel dei primi album “genesiani” aiuta a mantenere intatto l’incanto già perfettamente orchestrato da Hackett e i suoi musicisti, tra cui svetta il tastierista Roger King.

La magia che però il pubblico aspetta con trepidazione è però la riproposizione integrale dell’album ‘Foxtrot’, uno degli assoluti capisaldi dei Genesis. Da ‘Watcher of the Skies’ alla sempiterna ‘Supper’s Ready’, lo show diviene più incalzante, ma in un modo comunque posato. Trascinante, ma non chiassoso. C’è solo un pubblico pronto a farsi rapire dalla fantasia e dalla sensazione di estraniamento espresse in musica.

E proprio quando il pubblico comincia a rumoreggiare di più, a ringraziare Hackett, ecco che lui e la sua band regalano una coda spettacolare che comincia con un altro brano immortale dei Genesis, ‘Firth of Fifth’, stavolta da ‘Selling England by the Pound’. Un vero e proprio crescendo a cui si uniscono anche le persone cui è stato dato il via libera per entrare in piazza e che suggella una serata di grande musica. Una sinfonia d’estate apparentemente lunga, ma in realtà breve come un sogno.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI