PISTOIA – La passione per il disegno, l’indagine sui colori, il legame con il mondo delle fiabe, il fascino dei tarocchi e dei loro arcani.
C’è questo e molto altro nei disegni dell’illustratrice pistoiese Saida Tarducci, che abbiamo incontrato al suo stand in occasione dell’evento “Montuland” al parco di Monteoliveto, in una giornata dedicata all’artigianato artistico e all’arte del disegno e dell’illustrazione. Insieme all’amica e collega Alessandra Talini, Saida è stata inoltre presente al recente mercatino allestito in via Cavour durante le giornate del Pistoia Blues Festival: un’ulteriore occasione per conoscerla meglio e compiere un interessante “viaggio” nella sua arte.

“Ho avuto l’esperienza e l’occasione di nascere in una famiglia di artisti, anche se tutti autodidatti – racconta Saida – questo mi ha dato molta fiducia nell’esprimermi attraverso il disegno, una passione che mi accompagna da quando ero bambina e frequentavo le scuole elementari.
Il disegno è stato sempre per me il modo più naturale e istintivo per comunicare, uno strumento per esternare sensazioni e sentimenti, ma anche per leggere la realtà e il mondo con occhi diversi”.
Dopo aver studiato al liceo artistico di Pistoia, Saida ha proseguito il suo percorso di formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si è laureata in grafica d’arte e illustrazione: oggi ha fatto della sua passione iniziale una vera e propria professione, trasformando una stanza della propria abitazione in uno studio-laboratorio dove la sua arte prende vita.

“I miei disegni sono sicuramente all’arte dei grandi illustratori – spiega – però nella scelta delle scene e dei soggetti da raffigurare ho cercato spesso di attingere dal folklore sia italiano che europeo.
Le mie illustrazioni parlano di figure umane, di quotidianità e soprattutto di natura: il mondo naturale con la sua fauna e la sua flora rappresenta un po’ il filo conduttore dei miei disegni, nella natura ho sempre trovato soggetti capaci di stimolare il mio interesse e di scatenare la mia fantasia.
È un mondo tutto da esplorare e da interpretare, e lo faccio attraverso disegni che ora richiamano ad atmosfere fiabesche e a dimensioni oniriche, ora alla grafica artistica e allo stile delle vecchie insegne pubblicitarie, che mi hanno sempre affascinato”.

Le illustrazioni di Saida ci “parlano” tramite archetipi e con le loro figure umane e fantastiche, gli animali, i personaggi reali e inventati, le immagini di “altri mondi” tratti da un vasto patrimonio culturale e letterario di favole, leggende, miti, tradizioni.
E rivelano un’attenzione particolare all’uso delle sfumature del colore, elemento fondamentale perché l’osservatore possa “decodificare” le forme e le immagini, con queste ultime che proprio attraverso il colore sono rivelatrici di emozioni e sentimenti.
Per realizzare le sue opere Saida ricorre alle tecniche tradizionali di disegno, solo da pochi anni fa uso anche di un supporto digitale per esigenze grafiche e per ottimizzare e velocizzare il lavoro.

La sua è un’arte “per tutti”, che non guarda alle differenze anagrafiche e si rivolge a vecchie e nuove generazioni: “mi piace molto lo stile fantastico e fiabesco tipico della letteratura per l’infanzia e delle favole per bambini, però ho sempre cercato di far capire alle persone adulte che questo linguaggio, se letto con attenzione, può nascondere un messaggio molto più profondo.
Ci sono tanti esempi di fiabe e racconti per bambini che in realtà si rivolgono e vogliono far riflettere gli adulti: basti pensare a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery, un romanzo breve che sembra dedicato ai bambini ma che rappresenta un’introspezione dell’adulto”.
E poi c’è la passione per le carte dei tarocchi, un fascino che unisce l’aspetto artistico a quello culturale e folkloristico.
“Tutto nasce dalla mia passione per i giochi della tradizione italiana – racconta l’artista – a partire da grandi classici come il gioco dell’oca, che è stato oggetto della mia prima tesi. Da qui è venuta l’idea di rivisitare in chiave artistica e di illustrare anche il gioco dei tarocchi, un gioco nato nel Quattrocento presso le corti signorili italiane ma in realtà di origine antichissima, le cui prime tracce risalgono addirittura all’età egizia.
È un gioco che mi ha subito affascinato e ho così deciso di illustrare le carte che compongono il mazzo da gioco, esplorando allo stesso tempo la storia e la simbologia legate ad ogni arcano.

Attraverso i tarocchi l’arte del disegno dialoga con la tradizione, permettendomi di rileggere le figure protagoniste di ciascuna carta in maniera creativa: nella mia tesi del quinto anno sui tarocchi ho creato il mio mazzo di tarocchi creativi che danno vita a una vera e propria narrazione, attraverso un meccanismo che è anche allenamento e gioco. Quello dei tarocchi è un mondo affascinante e completo in cui mi sono gettata a capofitto”.
Un progetto da realizzare o un sogno nel cassetto? “Mi piacerebbe avere un buon bacino d’utenza per quanto riguarda la pubblicazione dei miei tarocchi, perché ad oggi ho trovato difficoltà nell’ambito editoriale. Un progetto che in futuro vorrei riuscire a realizzare è proprio quello di una pubblicazione in serie del mio mazzo di tarocchi creativi.
E poi il mio desiderio professionale è quello di continuare a lavorare a Pistoia, la città in cui sono nata e a cui mi sento legata, cercando di partecipare a eventi e iniziative che permettano di far conoscere e apprezzare al pubblico la mia attività e la mia arte”.










