giovedì, Settembre 10, 2026

San Cassiano di Controne, una pieve tra arte e misteri

BAGNI DI LUCCA – Una pieve romanica in ottimo stato di conservazione, esempio di architettura religiosa medievale e allo stesso tempo custode di misteri e leggende legati alle sue “strane” decorazioni scultoree.

Siamo a Controne, paese “sparso” in più frazioni a pochi chilometri da Bagni di Lucca, adagiato su un altopiano a cinquecento metri di altitudine sul fianco destro della valle della Lima. Quasi al centro delle otto “villette” che costituiscono il borgo sorge la pieve di San Cassiano, in suggestiva posizione panoramica su una “terrazza naturale” dalla quale lo sguardo spazia lungo tutto il corso della bassa valle del torrente Lima: un luogo popolato fin dall’età altomedievale, e per secoli punto di passaggio lungo l’antica via di transito che da Lucca risaliva la vallata per poi giungere ai valichi dell’Appennino e mettere in comunicazione la Toscana con l’Emilia.

Una veduta d’insieme della pieve di San Cassiano di Controne presso Bagni di Lucca (fotografie Fondo Ambiente Italiano)

Non a caso la pieve è tra le chiese più antiche dell’intero territorio lucchese, documentata fin dal 772 in tarda epoca longobarda, sotto il regno di Desiderio: tuttavia della primitiva costruzione oggi non restano quasi più tracce e l’intero edificio venne completamente ricostruito tra XI e XII secolo nelle forme eleganti e ben riconoscibili del romanico lucchese. La chiesa, a schema basilicale e a tre navate, è separata dal massiccio campanile in pietra databile alla metà del XI secolo, e presenta una facciata in marmo bianco la cui realizzazione, secondo gli studiosi, si è concretizzata in più fasi successive.

Proprio sulla facciata si concentra l’attenzione del visitatore, a causa della sua ricchezza di decorazioni scultoree che richiamano a simboli, animali, figure vegetali e antropomorfe legate all’arte romanica e all’immaginario medievale. Pur nella sostanziale semplicità delle sue forme la pieve di San Cassiano, se osservata con attenzione, ci svela un mondo fatto di numeri sacri, simbologie religiose, figure che si riconnettono alla tradizione biblica e cristiana e animali tratti dai “bestiari” medievali, ciascuno chiamato ad assolvere una precisa funzione.

Particolare della decorazione dello stipite destro del portale di accesso

Il portale centrale presenta sugli stipiti due buoi, animali simbolo di umiltà, pazienza, laboriosità e mansuetudine; l’architrave è interamente decorata con il “nodo di Salomone”, un elemento ricorrente nell’arte sacra medievale e rinascimentale, simbolo di infinito e di eternità; ai due lati, due figure umane alquanto stilizzate, una con le braccia alzate, l’altra con le braccia abbassate, a indicare forse il percorso di elevazione spirituale e di purificazione morale che attende il fedele nel passaggio dalla Terra, simbolo dei piaceri mondani, al Cielo, simbolo della salvezza e della beatitudine divina.

L’architrave è sormontato da una lunetta con ghiere decorate con serpentine e motivi floreali, tra i quali si riconoscono, pur nell’estrema semplicità delle forme, alcune foglie d’acanto: un elemento vegetale presente già nelle decorazioni dell’architettura greca e romana, poi ripreso dall’arte paleocristiana e connesso al tema della Resurrezione.

Al centro della lunetta, tre strane figure antropomorfe che la tradizione ha definito “oranti” per la loro somiglianza con uomini in preghiera dalle braccia levate in cielo in atto di invocazione. Si tratta dell’immagine scolpita nella pieve di San Cassiano che più di tutte ha stuzzicato le fantasie degli osservatori e i dibattiti tra gli studiosi, con numerose ipotesi interpretative che ancora oggi non hanno portato a una “soluzione” univoca.

Le tre figure, avvolte dal mistero, sono state “lette” ora come contadini, retaggi di un culto pagano connesso alla Grande Madre; ora come sacerdoti in preghiera nell’atto di recitare il Padre Nostro, stabilendo così una connessione diretta tra Cielo e Terra; ora come una raffigurazione dell’episodio biblico della battaglia di Refidim tra Israeliti e Amaleciti, quando le braccia alzate di Mosè vennero sostenute da Aronne e Hur per consentire al popolo d’Israele di avere la meglio sui nemici.

L’architrave del portale centrale con la raffigurazione del “nodo di Salomone” e la lunetta sovrastante con le tre figure di “oranti”

Nella decorazione esterna della lunetta, una schiera di nove animali (forse leoni?) che nella numerologia sacra cristiana si ricollegano alla Trinità divina e quindi alla perfezione del creato; negli archetti della facciata, una vera e propria “esplosione” di decorazioni scultoree, tra girali d’acanto, tralci di vite (richiami evangelici e simboli dello stretto legame tra Cristo e i credenti), nodi di Salomone e figure di animali “guardiani” dell’edificio sacro, come leoni, tori e grifoni, chiamati a proteggere e difendere la chiesa dalle forze del male.

Anche nell’austero interno della pieve non mancano alcuni interessanti simboli, presenti soprattutto sulla pavimentazione della navata centrale, che risultano particolarmente significativi e ricorrenti nell’arte romanica. C’è una scacchiera a quadrati bianchi e neri a 80 caselle, simbolo del continuo e incessante conflitto tra le forze celesti e demoniache, tra Dio e Satana, tra Bene e Male, secondo una concezione ripresa dalla cultura indiana e orientale; i due numeri dieci e otto, invece, potrebbero alludere al rispetto dei comandamenti biblici e alle beatitudini annunciate da Cristo nel discorso della Montagna.

Accanto un fiore a sei petali con dodici stelle nel registro: un simbolo di perfezione, con un diretto richiamo all’armonia del cosmo, che fu creato da Dio in sei giorni, mentre il numero dodici, all’interno di una numerologia cristiana alquanto diffusa, si riferisce sia alle tribù bibliche di Israele, sia agli apostoli di Gesù.

Veduta dall’alto della facciata romanica della pieve di san Cassiano

Più avanti, superata la metà della navata, una decorazione circolare contenente una clessidra: in molte culture essa è simbolo dello scorrere inesorabile del tempo e allusione alla caducità della vita umana, e la sua collocazione all’interno della pieve potrebbe proprio avere la funzione di richiamare i fedeli a non tener conto dei beni terreni e delle cose mondane, dal momento che l’esistenza umana è per sua natura breve ed effimera. Un doloroso quanto urgente richiamo al “memento mori”, in maniera analoga ad altri simboli assai diffusi come teschi e danze macabre.

Come si può notare da questa rassegna sommaria, la pieve di San Cassiano di Controne stupisce per la sua ricchezza decorativa e nasconde molti simboli e “misteri” ancora da decifrare. Il visitatore che si trovi a passare per la valle della Lima non manchi di deviare il suo percorso per ammirare, tra la pace e il silenzio della natura, questo piccolo capolavoro di arte e scultura romanica.

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