di Giovanni Fedi
PISTOIA – Nel corso delle prime ore di Ferragosto è scomparso Enzo Gualtiero Bargiacchi, pistoiese di grande e poliforme cultura. Come spesso capita, la città sembra ignorare i suoi figli più brillanti e talentuosi, fenomeno non inconsueto che ha costretto molti di loro ad andare a cercare fortuna altrove per poi tornare e veder riconosciuto il proprio valore. Gli esempi si sprecano: Marino Marini, Giovanni Michelucci, Mauro Bolognini, chiedendo scusa a molti altri – non citati – che hanno vissuto le stesse esperienze.
Città feconda, Pistoia, di personalità di rilievo, evidente terreno di grande fertilità nel campo degli studi, delle professioni e dell’arte, ma avara nel riconoscere loro considerazione, soddisfazione, ammirazione.
Merita dunque ripercorrere, pur brevemente, le tappe della vita di Enzo Bargiacchi per richiamare su di essa la meritata attenzione.

Enzo nasce il 1 ottobre 1939 in una famiglia di operai e piccoli artigiani residente appena fuori città, in direzione di Prato, nella frazione ancor oggi chiamata “Il poeta”, poco prima del Nespolo. Il padre Orazio esercita la professione di falegname.
La guerra invade prepotente i primi anni di infanzia di Enzo che passa fortunatamente indenne sotto i bombardamenti. Una bomba di aeroplano gli si interra vicino senza esplodere. La paura provata nel vedere il cielo illuminato dalla contraerea, terminato il conflitto, lo condiziona al punto di farlo scappare quando, per la prima volta, la festa di San Jacopo, viene allietata da uno spettacolo pirotecnico.
Dopo l’8 settembre, quando si organizza la lotta partigiana, la casa di Enzo ospita le armi dei resistenti. Una soffiata mette a rischio l’incolumità del padre, ma l’errore di uno scrivano che, nei documenti, indica un falegname del “Nespolo”, gli dà il tempo di fuggire e darsi alla macchia. I fascisti arrestano il fratello maggiore che viene rilasciato dopo un mese di carcere. La squadra di militi repubblichini intervenuta è comandata dal tristemente famoso Licio Gelli.
Durante quel periodo, Enzo sviluppa e matura la curiosità e l’amore per le storie. La sera, durante le veglie subisce il fascino dei racconti più o meno inventati dei vicini che partecipano.
A scuola studia con profitto, nel tempo libero inizia a leggere la letteratura per ragazzi dell’epoca, in particolare i romanzi di Emilio Salgari, premonizione del suo futuro e profondo interesse per l’oriente.
Provenendo da una famiglia non abbiente, dopo le elementari frequenta il triennio di avviamento professionale e successivamente l’istituto tecnico industriale. Terminate le superiori, viene assunto dalla Provincia di Firenze e si iscrive all’unica facoltà per lui accessibile, Economia e commercio. Toglie dal piano di studi gli esami più tecnici, aziendali e tributari e con i tempi concessigli dagli impegni lavorativi riesce a laurearsi. Nel frattempo vengono costituite le Regioni ed Enzo entra a far parte del primo nucleo amministrativo di quella Toscana. Data la sua formazione si occupa di demografia e statistica.
Per quanto riguarda la vita cittadina, in quegli anni, si impegna nel “Circolo di cultura”, filiazione del Partito comunista, viene eletto consigliere comunale e risulta particolarmente attivo nel processo che riporta il Teatro Manzoni nella proprietà dell’amministrazione pubblica.
A questo punto, inizia a compiere i primi passi negli ambiti di cui raggiungerà i vertici a livello nazionale e internazionale. A Pistoia, entra nel comitato di gestione del Teatro Manzoni. Per la Regione si reca regolarmente a Roma per curare le procedure legate ai censimenti periodici. Nel tempo libero a disposizione, curiosissimo e dotato di spiccata sensibilità e capacità empatica che gli consentano di accedere ovunque, trova modo di frequentare i locali dove nasce e si sviluppa il teatro sperimentale e di ricerca dell’epoca. Riesce, grazie anche alla collaborazione di Marcello Bucci, assessore alla cultura e Giancarlo Galardini, direttore del Teatro Manzoni, a portare questo mondo a Pistoia dando vita a una stagione estremamente brillante. I nomi che diventeranno i più importanti del teatro nazionale passano dal principale teatro cittadino. Di questi eventi viene data successivamente ampia testimonianza in una mostra tenutasi nel 2013, nelle Sale affrescate del palazzo comunale.
Quasi in contemporanea, avendo scritto un comunicato per un evento della Regione Toscana, riceve l’invito a pubblicare articoli su Flash Art e Segno, riviste del mondo dell’arte di rilevanza nazionale. Enzo viene particolarmente apprezzato per la lucidità e la chiarezza dei suoi interventi. In gergo, si può dire che “non sbaglia un colpo” su quanto avviene nel panorama artistico italiano raccontandolo in modo approfondito e al tempo stesso diretto e comprensibile. Conosce direttamente e diventa amico dei principali esponenti: artisti, critici, galleristi, collezionisti. Arriva a svolgere anche l’attività di curatore, particolarmente famosa la mostra da lui organizzata a Modena e Pisa “Forma senza forma”, nell’ambito di un ciclo che vede anche il contributo di Achille Bonito Oliva. Più altri innumerevoli scritti e iniziative fra cui la collaborazione nel processo di avvio delle attività del Centro per l’arte contemporanea Pecci, a Prato.
Agli inizi degli anni ottanta, una tragedia spezza drammaticamente questo percorso luminoso. Durante una escursione in montagna, perdono la vita la moglie e, nel tentativo di salvarla, l’amico che li aveva invitati. Enzo subisce uno shock fortissimo, interrompe la quasi totalità delle sue attività. Passano anni prima che riesca a recuperare un nuovo equilibrio e riprendere una nuova fase della vita.
Quasi per caso, anche questa volta, entra in contatto con la vicenda storica di un altro pistoiese, Ippolito Desideri, gesuita vissuto a cavallo del 1700 dopo Cristo. Legge i diari della sua missione in Tibet, viene rapito dal racconto dettagliato e appassionato del religioso, comprende a pieno l’importanza e il valore della sua opera: arrivato a destinazione, Desideri impara la lingua e scrive 5 libri sul buddhismo del luogo che illustrano anche al resto del mondo questa religione-filosofia fino ad allora sconosciuta. Testi talmente importanti che, al suo ritorno a Roma, vengono posti al sicuro e non pubblicati dato il loro contenuto esplosivo per la mentalità dell’epoca. Saranno recuperati e resi noti solo dopo molto tempo.
Sull’onda di questi studi, sviluppa un forte interesse per l’oriente in generale, compie ricerche e ripetuti viaggi. Pubblica con il sostegno della Brigata del Leoncino il libro “Ippolito Desideri S.J. alla scoperta del Tibet e del Buddhismo” fino ad arrivare, nel 2017, alla mostra “La rivelazione del Tibet”, nell’ambito delle celebrazione dell’anno di Pistoia capitale italiana della cultura, di cui è il motore principale. Iniziativa che vede una partecipazione di pubblico mai registrata prima e l’esaurimento totale del suo catalogo. In contemporanea alla esposizione sulla scoperta del mondo tibetano, Enzo organizza anche un convegno cui partecipano i principali esperti mondiali del gesuita pistoiese, un evento unico nel suo genere.
L’età avanza e Enzo piano, piano inizia a perdere energie. Nel 2019, festeggia insieme al sottoscritto e al nipote Marzio, il compimento degli 80 anni al lago Scaffaiolo, luogo da lui considerato come uno dei più belli e significativi dell’Appennino tosco-emiliano. Continua a visitare mostre e seguire con attenzione la vita culturale e artistica locale, italiana e internazionale.
Ultima svolta la scomparsa, lo scorso anno, proprio in questo periodo, della compagna con cui ha convissuto negli ultimi decenni, Francesca Ragusa, “Bunga Mera” (trad. Fiore rosso), artista nata in Indonesia da padre siciliano e madre inglese, anch’essa persona assai complessa e ricca. La salute di Enzo, già precaria per precedenti problemi, subisce il colpo fino all’esito del 15 agosto scorso.

Tre considerazioni finali sulla figura e l’opera di Enzo Bargiacchi.
L’archivio
Nel corso di sessanta anni di attività, Enzo Bargiacchi accumula un archivio imponente e ricchissimo, costituito non solo da volumi, fra i quali non pochi rari e di grande valore anche economico, ma pure da documenti d’epoca più o meno minuti, corrispondenza, scritti autografi assai preziosi per i ricercatori e gli studiosi dei rispettivi ambiti. 23/24 tonnellate complessive di materiale che, in sede di testamento, ha voluto donare alla collettività pistoiese riservandolo alla locale fondazione bancaria con l’invito a individuare le sedi più adeguate e a provvedere alla definitiva catalogazione e valorizzazione, affinché possa continuare ad essere oggetto di ricerche e studi per tutti gli interessati.
Re Mida
L’opera di Enzo può essere divisa, come lui stesso riconosceva, in tre filoni: teatro, arte contemporanea, intimamente intrecciati, e Ippolito Desideri e oriente. Mi sento in dovere di esprimere una considerazione personale. Qualunque cosa abbia toccato l’ha sempre portata ai massimi livelli, contribuendo in modo determinante alla sua conoscenza e valorizzazione. Un vero Re Mida della cultura e dell’arte.
Il valore universale del suo pensiero e della sua opera
Considerando tutto quanto raccontato nel suo insieme è possibile cogliere un senso generale. Un’attenzione alla conoscenza e al pensiero in ogni sua possibile declinazione e diversità al fine del superamento di ogni tipo di ostacolo e divisione con l’obiettivo della serena convivenza di quello che la mente umana può produrre. Un messaggio di concordia e pacificazione attuato e promosso attraverso lo studio e i suoi frutti, a qualsiasi livello praticato.
Ricordiamo che il funerale, in forma civile, si terrà, presso le Cappelle del commiato della Croce Verde, sul viale Fermi, giovedì 17 agosto, alle 10. La salma sarà successivamente sepolta nel vicino cimitero di Sant’Agostino.
Enzo Bargiacchi ha chiesto espressamente che, sul suo manifesto funebre, fosse inserito questo appello:
“Enzo Gualtiero Bargiacchi, anche in base all’esperienza dei suoi ultimi mesi di vita, invita tutti i cittadini italiani a volersi occupare della opportuna e dignitosa regolamentazione del periodo terminale della esistenza umana, al fine di garantire a chi lo desidera un sereno trapasso.”







