martedì, Settembre 8, 2026

24 ottobre 1943: bombardamenti su Pistoia, la testimonianza di Giovanni Vannucci

di Ilaria Lumini

PISTOIA Giovanni Vannucci, cento anni compiuti il 20 febbraio. Occhi brillanti, una memoria di ferro e una grande cultura. Amante della storia, del latino e grande lettore.

Il signor Vannucci ha licenza classica. Con la sua bicicletta, racconta, da Pontelungo (dove la sua famiglia ha abitato per secoli) pedalava verso Le Grazie perchè, durante la guerra, era là che si trovava la sua scuola, il liceo classico Forteguerri. Il suo professore di italiano e latino era Camposampiero.

Giovanni Vannucci, foto Stefano Di Cecio

Nel 1943 Vannucci aveva 17 anni. Orfano di padre, con la madre, signora romana figlia di un giudice, donna gentile e istruita, aiutava in filanda, l’azienda a Pontelungo che apparteneva alla sua famiglia dal 1700.

Erano le 23 del 24 ottobre 1943 quando i quarantasei Wellington britannici partiti dal Nord Africa bombardarono Pistoia. L’incursione, che durò poco meno di un’ora, era mirata a colpire snodi ferroviari e siti miliari ma devastò il cuore della città: 65 tonnellate di bombe furono sganciate provocando centoquaranta morti, duecento feriti, oltre 800 case distrutte e inagibili.

Il Signor Giovanni, nel ricordare quella sera, alza lo sguardo come ad afferrare non un ricordo, ma l’emozione stessa.

“I bombardamenti in Italia già avvenivano ma su Pistoia non erano mai venuti a bombardare. Quella notte, verso le undici di sera, ero nella mia vecchia casa di Pontelungo e cominciai a vedere dalla finestra dei bagliori. Mi alzai perchè era una cosa strana e sentivo dei rumori, e vidi per aria illuminare la notte. E poi cominciarono a bombardare”.

La filanda Vannucci, foto Stefano Di Cecio

A Pontelungo non ci cascarono le bombe “ma Pistoia ci furono tanti morti. Io la mattina presto da Pontelungo andai in via della Madonna dove avevamo una nostra casa data in affitto. E andai a vedere che cosa era successo. Le bombe erano cadute in via della Provvidenza, subito dietro, avevano svuotato il palazzo che era di fronte al nostro e c’erano morte diciassette persone, tra cui dei bambini, vidi che li tiravano fuori. Al quadrivio, tra via della Madonna e il Corso, era stato buttato giù un altro palazzo dove morirono altre persone tra cui il mio professore di italiano e latino, Camposampiero”.

La madre di Vannucci, foto Stefano Di Cecio

Quella fu la prima incursione. Successivamente i bombardamenti ne furono fatti tanti, anche a Pontelungo “cercarono di buttar giù il ponte e la ferrovia senza riuscirci. Furono poi fatti saltare dai tedeschi in ritirata. Le bombe colpirono la nostra casa”.

Oltre alla sua dimora di famiglia anche l’azienda, la filanda Vannucci, che dava lavoro a decide di donne da Pistoia alla Montagna, fu distrutta dal bombardamento.

“La mia famiglia per secoli aveva esercitato questa attività industriale e ci lavoravano più di cinquanta persone, molte donne, dava lavoro a tanti. E’ un lavoro difficilissimo quella della seta. Mia madre, per pagare la pensione alle nostre dipendenti vendette tutto l’oro di famiglia”.

Giovanni Vannucci, signore gentile, distinto, di elevata cultura, distrutta la filanda ha lavorato per il Ministero dell’Agricoltura e poi, successivamente, in Regione. E’ padre, nonno di due nipoti e vive a Pistoia con sua moglie, l’amore della sua vita.

Il padre di Giovanni Vannucci, foto Stefano Di Cecio

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome



ultime in provincia