PRATO – L’area naturale protetta di interesse locale (ANPIL) del Monteferrato, istituita nel 1998 ed estesa complessivamente su 4486 ettari a cavallo dei comuni di Vaiano, Prato e Montemurlo, offre una grande varietà di ambienti e di paesaggi, foreste, aree agricole collinari e particolari formazioni geologiche per le quali è riconosciuta anche quale sito di interesse regionale per la conservazione e la tutela della biodiversità.

La caratteristica di immediata riconoscibilità dell’area è il profilo delle tre cime del rilievo ofiolitico del Monteferrato (Poggio Ferrato, Monte Mezzano e Monte Piccioli, per un’altitudine massima di 420 m), da cui si ricavava il pregiato marmo verde di Prato; la collina domina la pianura e la sua particolare natura ha dato luogo a una selezione di specie floristiche molto specializzate e rare, come l’orchidea selvaggia, a cui fa da contrappunto una pineta di reimpianto ottocentesco.
A nord del Monteferrato, presso poggio Prato Tondo, l’area offre un altro episodio di grande interesse naturalistico per la presenza di un’estesa formazione arbustiva a dominanza di ginestrone, mentre più oltre, verso il confine con la vicina riserva di Acquerino-Cantagallo, il paesaggio diventa tipicamente forestale e appenninico, con boschi di latifoglie e splendide faggete, che scendono anche sino a quote insolite, in formazioni cosiddette “abissali”.

A strapiombo sulla valle del Bisenzio, il confine orientale dell’area è segnato dal profilo aguzzo del Monte Le Coste, detto “Spazzavento”, la cui vetta è un punto panoramico di grande suggestione, che si arricchisce per la presenza del mausoleo dello scrittore Curzio Malaparte.
Un paesaggio agrario di grande valore caratterizza infine il settore più occidentale dell’area, sino al confine con la provincia di Pistoia, segnato da sistemazioni agrarie di tipo tradizionale e da un sistema insediativo tipico della villa-fattoria, con costruzioni di notevole interesse, come case-torri, ville, fattorie, la Rocca e il borgo di Montemurlo.
Ma l’area protetta del Monteferrato si segnala soprattutto per la sua ricchezza e diversità di vegetazione: le condizioni ambientali poco ospitali legate alla presenza di rocce ofiolitiche hanno infatti dato luogo a una selezione di specie molto rare e in certi casi endemiche, di grande valore naturalistico.

La particolare geologia del territorio ha dato vita a un ambiente che racchiude e presenta allo stesso tempo gli elementi distintivi e caratteri di più ambienti come quello di tipo carsico, quello della macchia mediterranea e quello del bosco di latifoglie. Tale varietà, che porta il Monteferrato a “sfuggire” a una rigida classificazione, è ben visibile non solo nello sviluppo di specie vegetali come lecci, faggi, ebani e cedri, ma anche nella presenza – ragione di grande interesse botanico – di numerosi “alberi monumentali” come i cerri e la sughera di Schignano, le roverelle di Galceti, l’olivo secolare del Mulinaccio, i platani e il leccio della Fattoria di Iavello.
Ricco anche il patrimonio faunistico: all’interno dell’area, oltre a molte specie di ungulati, fra cui il cervo, il capriolo, il daino e il cinghiale, sono presenti varie specie di piccoli predatori come la faina, la puzzola, il tasso, specie rare di anfibi, di pipistrelli e numerose specie di uccelli tra cui il picchio verde, il martin pescatore, l’albanella minore e la poiana.
Il modo migliore per visitare l’area protetta e apprezzarne la biodiversità è percorrere a piedi uno o più dei quattro sentieri, segnalati dalla relativa cartellonistica, che si snodano attraverso il parco del Monteferrato, regalando al visitatore un’immersione nella natura e suggestivi scorci panoramici sulla piana e sulle prime propaggini dell’Appennino.
Il sentiero Monteferrato (tempo di percorrenza 1 ora, difficoltà media) si sviluppa in costante salita dal parco di Galceti fino alla vetta del Poggio Ferrato, punto panoramico di notevole ampiezza verso la piana pratese fino al Montalbano. Il tracciato attraversa uno degli ambienti di maggiore interesse naturalistico della provincia, e di particolare suggestione, caratterizzato da una particolarissima vegetazione rupestre e da un rado bosco di pino marittimo.

Il sentiero di Monte Iavello (tempo di percorrenza 1 ora, difficoltà media) parte da Vallupaia, area pic-nic con una rinomata sorgente, e al riparo della foresta appenninica, con castagneti prima e faggete poi, giunge alla vetta del monte, dove i Faggi di Javello, un’imponente “serra” di alberi secolari, segnano il crinale con la tipica disposizione in doppio filare.
Il sentiero Spazzavento (tempo di percorrenza 1 ora e mezzo, difficoltà media) prende avvio dalla periferia nord di Prato, si snoda inizialmente attraverso olivete, e quindi si addentra in boschi di querce e arbusteti di ginestre. Arrivando in prossimità della vetta del Monte Spazzavento la vegetazione si dirada e sulla sommità, dove si trova anche il Mausoleo di Curzio Malaparte, è possibile ammirare un panorama di grande ampiezza, che spazia dalla piana alla valle del Bisenzio.
Il sentiero dei Patriarchi (tempo di percorrenza 1 ora e un quarto, difficoltà facile) parte dal Centro Visite di Bagnolo e attraverso un fitto bosco di querce conduce ai “patriarchi” cui deve il nome, due cerri di spettacolari dimensioni che troneggiano nel bosco da più di trenta metri di altezza. Passato il guado del Fosso della Casaccia si può raggiungere il Monte Lopi proseguendo direttamente sulla strada: qui il bosco si fa più rado e misto a pino marittimo e, in prossimità della vetta, presso Casa Monte Lopi, si può godere di un vasto panorama su tutta la valle del torrente Bagnolo.










