di Giacomo Martini
VENEZIA – Dopo il successo del film di Matteo Garrone “Io Comandante “, molti gli applausi da parte del pubblico, oggi ultimo film italiano nel concorso internazionale, “Lubo” di Giorgio Diritti, con Franz Rogowski, Christophe Sermet, Valentina Bellè.

Lubo è un nomade, artista di strada che nel 1939 viene chiamato nell’esercito elvetico a difendere i confini nazionali dal rischio di un’invasione tedesca. Poco tempo dopo scopre che sua moglie è morta nel tentativo di impedire ai gendarmi di portare via i loro tre figli piccoli, che, in quanto Jenisch, vengono strappati alla famiglia secondo il programma di rieducazione nazionale per i bambini di strada (Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse). Intanto c’è la guerra e Lubo si impossessa dell’identità di un austriaco…
Così Diritti ci parla del suo film: “Dal punto di vista produttivo fare Lubo è stato un po’ come accade a una persona che vede una montagna grande e gli dicono: “Quello è il sentiero e devi arrivare lassù”. È preoccupante ma anche molto bello. Il film ha una sua complessità: in più lingue, diverse location storiche. Abbiamo fatto un grande lavoro che ci ha portato ad andare in Alto Adige e in Trentino a cercare i luoghi. Abbiamo fatto un film itinerante, un film nomade come il nostro protagonista, in cui dovevamo incastrare location, clima, la neve, i tempi. L’obiettivo era comunque di fare le cose in modo che fossero giuste per realizzare un film di qualità”.
“A differenza del romanz – spiega ancora il regista e sceneggiatore (insieme a Fredo Valla) – il film è incentrato sul protagonista. Io sono stato molto di più su Lubo, sul protagonista, e trasferire su questo artista di strada, un uomo semplice su cui arriva addosso qualcosa di drammatico e di più grande che gli cambierà la vita. Un uomo che lotta per trovare un futuro, che vive l’angoscia della solitudine, che vuole ricostruirsi una vita anche se poi negli anni questo sogno viene di nuovo inquinato dal passato che ritorna”.










