PRATO – Confesercenti Prato scende in piazza per la raccolta di firme contro la desertificazione commerciale. L’appuntamento è per domani, 10 settembre dalle ore 15 alle ore 18 in piazza Mercatale a Prato – Area Giardino, in occasione del Mercato europeo.
“Ogni negozio che chiude è un pezzo di città che perde valore – dice il presidente provinciale Stefano Bonfanti – Non sono solo saracinesche che si abbassano: è ricchezza che esce dai nostri territori»

Ma quanto costa davvero la desertificazione commerciale al territorio? Quante risorse economiche, posti di lavoro, servizi e valore sociale vengono persi quando un negozio chiude? A queste domande Confesercenti Prato vuole dare una risposta concreta attraverso una vera e propria “contabilità territoriale”.
I numeri relativi al periodo 2019-2025 fotografano una trasformazione profonda del tessuto
economico della provincia.
Nel commercio al dettaglio, le imprese registrate sul territorio provinciale sono passate dalle 2.973 del 2019 alle 2.821 del 2025, con una diminuzione di 152 imprese, pari al -5,1%. Una contrazione che, secondo la stima elaborata da Confesercenti, determina una perdita di ricchezza per il territorio provinciale quantificabile in circa 23 milioni di euro.
Ancora più significativo il dato relativo al Comune di Prato, dove le imprese del commercio al dettaglio sono diminuite di 91 unità, passando dalle 2.411 del 2019 alle 2.320 del 2025. In questo caso la perdita stimata di ricchezza per il territorio raggiunge circa 14 milioni di euro.
Ma dietro questi numeri c’è anche una trasformazione della struttura occupazionale.
Nel Comune di Prato, tra il 2019 e il 2025, gli addetti complessivi sono aumentati di 153 unità, arrivando a 6.096. Un dato che potrebbe sembrare positivo se non si considerasse la composizione di questo incremento: il personale dipendente cresce di 446 unità, mentre il personale indipendente diminuisce di 293 unità, con una contrazione del 12%.
Anche a livello provinciale si registra un aumento complessivo degli addetti, pari a 109 unità, ma con una dinamica analoga: +527 lavoratori dipendenti e -418 lavoratori indipendenti, questi ultimi in calo del 13,6%.
«Questi dati – sottolinea Stefano Bonfanti, presidente provinciale di Confesercenti Prato – ci dicono che non siamo di fronte semplicemente alla chiusura di alcuni negozi. Stiamo assistendo a una trasformazione strutturale dell’economia dei nostri territori. Ogni saracinesca che si abbassa significa meno impresa, meno reddito che rimane sul territorio, meno servizi e, in molti casi, anche meno presidio e sicurezza urbana».
Il tema non riguarda soltanto il numero delle imprese, ma anche dove rimane la ricchezza generata dai consumi. Per ogni 100 euro spesi nelle attività commerciali fisiche, circa 70 euro tendono a radicarsi nel territorio. Nel caso degli acquisti online effettuati sulle grandi piattaforme e marketplace, invece, circa 70 euro del valore della spesa si delocalizzano, allontanandosi dal territorio nel quale risiede il consumatore.
«L’online – continua Bonfanti – è certamente un’opportunità e non va demonizzato. Il problema nasce quando la crescita dell’e-commerce avviene a scapito dell’ecosistema commerciale locale e quando la spesa si sposta prevalentemente verso grandi piattaforme che concentrano fuori dal territorio una parte significativa del valore generato».
Il commercio di prossimità, infatti, non è soltanto un luogo nel quale si acquistano beni e servizi. È una vera e propria infrastruttura territoriale, capace di generare occupazione diffusa, mantenere attivi gli immobili, garantire servizi accessibili, produrre reddito d’impresa e contribuire alla sicurezza e alla coesione sociale.
Per questo Confesercenti intende quantificare ciò che spesso viene percepito ma rimane implicito: il valore dell’ecosistema economico che ruota intorno ai punti vendita. Occupazione, reddito d’impresa, affitti, servizi professionali, tributi locali, manutenzioni, sicurezza, mobilità, presidio urbano e coesione sociale sono tutte ricadute che rischiano di essere progressivamente indebolite dalla riduzione della rete commerciale.
Il fenomeno non riguarda soltanto Prato.
Tra il 2019 e il 2025 in Italia hanno chiuso 111.455 attività commerciali. La stima è di una perdita di ricchezza sottratta ai territori superiore ai 16 miliardi di euro, ai quali devono essere aggiunti gli effetti difficilmente quantificabili in termini economici: minore disponibilità di servizi, indebolimento della coesione sociale, maggiore fragilità urbana e perdita di presidio e sicurezza.
«Sono valori – conclude Bonfanti – che non possono essere letti soltanto attraverso le statistiche delle imprese cessate. Quando chiude un negozio, perde valore anche il quartiere nel quale quel negozio operava. Per questo la desertificazione commerciale deve diventare una priorità delle politiche pubbliche».
È proprio da questa consapevolezza che nasce la mobilitazione di Confesercenti a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.
L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme per chiedere al Parlamento interventi concreti a sostegno della rete commerciale, della rigenerazione urbana e dei servizi di prossimità.
«Vogliamo trasformare la consapevolezza in una proposta concreta – conclude Bonfanti –. Non chiediamo di fermare il cambiamento, ma di governarlo. Per questo invitiamo cittadini, imprese e istituzioni a sostenere la nostra raccolta firme. 50.000 firme per dare un futuro migliore alle nostre città e per fare in modo che la ricchezza prodotta dai consumi torni a essere, sempre più, ricchezza per i territori”.



