dal nostro inviato Stefano Di Cecio
VENEZIA – Ci troviamo nella sala Burano dell’hotel Excelsior al Lido di Venezia, “Mister Selfie”, al secolo Riccardo Scalise, appare visibilmente emozionato di essere in quella che è diventata la sua casa oramai da quindici anni, la mostra del Cinema di Venezia.
L’occasione è la presentazione del suo libro “Rickypedia” che, oltre a contenere i suoi selfie, racconta la storia della sua vita. Emozionato ma felice di vedere molti amici fra i partecipanti, “basta se no piango” dice, presentando Manuel il moderatore e Lisa che traduce in inglese per gli intervenuti non di lingua italiana.

“Mi sembra di conoscerlo da sempre dice Manuel, la prima volta che sono venuto qui avevo quindici anni e lui c’era già e da allora non se ne è mai andato. Lo spunto per questo libro mi è venuto durante il periodo della pandemia, ed io, come altri, non sapevo che cosa fare. Una notte ho sognato di scriverlo e allora l’ho fatto. Ho impiegato più di due anni a pensare cosa metterci dentro poi, giorno dopo giorno, è venuto fuori il libro. Senza appesantirlo con gli oltre settemila scatti fatti cercando di fare una cosa soft raccontando tutta la mia vita”.
Come è iniziata la tua passione per queste foto?
Ho iniziato a fare le foto al festival, inventandomi i “selfie” quando ancora il selfie non esisteva, usando la mia macchina fotografica. Da qui nasce l’originalità delle foto che sono tutte in alta risoluzione. Nel 2006 mi sembrò una cosa simpatica immortalare me stesso con i personaggi presenti a Venezia per il festival, sul red carpet o in altri luoghi dove avevo la possibilità di incontrarli, anche in strada.
Noi abbiamo in comune un’infanzia passata con i nonni, ne parli anche nel libro.
Quand’ero piccolo la presenza dei nonni è stata molto importante per me, mia madre lavorava in un ristorante e quando andava al lavoro mi portava sempre con sé e lì già a quattro anni facevo il cameriere, portavo i caffè al tavolino dei clienti, restavo spesso a dormire da nonno Romano che abitava lì vicino.

Qual è il selfie a cui tieni di più in assoluto?
Ce ne sono più di uno, fino a qualche tempo fa era il Dalai Lama, adesso è quello fatto con il Papa, mi manca Michael J. Fox, lo stimo molto, raccoglie fondi per la ricerca contro il Parkinson.
Nel libro c’è un capitolo dedicato ai selfie mancati, chi è il più antipatico che hai incontrato?
Elton John, senza dubbio.
Hai fatto moltissime mostre dei tuoi lavori, quelle che ti sono piaciute di più?
La prima in piazza Ferretto, nella torre simbolo di Mestre. Fui chiamato a farla dall’organizzazione della Biennale, ho avuto a disposizione tutti e tre i piani della torre. Ricordo volentieri anche la seconda quando sono stato contattato dal Comune di Todi in occasione di un festival sulla fotografia. Era allestita in un luogo molto suggestivo ovvero il Covo dell’Aquila dove appena un mese prima era stata ospitata una mostra dedicata a Ayrton Senna. Infine quando sono stato contattato da Hollywood dove mi hanno dedicato una parete in un museo lungo la Walk of Fame a Los Angeles e successivamente in un museo del selfie a Las Vegas.

Cosa si può trovare di te nel libro?
Molti aneddoti, la storia della mia vita, da quando ero bambino fino ad oggi, ne cito solo uno, qualche anno fa ero in coda con una cinquantina di ragazzini per chiedere una foto a Fabio Rovazzi. A un certo punto lui ha detto: fermi tutti voglio farmi un selfie con Mister Selfie, ha fatto spostare tutti per fotografarsi con me. Ogni anno poi quando Willem Dafoe viene a Venezia mi chiede di fare un selfie insieme per vedere come invecchiamo.
C’è qualcosa che è rimasto fuori dal libro?
Chi comprerà la versione in inglese la troverà aggiornata perché è stato fatto una settimana fa. Quando finirò la prima edizione aggiornerò anche quella in italiano che conterrà anche la foto maxi schermo che campeggia sul red carpet con la scritta Mister Selfie.
Quanto è vasta la tua rete di informatori?
Sono io adesso che do informazioni! Ho un paio di paparazzi e poi altri due che lavorano in aeroporto.










