LUCCA – Stefania Sandrelli ha lavorato con i più grandi registi e attori del cinema italiano, “l’ho visto nascere e crescere” dice e continua a farlo con passione.
E’ infatti la protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino su cui c’è ancora molto riserbo e scarsità di notizie se non che è stato girato a Napoli. Adora la lirica e in particolare Giacomo Puccini, nel 2021 ha curato la regia di Tosca andata in scena al Festival Pucciniano.
Un’artista a tutto tondo, una forza della natura, una “ragazza esuberante” come si è definita lei all’incontro con la stampa in occasione del Lucca Film festival 2023.
“Il cinema è un’arte che merita il giusto rispetto, non come oggi in cui film che hanno richiesto grandi investimenti, lavoro ed arte appunto, rimangono al cinema solo pochi giorni e poi passano alle piattaforme televisive senza più quell’affollarsi di persone che tenendo in alto il biglietto, vuole entrare nei cinema. Sono sempre innamorata del mio lavoro e se c’è qualcuno che mi fa sognare ne sono contenta ma ne vedo sempre meno”.

Come nasce la sua passione per Giacomo Puccini?
Mi chiamo Stefania come mia nonna ma questo nome non mi piaceva perché mi sembrava “vecchio”. Da piccola, mio nonno mi chiamava Lilla, mi faceva sedere sulle sue ginocchia e mi cantava le arie delle opere spiegandomi da dove erano tratte. Le ho assimilate e adesso le ho nel sangue a tal punto che non me le dimentico più. Sono appena tornata da Spoleto, dove ho visto la Turandot in un teatro molto carino e capiente. Non finisco mai di stupirmi della contemporaneità di Puccini, unica. A Viareggio c’erano dieci cinema e cinque teatri, ora non c’è più niente.
Come si è trovata con Paolo Sorrentino?
Lui mi ha detto “vieni in ufficio”, “no ti prego” gli ho risposto, “non ce la faccio a fare un monologo, vieni tu a casa mia”. E’ venuto poi con alcune persone con cui collabora, mi ha fatto fare una “prova” sulla base di un papiro che mi aveva dato pochi giorni prima e che dovevo leggere in poco tempo. Gli ho detto “apprezza quello che ti posso dare”, e alla fine mi ha detto “va bene, ti prendo”. Non è uno molto espansivo, abbiamo girato ai Giardini di Augusto a Capri e in altri luoghi di Napoli. Nel suo film c’è stato un attore che ha ricoperto il suo ruolo gratis.
Napoli, un luogo bagnato dal mare come la sua Viareggio.
Sì, lì nel 1961 il fotografo Paolo Costa mi scattò le prime fotografie, ricordo che indossavo una gonna a quadri e una maglietta scollata verde acqua, le foto furono pubblicate su Le Ore.
Pietro Germi le vide e tramite un’agenzia mi chiamò a Roma per un provino per il suo film Divorzio all’italiana. Mio fratello Sergio fu l’unico disposto a portarmici, nessun altro dei miei parenti aveva voluto farlo. Mi trovai a Roma con altre ragazze, mio fratello mi disse speriamo bene. Sergio mi ha sempre sostenuto, a quindici anni sapevo già molte cose del cinema, montaggio, luci. Su YouTube ci sono i provini fatti per quel film: molti provini, diverse scene.
Ho sempre avuto un istinto che non mi ha mai tradito. Una carriera come la mia, più di cento film, moltissimi premi ma gli ultimi hanno più spessore.
C’era disparità fra il trattamento degli attori maschi e le attrici femmine?
Noi donne venivamo pagate sempre meno degli uomini, l’ho detto in tutte le salse, e non l’ho mai visto pubblicato da nessuna parte salvo rare eccezioni. Personalmente non ho mai fatto un film solo per i quattrini, servono ma non mi sono mai fidata fino in fondo, i soldi non vanno considerati per più di quello che sono. Se tu hai i soldi per vivere, basta poco perché il dio quattrino ti metta sotto. Il momento in cui tu ne hai più di quelli che ti servono, si ribaltano i ruoli, non è più che i soldi servono a te, ma il contrario.
La fortuna conta molto nella vita. Ho fatto il cinema quando non c’erano orari, vengo da una famiglia di lavoratori ed ho lavorato molto anch’io nella mia vita.
Fare cinema le ha tolto qualcosa nell’adolescenza?
Volevo ballare, andare da Marco Polo alla Darsena, ero molto esuberante. Mi dispiaceva lasciare la scuola ed ho cercato di rifarmi. Gino Paoli mi faceva leggere e mi ha aiutato nella mia istruzione, allora avevo solo un diploma.
Davvero l’ha conosciuto vedendo in televisione La Gatta?
Vidi questo strano cantante, quest’uomo, io avevo quindici anni e lui venticinque. Lo vidi e mi dissi che meraviglia, poi passò da La Bussola e il caso ha voluto che io, in onore dei miei quindici anni, mi feci portare a La Bussola dai miei amici fidatissimi e lì lo conobbi e non ci siamo più lasciati, siamo stati assieme un bel po’ e abbiamo fatto una magnifica figlia, Amanda, che ancora mi aiuta a vivere ed è una persona straordinaria. Ho fatto bene ancora una volta a fidarmi del mio istinto.
Amanda la ha tatto da interprete quando Troisi venne a casa sua.
Sì, è stato molto divertente, lui parlava come lo vedevi al cinema ed io non capivo niente, e Amanda mi traduceva.
C’è qualcosa che lei rimpiange di non aver fatto?
Io sono un po’ esagerata, vorrei vivere cento vite, ma so anche che è un’utopia, fortunatamente mi so regolare nella mia esagerazione. So di esserlo e l’importante nella vita è essere consapevoli, ecco perché ho iniziato così bene il cinema, perché ne ero consapevole fin dal mio primo film che è stato Divorzio all’italiana e ripeto volentieri, con molto orgoglio, che ha vinto anche un Oscar.
Non ho mai fatto cinema per far vedere quanto fossi bella o grande, mi piacciono le persone, sono curiosa delle persone di tutti i giorni.









