PISA – Dalì, Mirò, Chagall, Duchamp, Kandinsky, Matisse, Picasso, Mondrian, Klee: i grandi maestri delle Avanguardie protagonisti a Palazzo Blu con una selezione di capolavori provenienti dal Philadelphia Museum of Art.
A Palazzo Blu si è aperta la nuova mostra dedicata ai principali esponenti del variegato ed eterogeneo mondo delle Avanguardie artistiche di inizio Novecento: artisti diversi per provenienza, nazionalità, formazione culturale, ma accomunati dal fatto di essere stati, ciascuno a proprio modo, gli animatori di quella grande stagione che ha radicalmente mutato l’arte europea tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, dando vita a esperienze e movimenti artistici assolutamente dirompenti e rivoluzionari.

Artisti che con le loro opere hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di arte, mutando le convenzioni consolidate e rompendo in maniera radicale con la tradizione precedente, con l’arte delle accademie, con schemi e princìpi ritenuti ormai antiquati e obsoleti. Sulla scia delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, degli ideali positivisti, della seconda rivoluzione industriale e dell’irruzione inarrestabile della “modernità”, anche l’arte ha sentito il bisogno di cambiare, spinta dalla volontà di ricercare nuove strade e nuovi strumenti espressivi per rappresentare un mondo di rapido mutamento.
Attraverso quaranta opere selezionate, provenienti dalle collezioni del Philadelphia Museum of Art – centro museale ed espositivo tra i più importanti e riconosciuti a livello internazionale – l’esposizione curata da Matthew Affron con la consulenza storica di Stefano Zuffi propone un “viaggio” attraverso le diverse fasi delle Avanguardie e i suoi protagonisti, per un percorso che abbraccia quasi tutta la prima metà del secolo scorso, dalla bella epoque parigina alla crisi degli anni Trenta e lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

La mostra si apre con un “Autoritratto” del giovane Picasso, opera che idealmente rappresenta il primo passo della carriera uno dei più grandi protagonisti della vicenda artistica dell’intero Novecento. Un’esperienza che nasce a Parigi, capitale indiscussa della cultura europea negli anni a cavallo tra i due secoli: negli atelier e nei caffè della Ville Lumière si ritrovano e si riuniscono artisti, letterari e intellettuali provenienti da tutta Europa che saranno i promotori dei movimenti di Avanguardia, favoriti da una vivacità culturale senza pari.
È proprio nel suo atelier di Montmartre che l’artista spagnolo elabora i principi del Cubismo, la scomposizione dell’immagine che scardina abitudini e regole fissate da secoli. La prima sala è quindi dedicata ai “fondatori” e ai maestri del primo Cubismo, come lo stesso Picasso, Braque, Delaunay e Metzinger, che pur partendo da esperienze e influenze diverse giungono a una pittura che “scardina” le figure ritratte e le “riassembla” in una ricostruzione originale.

Lo splendore della belle epoque si interrompe bruscamente nel 1914 con lo scoppio della Grande guerra, che segna un periodo di grave crisi politica del continente ma non interrompe la vitalità della sua arte: proprio in questi anni emergono artisti come Marcel Duchamp e Juan Gros, “spiriti liberi” e anticonvenzionali, interpreti di un’arte “irriverente” e fuori da ogni rigido schematismo.
Parallelamente alla guerra che sconvolge l’Europa, in Russia scoppia la rivoluzione: ed è proprio dal mondo russo che arrivano a Parigi e si affermano tra le Avanguardie l’arte onirica e fiabesca di Marc Chagall, che nei suoi dipinti rievoca con un linguaggio lirico e sognante le atmosfere immutabili delle feste e delle tradizioni ebraiche, e quella più dirompente di Vasilij Kandinskij, “padre” dell’astrattismo, che opera il passaggio da un’arte figurativa a un’arte nuova, dove geometrie e colori prendono il sopravvento.

Oltre all’astrattismo, durante gli anni Venti si osserva il desiderio internazionale di ricerca di nuovi scenari. È in questo clima che si affermano nuovi linguaggi artistici come l’impressionismo lirico di Henri Matisse, nei capolavori “Natura morta su un tavolo” e “Donna seduta in poltrona”, la pittura sognante fatta di evocazioni classiche e colori tenui di Marie Laurencin, l’arte eclettica di Max Ernst nella sua opera “La foresta”, considerata uno dei punti di partenza del Surrealismo.
Le sale espositive al piano superiore sono infatti dedicate al Surrealismo e ai suoi maestri: un movimento tra i più influenti e duraturi all’interno delle Avanguardie novecentesche, con opere di Masson, Tanguy, Mirò, Klee e Dalì, originali interpreti di un’arte che, sulla scia delle recenti scoperte di Freud nel campo della psicanalisi e dell’inconscio, pone in evidenza l’elemento irrazionale e onirico della nostra psiche.

Il nuovo periodo di crisi nell’Europa degli anni Trenta, tra l’affermazione dei totalitarismi e gli effetti della grande depressione, segna dal punto di vista artistico un “ritorno all’ordine” verso i modelli razionali e tradizionali, e verso un’arte di tipo “politico” legata agli ideali e ai valori propagandati dai regimi. Nella Germania hitleriana e nella Russia stalinista le Avanguardie sono viste con crescente sospetto, le opere vengono bollate come “arte degenerata” e distrutte, e gli artisti costretti a emigrare verso gli Stati Uniti.
È un questo clima di caos e di crescente intolleranza, che toglie spazio vitale alle Avanguardie, che alcuni artisti decidono di trovare rifugio nella purezza delle forme e dei colori, necessaria “reazione” di fronte a un mondo sconvolto. Qui si inserisce l’esperienza di Piet Mondrian, che con le sue rigorose composizioni astratte, unione di linee e figure piane, chiude l’esposizione e conclude simbolicamente un quarantennio segnato da continue novità e rivoluzioni artistiche.

Un viaggio che Palazzo Blu restituisce con la consueta chiarezza e facilità di lettura, ponendo l’accento su opere meno note al grande pubblico ma esemplificative di un determinato movimento o di un’esperienza artistica. La mostra resterà aperta al pubblico fino al prossimo 7 aprile.









