mercoledì, Settembre 9, 2026

Passioni, inganni, seduzioni e solitudini nel “Ferdinando” di Arturo Cirillo

PRATO – Passioni, inganni, delazioni, seduzioni e opportunismo negli ambigui rapporti familiari, figure angeliche e demoniache, riflessioni su moralità e peccato.

Al Teatro Metastasio di Prato l’attore e regista Arturo Cirillo porta in scena “Ferdinando” di Annibale Ruccello, commedia di ambientazione partenopea interpretata dallo stesso Arturo Cirillo con Sabrina Scuccimarra, Anna Rita Vitolo e Riccardo Ciccarelli.

Sullo sfondo della Napoli del 1870, sospesa fra il tramonto dell’epoca borbonica e la nuova realtà postunitaria, il racconto trasporta lo spettatore nell’interno di una dimora nobiliare ma ormai decaduta, dagli echi gattopardeschi, dove il tempo sembra ormai aver rinunciato a scorrere. Qui si trovano tre personaggi, prigionieri del loro passato e legati alle vecchie abitudini e a un mondo che forse non esiste più, divorati dalla solitudine e sospesi in una mediocrità fatta di nostalgie, pettegolezzi e maldicenze.

Alcune scene dello spettacolo teatrale “Ferdinando” di Arturo Cirillo (foto di Tommaso Le Pera)

C’è la baronessa Clotilde, fiera esponente di una famiglia borbonica ammalatasi di astio e disprezzo per l’Italia medio-borghese nata dalla recente unificazione, che rimpiange i tempi dei sovrani borbonici e rifiuta di parlare l’italiano, “lingua straniera e barbara”, preferendo il verace dialetto napoletano e il “santo” latino; c’è sua cugina Gesualda, zitella e “pecora nera” della famiglia, ridotta a fare da servente e trattata con sprezzo dalla padrona; c’è don Catellino, altro membro collaterale della famiglia, sacerdote corrotto e dai costumi poco limpidi, sempre sotto costante minaccia di scomunica e di scandalo.

In questo precario equilibrio, apparentemente senza via d’uscita, irrompe all’improvviso per un caso fortuito l’enigmatica figura del giovane Ferdinando, nipote della baronessa, la cui stessa esistenza era ignorata dalla famiglia. Rimasto orfano dopo la morte della madre, il ragazzo viene posto sotto la tutela della parente più prossima, per l’appunto la baronessa Clotilde, che ne sarà la tutrice, mentre sarà don Catellino, in qualità di prete e padre spirituale della famiglia, a prendersi cura della sua educazione culturale e morale.

Tuttavia l’arrivo di Ferdinando, giovane “bellissimo e dallo stupendo nome di un re borbonico”, porterà a uno sconvolgimento e a un’autentica deflagrazione nei rapporti fra i personaggi: il ragazzo ha su tutti e tre un effetto dirompente, accendendo in essi passioni mai sopite, desideri proibiti, azioni peccaminose, inganni e raggiri, confessioni e delazioni.

È l’intero menage familiare a essere ribaltato e riscritto secondo nuove regole, prima del tutto sconosciute: l’efebico Ferdinando, creatura per metà angelica e per metà demoniaca, svela in tutta la sua drammaticità il disperato bisogno di amore, insieme carnale e sentimentale, sia di Clotilde, rimasta per troppo tempo “finta malata” fuori dal mondo, sia di Gesualda, in precedenza impegnata in una “tresca” con il prete, sia dello stesso don Catellino, che vede nel ragazzo molto di più di un semplice allievo da educare.

Tutti e tre finiscono per cedere alla bellezza “celestiale” e al fisico marmoreo di Ferdinando, tutti e tre ne fanno l’amante e l’oggetto del desiderio che per una ragione o l’altra non hanno mai avuto, tutti e tre rimarranno poi vittime dell’astuzia del ragazzo, che per convenienza accetta di buon grado questo suo ruolo. Perchè alla fine, da dove arriva e chi è veramente questo Ferdinando, “strumento” di dannazione per tutta la famiglia?

Uno spettacolo corale e senza tregua, una vicenda di personalità al limite, di relazioni morbose e di solitudini sentimentali, in un continuo succedersi di inganni, sotterfugi, spionaggi e colpi di scena, in un dialetto napoletano viscerale e popolare, dove le risate si alternano alla commozione e alla partecipazione emotiva per i sentimenti provati dai quattro protagonisti.

Lo spettacolo resterà in replica al Teatro Metastasio fino a domenica 12 novembre.

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