mercoledì, Settembre 9, 2026

Funivia Doganaccia, gli ambientalisti chiedono lo stop alla costruzione

di Riccardo Agostini

PISTOIA – C’è chi dice no. Con forza. La forza delle proprie ragioni e convinzioni. L’argomento è la nuova funivia Doganaccia Corno alle Scale. A schierarsi decisamente contro questa opera sono una serie di associazioni ambientaliste, locali, regionali e nazionali.

Per questo Legambiente, WWF, Lipu, il comitato “Un altro Appennino è possibile, versante toscano” ed altre associazioni hanno convocato una conferenza stampa, presso le Serre di Montuliveto, nel corso della quale hanno spiegato la loro posizione.

La conferenza delle associazioni

Introdotta da Antonio Sessa del circolo Legambiente di Pistoia, la responsabile della stessa organizzazione per le Alpi, Vanda Bonario sottolinea che, “Oramai il cambiamento climatico in corso è confermato dalla scienza. Quindi – prosegue – bisogna cambiare atteggiamento. Il progetto della Funivia della Doganaccia, è un progetto vecchio, che risale agli anni ’50, quindi del tutto superato dal punto di vista economico e ambientale. Come dicono gli studi più recenti, in Europa, fare investimenti per lo sci sotto i 1800 metri è sconsigliato. E per il turismo estivo non serve un sistema “mordi e fuggi”, finalizzato solo a portare sempre più turisti solo a  consumare un panino in quota e riportarle a valle. Le ultime tendenze parlano di un turismo, cosiddetto “esperienziale”, cioè fatto da persone che cercano emozioni camminando nella natura incontaminata, dove non ci sono infrastrutture, se non quelle strettamente necessarie e poco impattanti. Questo tipo di montagna ha tutte le caratteristiche per diventare meta di un turismo dolce, che non ha bisogno di certe infrastrutture che rovinano la sua purezza”.

Un secco no, dunque al progetto della funivia. Il nuovo impianto, come sottolineato nel comunicato stampa, “è un progetto che porterebbe alla località Prato alla Nevosa, a 750 metri dal lago Scaffaiolo, in una zona lontana dalle infrastrutture per raggiungere le strutture sciistiche e che copre in due chilometri un dislivello di appena 200 metri, tagliando trasversalmente un intero versante.

I costi stanziati ammontano a 15.700.000 euro che le associazioni e i comitati chiedono invece di destinare ad altri servizi, partendo dall’impatto della crisi climatica sulla stagione sciistica”.

Spiega infatti Bernardo Gozzini, amministratore unico del Consorzio Lamma: “In Abetone si va mediamente dai circa 3 metri di neve caduta del periodo 1981-2010 ai circa 2,60 metri come media delle ultime 10 stagioni sciistiche. Pertanto – prosegue – nel periodo dicembre-marzo, rispetto al passato, le precipitazioni sono più frequentemente piovose, piuttosto che sotto forma di neve”.

Le associazioni chiedono, quindi, di orientarsi verso nuove visioni: lo sviluppo di slow tourism, la distribuzione di flussi turistici, la promozione del patrimonio naturale e culturale, il sostegno all’economia locale con incentivi e migliori servizi per la comunità, con attenzione alle scuole dell’infanzia e alla sanità.

E mentre Antonio Sessa e Roberto Marini (WWF) tengono a sottolineare “l’ingombrante” presenza dell’assessore regionale Marras al consiglio comunale di San Marcello Piteglio proprio durante la discussione del progetto, gli interventi proseguono nel mettere a fuoco le problematiche.

“Facciamo fatica a vedere progettualità davvero coerenti e utili all’obiettivo della conversione ecologica della nostra economia – dichiarano Fausto Ferrruzza, lo stesso Antonio Sessa e Samuele Pesce di Legambiente – mentre dobbiamo ancora avversare progetti come questo che sopravvivono solo grazie ad enormi finanziamenti pubblici”. Il turismo della neve in Appennino è, secondo loro, in perdita da oltre un decennio e gli investimenti dovrebbero essere dirottati sui servizi per gli abitanti ed occorrerebbe proporre un modello turistico innovativo che si fondi “sulle peculiarità paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche del luogo”.

Contrario al progetto anche Marco Beneforti del WWF Pistoia-Prato. “Prima di tutto – dichiara – perché è in fase di realizzazione il tratto che dalla Doganaccia porterà alla Croce Arcana, quindi, non lontano dal Lago Scaffaiolo. Secondariamente – aggiunge – perché non ha senso fare impianti dove non nevica più oramai da anni, considerati i cambiamenti climatici in atto”.

Anche le altre associazione, come la Lipu, la pensano allo stesso modo. “Negli ultimi anni – afferma Laura Bonanno – gli habitat montani si sono dimostrati tra i più vulnerabili al cambiamento climatico”. A soffrirne è la flora e la fauna che vivono in Appennino. “Occorre – prosegue – virare, e in fretta, verso una gestione più sostenibile degli ecosistemi montani: monitorare le trasformazioni e alleggerire l’impatto della nostra presenza e delle nostre opere”.

Contrario anche il comitato “Un altro Appennino è possibile-Versante toscano”. Un impianto anacronistico, avvertono, perché “rovinerebbe un paesaggio montano intonso. I molti problemi della montagna pistoiese non si risolvono certo costruendo questa ennesima funivia. La priorità dovrebbe essere quella di dare lavoro e servizi a chi vi abita, per favorirne la permanenza. Servirebbe il divieto assoluto di costruire nuovi impianti sciistici e quello di estendere le aree cementificate”. Una posizione chiara e ben argomentata, quindi.  

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