PISTOIA – Questa mattina dal liceo Forteguerri è partito un suono: quello della mani, delle chiavi, dei piedi, un “rumore” per Giulia Cecchettin e per tutte le altre 105 vittime di femminicidio che quest’anno hanno perso la vita a causa di una cultura tossica a cui gli studenti e le studentesse hanno deciso di dire no.

Un filo rosso lungo i tre piani dello storico istituto, attraverso aule e corridoi, attraverso cattedre e banchi come simbolo di una generazione che risponde.
All’uscita abbiamo incontrato tre rappresentanti di istituto, circondati da ragazze e ragazzi con un segno rosso sulla guancia, simbolo della lotta contro violenza sulle donne.
“Non possiamo rimanere indifferenti per l’ennesima volta, – ci racconta Azzurra Nicolini, rappresentante di Istituto – ieri ci è stata mandata la comunicazione del minuto di silenzio e abbiamo pensato che il silenzio ormai non possa più bastare.
Chiudere gli occhi e andare avanti abbassando la testa non sembra più una strada percorribile, il minuto di rumore rappresenta per noi la necessità di non abbassare la testa e non far passare di moda l’emergenza in cui viviamo, non possiamo parlarne solo il 25 novembre, dobbiamo essere unite ogni giorno.
Abbiamo riscontrato una larghissima partecipazione tra le studentesse e gli studenti, nonostante alcuni ritenessero che non fosse un comportamento consono all’ambiente scolastico, ma crediamo che questo debba essere un appello condiviso da tutti senza distinzioni e parlare di ‘consono’ ci risulta abbastanza strano.”
Il richiamo di una necessità di continuità sul tema arriva da Elena Perrotta, altra rappresentante, che riporta: “Il 25 sarà la giornata contro la violenza sulle donne, ma pensiamo sia importante che non resti solo lì, per questo abbiamo pensato di farlo oggi, questo gesto, infatti, è stato l’inizio di un percorso che porteremo avanti anche all’assemblea di lunedì prossimo.”
“Questa è stata la nostra prima iniziativa da quando siamo stati eletti, – dice Alessandro Meoni, rappresentante di Istituto – è stato anche il nostro primo contatto con i rappresentanti di classe.
Tanti studenti e tante studentesse hanno partecipato. Il senso di appartenenza a questa lotta comune si è sentito e ritengo che la larga partecipazione maschile sia un segno importante di una generazione che dice ‘no, non siamo complici’ perchè penso che girarsi dall’altra parte e restare in silenzio vuol dire essere complici.
Il minuto di rumore per noi ha avuto molta valenza, perché il silenzio spesso rappresenta la paura di esprimersi.
Il minuto di silenzio è un bel simbolo che però rischia di cadere nel vuoto. Fare un minuto di rumore porta i ragazzi ad essere partecipi, mettersi in gioco uscendo dalla classe e facendo attivamente qualcosa.”
È stato un momento anche per tornare sul tema dell’educazione civica, infatti sia Elena che Azzurra ci hanno detto: “Iniziative di sensibilizzazione dovrebbero partire dai professori, ma purtroppo in classe i momenti di dibattito sull’attualità sono veramente pochi. Le ore di educazione civica vengono spesso utilizzate per far ‘quadrare’ i programmi quando, in realtà, dovrebbero essere un momento di confronto fondamentale per noi studenti. È necessario formare dei buoni cittadini oltre che dei buoni studenti.”
Dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Pistoia arriva, infine, il sostegno all’iniziativa. La CPS pistoiese che aveva già nei giorni scorsi dedicato un post sui social a Giulia si esprime in favore degli studenti e delle studentesse del liceo Forteguerri attraverso il suo presidente Alessio Mantellassi, che commenta: “La CPS è profondamente addolorata per l’ennesima tragedia di femminicidio che ha colpito Giulia Cecchettin. È essenziale un impegno collettivo, il gesto dei nostri compagni e delle nostre compagne del Forteguerri è una piccola fiammella che si accende nel buio a cui la Consulta si unisce. Tante voci chiedono azioni concrete e immediate per proteggere le donne e per porre fine a questa tragica realtà.”







