di Marco Cei e Gabriele Paolinelli
PISTOIA – Nei giorni scorsi, più interventi su questa testata hanno riguardato l’Ombrone Pistoiese e l’approccio gestionale che il Consorzio di bonifica sta adottando nel tratto periurbano dell’alta pianura ad Ovest della città.
Che si discuta di un torrente è cosa apprezzabile, come anche che lo si faccia all’interno di una vivace dialettica. Per affrontare i problemi della contemporaneità, imparando dalle esperienze del passato, è necessario comporre attraverso il dialogo più competenze scientifiche, tecniche, amministrative, da sole inadeguate a interpretare la complessità del reale, la cui natura, sintetica e unitaria, richiede di essere letta tutta insieme.
Un torrente non è un fiume, ha un regime idraulico molto variabile; ma non è un canale, opera completamente umana, in quanto è comunque un corso d’acqua di origine naturale. Ciò avrebbe dovuto indurre a pensare che un torrente ha bisogno di molto più spazio di quello che occupa nella gran parte del ciclo annuale di avvicendamento della stagioni. La grande fragilità e la risibile resilienza dei sistemi ambientali di gran parte delle pianure italiane non sono dovute a due millenni di operazioni di bonifica idraulico-agraria in quanto tale. Occorre guardare piuttosto all’incapacità collettiva di identificare nel passare del tempo e nel progredire delle cose i limiti entro i quali sarebbe stato opportuno tenere tali pratiche, nonché di adattare la realtà alle nostre esigenze insediative, infrastrutturali, produttive, facendolo più insieme ai fattori e ai processi naturali che contro di essi. Così, secolo dopo secolo, una società e un’economia dopo l’altra, i fiumi e i torrenti, fattori sistemici complessi dell’evoluzione dei paesaggi, sono stati ridotti entro spazi sempre più limitati e infine in corridoi, che spesso è stato necessario arginare, le cui sezioni trasversali sono talvolta costrette come quelle di canali e gore. Per molto si è poi pensato che entro questi corridoi l’acqua dovesse defluire nel minor tempo e nella maggiore quantità possibile, ma i fiumi e i torrenti, anche quando somigliano a canali, restano corsi d’acqua di origine naturale.
Non è stata per niente gentile la gestione che, nella storia, si è riservata anche all’Ombrone pistoiese, che non fa eccezione alla regola riassunta fin qui per sommi capi. Datano in fondo pochi secoli addietro le necessarie progressive sistemazioni per evitare che il torrente ripetutamente danneggiasse città e campagna con il suo divagare. Nel X secolo la pianura pistoiese è ancora paludosa, con l’Ombrone e i suoi affluenti che confluiscono in un alveo naturale incline all’esondazione (Rauty, 1988). È per lo più nei tre secoli successivi che con la prosecuzione delle bonifiche per colmata i corsi d’acqua subiscono una marcata costrizione. Nella pianura a Sud-Est di Pistoia vengono realizzati circa 70 chilometri di alvei artificiali e 280 di argini (Cherubini, 1998), che però non risultano efficaci, come testimoniano le ripetute alluvioni di cui si hanno notizie tra il 1725 e il 1745 (Pinto,1999). Occorre arrivare al Settecento e all’Ottocento, con il governo granducale Lorenese, perché sia completata la bonifica idraulico-agraria (Petracchi, 2000). In fatto di gentilezza l’Ottocento, ma ancor più il Novecento non vanno per il sottile e il torrente, oltre ad essere utilizzato per l’escavazione di inerti, è costantemente riformato da lavori in alveo, tesi a conservarne l’assetto artificiale canaliforme contrastandone le dinamiche di erosione e deposito.

È solo nel primo decennio di questo secolo che la Provincia di Pistoia incarica l’allora Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Firenze di elaborare uno studio nel quale viene infatti ancora rilevata le persistenza di una gestione che di gentile aveva davvero poco.
Il Consorzio di Bonifica dell’Ombrone Pistoiese interviene periodicamente attraverso ormai ben consolidate pratiche di manutenzione e di gestione dell’alveo del corso d’acqua. […] Tali pratiche si possono […] sintetizzare come segue: […] risagomatura del fondo, attraverso mezzi di scavo, tale da eliminare le irregolarità morfologiche […] ed ottenere una sezione omogenea […] con larghezza del canale di magra superiore a quella esistente; […] riprofilatura delle sponde, attraverso completa rimozione della vegetazione esistente e accumulo di parte del materiale proveniente dalla risagomatura del fondo […] sul lato del canale di magra, in modo da ricreare una sponda a debole pendenza. La sezione complessiva così ottenuta ha una forma all’incirca trapezia, con andamento del fondo piuttosto omogeneo e configurazione planimetrica tendente al rettilineo; […]. In sostanza, l’obiettivo finale di questo tipo di interventi […] è quello di aumentare la sezione e diminuire quanto più è possibile la resistenza al moto, in modo da produrre complessivamente un aumento di velocità della corrente e di area bagnata e quindi favorire il transito di portate maggiori […] (Rinaldi et al., 2005, 8.4.1, 50).
Poiché le conclusioni di quello studio, coordinato da Massimo Rinaldi, non sono note ai più, è bene evidenziare che allo scenario gestionale tradizionale sopracitato, denominato ‘interventi Consorzio’ (1), vengono affiancate altre opzioni: ‘non intervento’ (2), ‘gestione’ (3), ‘riqualificazione’ (4).
Lo scenario ‘non intervento’ consiste […] nel lasciare che il corso d’acqua evolva naturalmente, riacquistando una configurazione più naturale e recuperando e/o mantenendo il suo equilibrio geomorfologico (natural recovery). I due scenari successivi rappresentano invece le ipotesi di modificare le attuali pratiche di gestione, attraverso soluzioni alternative quindi allo scenario 1 e che vadano nella direzione della riqualificazione fluviale. A differenza dello scenario 2 […] che non è di fatto compatibile con le condizioni esistenti (insediamenti urbani e compatibilità socio-economiche) gli scenari 3 e 4 sono quelli […] che pur andando decisamente verso una direzione di riqualificazione fluviale sono realmente percorribili in quanto tengono in considerazione le problematiche di rischio e di compatibilità con la situazione territoriale esistente (Rinaldi et al., 2005, 8.4, 49).

In entrambi i suddetti scenari 3 e 4 lo studio, indica modalità di intervento tese a sviluppare formazioni vegetali con caratteri idonei ad accrescere la qualità ecologica del corso d’acqua, nei tratti con sezione del corridoio arginale compatibile.
La gentilezza che è stata attribuita all’attuale attività del Consorzio presenta elementi di coerenza con la visione appena citata. Si tratta di un approccio che sta emergendo dopo secoli di trattamenti sì accurati, ma è discutibile quanto anche appropriati rispetto alle esigenze di miglioramento ecologico dei corsi d’acqua e di adattamento al cambiamento climatico. La sezione fluviale libera che si vede nelle immagini del secolo scorso è infatti sorella dei versanti montani e collinari che da tempo erano stati privati di importanti coperture forestali. È giusto essere prudenti e scientificamente rigorosi e accorti nei confronti di sistemi complessi come quelli climatici e quelli idrografici, che costringono ad operare in una relativa incertezza delle loro effettive dinamiche. Tuttavia meno approccio muscolare del passato, ossia un po’ di gentilezza nei loro confronti, non guasterà, ancor più per il fatto che è mancata per tanto tempo. Le leggi poi, dal canto loro, sono figlie dei tempi e la loro evoluzione dipende anche dalla discussione di idee basate sull’osservazione critica delle cose. Le recenti direttive regionali per la manutenzione dei corsi d’acqua e per la protezione e conservazione dell’ecosistema toscano (DGR 1315/2019) nascono comunque sotto le norme vigenti, quella nazionale (RD 523/1904) e quella regionale (LR 79/2012). La gestione conservativa della rinnovazione arborea nei corsi d’acqua privi di golene è vietata, poiché le sponde sono sottoposte all’azione erosiva, mentre nelle aree golenali è consentita la gestione selettiva, con tagli che contengano la densità e lo sviluppo degli alberi. Ciò significa sostanzialmente due cose. In presenza di spazi di pertinenza idraulica separati da argini golenali, è possibile sviluppare anche formazioni forestali. Tuttavia queste realtà sono minoritarie nel reticolo idrografico toscano, ragione per la quale è rilevante che nei corsi d’acqua di origine naturale privi di golene e contenuti da argini che conservano la funzione originaria di contenimento idraulico l’alveo deve risultare libero da alberi, poiché soggetto all’azione diretta delle acque. Nei corsi d’acqua non arginati è invece consentita la gestione della rinnovazione e della crescita arborea mediante tagli selettivi guidati dalle norme citate e valutati ed effettuati in base alle specificità spazio-temporali che gli enti gestori riscontrano. Le autorità competenti per la gestione dei corsi d’acqua hanno strumenti adeguati per stabilire in quale caso si trovino i segmenti del corso dell’Ombrone nell’alta pianura pistoiese, a monte del ponte della ferrovia. Il fatto che il Consorzio di bonifica stia operando sotto la legislazione nazionale e regionale e le direttive che da essa discendono comprende che eserciti la propria facoltà di interpretazione delle specifiche condizioni e dinamiche di ogni tratto del torrente. In tale contesto la gentilezza delle azioni potrà essere utile, nell’auspicio che sempre più risulti possibile anche ridurre gli interventi invasivi per la rettifica dell’alveo e degli accumuli di trasporto solido.

La protezione idraulica è un’ineludibile necessità prioritaria, pertanto un obiettivo non negoziabile. Ciò che ha bisogno di discussione scientifica e tecnica e di evoluzione operativa sono piuttosto le modalità con cui tale fine viene perseguito. Da questo punto di vista, che cento anni fa lo si facesse in un certo modo ed oggi in uno in parte diverso non dimostra molto, né a favore di uno due approcci, né contro uno di essi. In cento anni, però, sono avvenuti cambiamenti che non possono essere tenuti a parte da queste discussioni. Le società umane hanno sostanzialmente compiuto una radicale transizione socio-economica per la quale l’urbano è divenuto pervasivo e dominante rispetto al rurale. Le esigenze sociali sono cambiate di conseguenza e fra queste sono emerse e si sono consolidate come non trascurabili quelle degli spazi aperti per la ricreazione, fra cui i parchi. Al tempo stesso sono emersi anche ruoli ambientali rilevanti dei fiumi e dei torrenti. Oltre le precipue funzioni di componenti essenziali del ciclo dell’acqua, essi sono corridoi di diversità biologica e di connettività ecologica reale o potenziale, in matrici agrarie e agro-urbane che sempre più hanno subito dinamiche di semplificazione del paesaggio e di frammentazione degli habitat vegetali e animali.
Si può dunque riflettere se oggi non si esiga troppo dai corsi d’acqua, che si vorrebbero sicuri, buoni e belli, dopo averli trattati per secoli con poca gentilezza e porsi una domanda. I fiumi e i torrenti devono essere ancora trattati come condotte idrauliche per smaltire l’acqua che a sua volta viene desiderata e respinta da alterne percezioni isteriche tra siccità e alluvioni? Oppure s’intende cambiare direzione, con i tempi che servono e in ragione dei limiti che si incontrano? È una scelta: ancora una volta nella storia si deve scegliere, avvalendosi delle conoscenze che sono state sviluppate e delle esperienze che il passato ha tramandato. Si deve farlo oggi, ed è auspicabile che si riesca ad esprimere adeguata lungimiranza, visto che la posta in gioco ha a che fare con il nostro futuro.
Bibliografia
Lucarelli M. 1995, Iconografia di Pistoia nelle stampe dal XV al XIX secolo. Edizioni del Comune di Pistoia, Pistoia.
Cherubini G. (a cura di) 1998, Storia di Pistoia. L’età del libero comune. Dall’inizio del XII alla metà del XIV secolo. Vol. II. Le Monnier, Firenze.
Rinaldi M. et al. 2005, Studio dei processi geomorfologici, del trasporto solido e degli aspetti ecologici del torrente Ombrone nel tratto compreso tra Ponte Calcaiola e il ponte dell’autostrada. Provincia di Pistoia – Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Firenze.
Petracchi G. (a cura di) 2000, Storia di Pistoia. Nell’età delle rivoluzioni. 1777-1940, Vol. IV. Le Monnier, Firenze.
Pinto G. (a cura di) 1999, Storia di Pistoia. Dentro lo stato fiorentino. Dalla metà del XIV alla fine del XVIII secolo. Vol. III, Le Monnier, Firenze.
Rauty N. 1988, Storia di Pistoia. Dall’Alto Medioevo all’età precomunale. 406-1105, Vol. I. Le Monnier, Firenze.









