di Alessandro Suppressa
PISTOIA – 13 agosto 2013, ricorrono dieci anni dalla scomparsa dell’architetto Giovanni Battista Bassi che per Pistoia è stata una delle più significative figure del secondo Novecento. La sua visione progettuale del futuro e il suo contributo intellettuale sono incise e inscritte nel panorama architettonico pistoiese e nazionale. Profonde erano le radici della storia nel suo pensiero, ma troppo forte il desiderio di dare forma al futuro.

Giovanni Battista Bassi nasce nel 1926 e già a 26 anni, nel 1952, ricopre la carica di Direttore della Scuola D’Arte (poi divenuto Istituto Statale). Queso importante ruolo lo porta avanti con passione fino al 1977 allorché viene nominato dal Ministero dell’Istruzione come Coordinatore dell’Istituto Superiore di Industria Artistica di Firenze fino al 1981.
Nel 1958 consegue la laurea e, contemporaneamente all’intensa attività didattica, si afferma con le prime opere nel panorama architettonico nazionale. Le sue opere sono pubblicate sulla rivista “Architettura Cronache e Storie” diretta da Bruno Zevi che ancora oggi segnano qualitativamente il nostro tessuto urbano.
Casa Balli del 1965 sul Viale Matteotti, l’edificio condominiale in Largo S. Biagio 1965-67, la chiesa di Vicofaro conclusa nel 1971, sono tra le opere principali firmate Bassi a cui l’artista ha dedicato la sua passione e il suo sapere.
Bassi, come ricordano i suoi colleghi, ha identificato tutta la sua vita con l’insegnamento e con l’architettura. Alla stregua di altre figure di rilievo in vari ambiti, aveva impresse l’intelligenza e la passione, unite ad una spiccata visione del futuro. Era certo che le proprie idee potessero concretizzarsi negli anni grazie ad un vento a favore, alimentato dalla grande energia scaturita dalla fine del conflitto bellico e dal desiderio di ricostruire su nuove basi un’intera nazione.
Infatti, è in questa chiave che vanno letti i suoi progetti utopici “La città sulla collina”, i cui disegni e il cui plastico sono conservati nel “Centro Studi della Comunicazione” dell’Università di Parma diretto da Arturo Carlo Quintavalle.
“La proposta di una nuova città sulla collina, con l’intento di ritrovare una dimensione di intervento che viene dalle memorie di antiche Acropoli, o lontane “civiltà del mistero”, e di fondare il perduto senso dell’immersione nel cielo, il fascino sempre ricercato della visone dall’alto”, così scriveva Bassi sulla rivista Necropoli nel 1970.
Seguirono “La Città del rispetto” 1972, “L’Approdo” 1976 e “Le Strutture della Gioia” 1977 e 1995. Queste progettazioni sono utopiche, appunto, ma in grado di alimentare e orientare un pensiero architettonico mai domo.
Con la perdita di figure come Bassi, anche la nostra Pistoia, al pari di ciò che avviene su scala nazionale, è certamente più povera e condannata a rivivere un eterno presente. La visione progettuale sul futuro si è smarrita per rincorrere con affanno le varie emergenze che di volta in volta tormentano il nostro vissuto personale e comunitario.
La politica locale, con la quale Bassi ha sempre dialogato per far crescere l’Istituto d’Arte e affermare la sua idea di città, oggi è più che mai sorda. La città di Pistoia, nonostante le numerose sollecitazioni, a distanza di dieci lunghi anni, non ha ritenuto necessario valorizzare stabilmente l’opera e il pensiero di una figura così prestigiosa per rilanciare anche una visione aggiornata della città.










