PRATO – Una commedia dal sapore agrodolce che mette a nudo le nostre ipocrisie, le false apparenze, i comportamenti di facciata che adottiamo anche con le persone a noi più vicine, con gli amici o in famiglia, per nascondere e celare una scomoda verità.
Uno spettacolo dalla graffiante ironia e dal ritmo serrato che svela quei nostri segreti inconfessabili che oggi siamo soliti affidare sempre di più al nostro telefono cellulare, diventato ormai un’autentica “scatola nera” della nostra vita privata: un oggetto al quale spesso lasciamo in custodia le nostre “seconde o terze vite”, nell’illusoria speranza che esse vengano conservate e tenute nascoste.
Al Teatro Politeama di Prato va in scena “Perfetti Sconosciuti”, remake teatrale dell’omonima commedia del 2016 per la regia di Paolo Genovese (che firma anche la regia di questo adattamento teatrale) e che vide nel cast attori come Kasia Smutniak, Marco Giallini, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Valerio Mastrandrea, Anna Foglietta e Giuseppe Battiston. Un film rivelatosi un successo, molto apprezzato da pubblico e critica, che lo spettacolo teatrale rispetta nella trama e nei personaggi: a interpretare i sette protagonisti della commedia sono Dino Abbrescia, Alice Bertini, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Lorenza Indovina e Valeria Solarino.

Tutto prende avvio da una situazione in apparenza semplice e banale: una cena tra amici di vecchia data, tre coppie e un single, che si conoscono da più di trent’anni e sono cresciuti insieme fin da quando erano bambini. Un gruppo di migliori amici dove non esistono segreti, dove tutti conoscono i dettagli della vita personale e professionale degli altri, dove inganni, menzogne e tradimenti, così frequenti nelle altre famiglie e nelle coppie “moderne”, non avrebbero ragione di esistere. Ma è proprio così? I sette amici si conoscono veramente? Oppure ciascuno conosce solo una parte degli altri, una “facciata” o una “maschera” indossata per salvare le apparenze e nascondere segreti che devono rimanere celati nei propri animi?
Senza scomodare Pirandello e il suo “teatro delle maschere”, i sette amici decidono di testare e mettere alla prova il loro essere “senza segreti” attraverso un gioco che pare innocuo e divertente, ma che si rivelerà drammatico e devastante per tutti, soprattutto a causa dello strumento utilizzato: ciascuno prende il proprio smartphone e lo appoggia sul tavolo, promettendo di leggere o ascoltare in vivavoce i messaggi o le telefonate che potrà ricevere nel corso della serata. Attraverso questa concordata e consensuale violazione della propria privacy, gli amici sono convinti o si illudono di poter dimostrare agli altri la propria buona fede, la propria rettitudine morale o la propria onestà e sincerità nel rapporto di coppia o nelle dinamiche relazionali con gli altri.
Qualcuno per la verità si mostra un po’ dubbioso e recalcitrante nell’affidare un potente strumento come lo smartphone nelle mani degli altri: ma d’altra parte siamo tra amici, non ci si aspettano messaggi e chiamate compromettenti, che cosa potrà mai andare storto?
Un’eclisse lunare fa da sfondo alla cena e alla serata degli amici: la luce della luna che piano piano scompare ci introduce simbolicamente a quella oscurità e a quel buio in cui si celano i nostri segreti più remoti e inconfessabili. Ed ecco che dopo alcuni momenti di serenità in cui gli amici scherzano, si prendono in giro, chiacchierano come in una normalissima e piacevole serata, i telefoni iniziano a squillare: arrivano i primi messaggi, le prime chiamate, ma non c’è da preoccuparsi, sono parenti o colleghi di lavoro e oggetto delle conversazioni sono le solite banalità quotidiane. Poi però ciascuno comincia a ricevere, e a riferire agli altri, comunicazioni sempre più “insolite” e dai contenuti equivoci: chi è questo Lucio che assilla continuamente a un’ora così tarda? E chi è questa ragazza che a mezzanotte manda una propria foto in una posa non proprio casta? E i messaggi di questa Marika si riferiscono veramente al servizio taxi, oppure c’è qualcosa sotto? Perché Ivano continua a mandare messaggi alla sua ex fidanzata, ora donna felicemente sposata? E a chi appartiene la voce di uno sconosciuto che parla di “incontri” in una chat?
Con il passare dei minuti la gioia e l’allegria spensierata che facevano da cornice alla serata di festa mutano radicalmente aspetto e si trasformano in un’atmosfera carica di tensione, rabbia e rancore, dove nessuno ha più voglia di sorridere. Dopo i primi, goffi tentativi di giustificare e di coprire per quanto possibile la verità, alla fine di questa drammatica cena gli altarini vengono svelati e gli scheletri fuoriescono dagli armadi: e nessuno dei sette amici scopre così di avere la coscienza pulita, di essere immune da menzogne e bugie che per mesi o addirittura per anni non ha voluto rivelare ai migliori amici, alla moglie o al marito. Si potrebbe riflettere a lungo su quanto la nostra società così iper connessa abbia in realtà aumentato l’incomunicabilità tra le persone anche nel contesto della famiglia e degli amici più stretti, e su come sia quasi impossibile conoscere realmente e a fondo chi ci sta accanto.

Ma lo spettacolo, così come il film, con il suo “doppio finale” vuole stemperare la drammaticità con una nota di ironia e leggerezza: in realtà si è trattato solo di un’idea e di un sogno. Queste rivelazioni e scoperte così scottanti e compromettenti per tutti non sono mai avvenute, perché ovviamente nessuno ha accettato il gioco e tutti hanno preferito salvare le apparenze, lasciando per se stessi i propri segreti.
Forse a pensarci bene è meglio così: meglio rimanere nell’ignoranza e non voler conoscere la vita privata degli altri, a maggior ragione quando noi stessi siamo i primi a non voler rivelare a chi ci sta vicino dettagli, particolari e informazioni che ci potrebbero danneggiare o si potrebbero ritorcere contro. Meglio non “condividere” gli smartphone e non farsi prendere dalla curiosità di “spiare” nelle rubriche e nelle chat degli altri: come nell’aforisma di Gabriel Garcia Marquez, poi divenuto lo “slogan” del film, “tutti gli uomini hanno tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”.










