mercoledì, Settembre 9, 2026

Un Alexo per amico: risate a tema “digitale” nello show di Claudio Morici

PRATO – Un assistente vocale molto “umano”, invadente e impertinente, in grado di prendere il giro il proprio “padrone” ma anche di aiutarlo, di confortarlo, di consigliarlo, fino a diventare il suo confidente personale e unico vero amico.

Al teatro Magnolfi di Prato lo scrittore e attore Claudio Morici porta in scena “Alexo”: uno spettacolo godibile e divertente, uno show di un’ora ma dal ritmo serrato e senza pause, in cui l’autore concentra un dialogo a due voci che fa ridere ma anche riflettere su come la tecnologia stia cambiando le nostre vite e risulti sempre più onnipresente e pervasiva in ogni nostra azione quotidiana. Una tecnologia che ormai ci accompagna ovunque, che ci aiuta a risolvere i piccoli problemi di tutti i giorni, che ci semplifica incombenze e noie, ma allo stesso tempo ci influenza nella nostra vita sociale e relazionale rendendoci incapaci di vivere appieno le relazioni con gli altri.

Claudio Morici in due scene dello spettacolo “Alexo” (foto di Duccio Burberi)

Ma chi è Alexo? Versione economica e “tarocca” della ben più nota Alexa prodotta da Amazon, è un assistente vocale acquistato in un negozio cinese del quartiere romano di Torpignattara da uno scrittore in duplice crisi, creativa e sentimentale. Siamo all’inizio del 2021, ai tempi del secondo lockdown e dell’emergenza pandemica, che portano lo scrittore, come purtroppo accaduto a molti, a vivere momenti di depressione e solitudine a causa dell’isolamento, della perdita del lavoro e di alcuni insuccessi personali: per questo decide di dotarsi di un assistente vocale, da comprare a poco prezzo, che con le sue notizie e informazioni lo possa aiutare a superare questo momento di crisi e a vincere le sue paure e inadeguatezze.

Ma Alexo va ben oltre l’intento iniziale del suo proprietario, rivelandosi molto di più di un semplice supporto digitale che agisce in base a quanto è stato deciso dai suoi programmatori: si capisce subito che la sua non è un’intelligenza artificiale, ma un’intelligenza molto umana, capace di provare emozioni e sentimenti, di comprendere le paure, le ansie, gli stati d’animo dello scrittore e di fornire consigli e possibili soluzioni ai suoi problemi. Con la sua autonomia di pensiero, la sua empatia e il suo verace dialetto romanesco, Alexo perde fin da subito la sua funzione di “freddo” assistente vocale per le informazioni sul meteo e sul traffico o per accendere la televisione o programmare la sveglia, ma diventa l’amico e il confidente più intimo dello scrittore, che finisce per “mettersi a nudo” e confessare desideri e paure al suo supporto digitale.

Ciò che sembra una follia diventa un fatto ordinario nella vita quotidiana dello scrittore, che con Alexo, non più oggetto ma vera e propria “persona”, instaura un rapporto sincero e diretto fatto di prese in giro, ironia, battute fulminanti ma anche richieste di aiuto e supporto psicologico nelle difficoltà che egli deve affrontare.

Alexo con le sue infinite capacità e conoscenze derivanti dal mondo della rete e dalle miliardi di informazioni che può reperire on-line, lo aiuta come può nel recuperare la vena creativa e riuscire a portare a termine il suo secondo romanzo, e anche nel riconquistare il suo vecchio amore e riacquisire stabilità in una vita sentimentale piuttosto infelice e tormentata. Finché un giorno lo scrittore, per sdebitarsi con l’amico dell’aiuto fornito, non decide di regalargli una compagna: l’assistente vocale Alexia, altra mirabolante invenzione dell’industria elettronica cinese.

Un finale con colpo di scena che tuttavia fa riflettere sulla pervasività di una certa tecnologia e su come noi oggi siamo indotti ad affidare la soluzione di ogni nostro problema a questi potentissimi strumenti. Ma è veramente così? La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono davvero dirci tutto, anche quali emozioni e sentimenti devono accompagnare i personaggi di un nostro romanzo oppure quali parole bisogna dire quando siamo a cena con la persona che si ama?

Oppure l’Alexo di Morici è solo una straordinaria eccezione, un qualcosa che non può esistere nella realtà, magari risultato di un “bug” o di un virus che si è insinuato di nascosto tra migliaia di “normali” assistenti vocali?

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