mercoledì, Settembre 9, 2026

Dall’omicidio di Alessio Cini, all’eredità, al fermo del cognato

di Ilaria Lumini

AGLIANA – Alessio Cini era solito uscire di casa, montare sul suo furgoncino bianco, percorrere la strada sterrata che dalla sua casa porta al ponte dei Baldi, intorno alle 7 del mattino per recarsi al lavoro a Prato. Ce lo dice anche una anziana signora che abita poco sotto al ponte, proprietaria di tre cani che ci vengono incontro scodinzolando, che “la mattina presto lo vedevo andare verso il lavoro e passava sempre di qua (il ponte dei Baldi, ndr)”.

“Quella notte i cani non hanno abbaiato e i miei cani, così come Black, il cane del cognato, abbaia sempre a chi non conosce. Noi siamo anziani e ci svegliamo all’alba, alle 6 siamo già in piedi e abbiamo il sonno leggero” ci dice ancora la signora.

Lunedì 8 gennaio. La mattina dell’omicidio – hanno ricostruito i carabinieri del nucleo operativo del Norm diretti dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio – Alessio Cini esce di casa poco dopo le 5.30 del mattino, mette in moto il suo furgone e si avvia verso il distributore Q8 di via Carlo Marx ad Agliana. Qui riempie una tanica di benzina da 5 litri, circa 10 euro. Torna a casa poi dopo circa dieci minuti. Le immagini di videosorveglianza posizionate in una parte della casa riprendono Cini arrivare nel vialetto con una busta bianca, forse un sacchetto di brioche in mano, probabilmente la colazione per la figlioletta. Il giaccone, il portafogli e le chiavi di casa verranno poi trovati dai carabinieri poggiati sul tavolo della sala da pranzo di casa Cini.

Probabilmente la vittima – hanno ricostruito gli inquirenti – è stata sorpreso e aggredita nel piazzale, pochi metri dalla porta di accesso al suo appartamento, mentre, dopo essere tornata a casa e poggiato giaccone e chiavi in salotto, era uscita all’aperto per fumarsi un sigaro. Quello che è chiaro è che alle 5.58 le telecamere vicine alla villetta registrano un forte bagliore, come una esplosione, proprio nel punto dove verrà poi ritrovato il corpo di Alessio Cini. E’ delle 6.30 la telefonata di richiesta di intervento della vicina di casa e dopo una decina di minuti l’arrivo di vigili del fuoco, ambulanza, automedica e carabinieri.

Alessio Cini viene trovato dai vigili del fuoco e dai soccorsi riverso a terra, carbonizzato come travolto da una esplosione, e con segni di ferite alla testa, un ferita profonda tra la fonte e il naso. Una ferita che fa pensare che Alessio Cini sia stato colpito prima alla testa, da qualcuno che, faccia faccia con la vittima, gli ha inferto un colpo micidiale al viso prima di colpire poi lo sterno e le costole. E infine, probabilmente per far sparire le tracce dell’aggressione, dando fuoco al cadavere quando Cini era inerme a terra. Lo dimostra il fatto che a fianco non corpo non sono stati trovati segni di rotolamento, segno tipico di chi cerca di spegnere le fiamme, nessun innesco e nessun accelerante per il fuoco. Nessuna tanica di benzina vicino al corpo anche se una tanica di benzina Cini l’aveva riportata a casa minuti prima.

La perizia del medico legale rivela che la causa della morte è un trauma cranico causato da un colpo inferto con un oggetto metallico, a sezione quadrangolare, come una spranga. Il corpo presenta colpi alle costole e allo sterno ed è stato dato alle fiamme quando la vittima era semi-incosciente, a terra.

Dal ritrovamento del cadavere le indagini del Norm si concentrano sulle tre famiglie che vivono la villetta e sulla zona circostante: vengono visionate le telecamere che documentano gli spostamenti delle persone consentendo di escluderne alcuni tra i possibili sospettati, vengono ascoltati i vicini di casa, tra cui il cognato Daniele Maiorino, 58 anni, marito della sorella della ex moglie della vittima.

Restringendo il cerchio, le attenzioni dei carabinieri si concentrano proprio su Maiorino.

L’indagato. Daniele Maiorino viene indagato e fermato dopo 10 giorni dall’omicidio: per lui gravi indizi di colpevolezza per l’omicidio con crudeltà del cognato Alessio Cini, “poichè il giorno 8 gennaio avrebbe cagionato con crudeltà la morte del cognato e suo vicino di casa Alessio Cini, colpendolo con una spranga alla testa, con plurimi colpi al torace e quindi poi dando fuoco al corpo”.

Daniele Maiorino – dagli accertamenti patrimoniali effettuati dagli inquirenti – ha una precaria condizione economica. Una condizione economica del tutto diversa da quella del cognato Alessio Cini che lavora come dipendente di una azienda tessile a Prato e che ha ereditato del denaro alla morte della mamma. Una quota di eredità che l’indagato Maiorino – dalle indagini dei carabinieri – presuppone essere di circa 1 milione di euro. E che sarebbe poi passata alla figlia in caso di morte del padre. Per gli inquirenti è proprio questo il movente dell’omicidio: l’uccisione di Alessio Cini per ottenere l’affidamento della nipote erede e quindi la gestione del patrimonio.

Un movente che i carabinieri hanno ricostruito anche grazie alle intercettazioni ambientali. Dalle queste risulterebbe anche il timore dell’indagato che la nipote possa essere data in affidamento al fratello della vittima. Intercettato dopo l’omicidio del cognato mentre parla con la moglie, Maiorino dice che la bambina “Non ha bisogno di soldi”. “Basta che fa uno schiocco di dito e glieli danno i soldi”.

E sono proprio le cimici posizionate sull’auto di Maiorino che registrano più volte alcune conversazioni che l’indagato ha con se stesso. Conversazioni pronunciate a bassa voce, come una confessione, mentre da solo guida la sua macchina tra un lavoro e l’altro (l’indagato si occupa di infissi). Conversazioni che ripercorrono i momenti salienti dell’omicidio, dalla rottura dello sterno, del costato, alla bastonate inferte e dal sangue che copioso usciva dalla testa di Alessio Cini. “L’ho ammazzato…che fine di m…a”. “L’ho troncato”.

Dalle intercettazioni risulta anche la paura di Maiorino di finire in galera tant’è che, sempre le registrazioni dei carabinieri riportano che l’indagato più volte simula, in auto e sempre da solo, un interrogatorio. E dalla paura di finire in carcere probabilmente il pensiero della fuga all’estero grazie ad alcuni suoi contatti di lavoro stranieri. Da questo la decisione degli inquirenti del decreto di fermo per pericolo di fuga.

Alessio Cini era dipendente di una ditta tessile, la Microtex, a Prato. Era nato a Prato e gli affetti familiari, la sorella e il fratello, abitano a Prato. Si era stabilito da diversi ad Agliana, alla Ferruccia, in via Ponte dei Bini al numero 56, con la ex moglie. “La casa dove abitava era del padre della moglie, poi alla morte dell’uomo è stata ereditata dalle figlie (la moglie di Cini e la cognata, ndr) racconta ancora la signora. Che evidenzia che da qualche anno l’uomo viveva in quella casa da solo con la figlia, dopo la separazione dalla moglie. Alessio Cini stava cercando un appartamento a Prato per trasferirsi con la figlia, lasciando così la Ferruccia.

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