PISTOIA – Martedì 6 febbraio alle 16, alla libreria Giunti al Punto (via Buozzi, 22), verrà presentato il libro “Cosimo I dei Medici – Il padre della Toscana moderna”, scritto dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ed edito da Giunti (208 pagine, 16 euro). Intervengono Gaetano Gennai e Riccardo Trallori.

Giani narra una storia di genio e bellezza, ma anche di intrighi e sventure: ingredienti che hanno caratterizzato la vicenda biografica della famiglia dei Medici, signori di Firenze, e l’intero Rinascimento. Figura centrale di questo periodo fondamentale nella storia e nella cultura europee è Cosimo I (Firenze 1519-1574), primo granduca di Toscana e artefice della sua trasformazione in Stato. L’autore, in questo libro, ne ripercorre la vita e le imprese di governo, il rapporto con le arti e ne evidenzia soprattutto la dimensione di legislatore e statista capace di portare quella che fino allora era stata una piccola potenza regionale al livello delle corti e delle grandi nazioni del Cinquecento.

“Come Lorenzo il Magnifico fu il mecenate, l’uomo della cultura, nei 303 anni di dominio della dinastia medicea prima su Firenze e poi sulla Toscana – spiega Giani -, Cosimo I è il più grande statista. I Medici erano portati a guardare sempre alla Francia: lui capì che i rapporti fra le due grandi potenze in Europa, tra Francia e Spagna, si stavano trasformando, e si appoggiò alla Spagna fino a chiedere consiglio sulla moglie da prendere all’imperatore Carlo V, che stava diventando il padrone dell’Europa. Ebbe fortuna, perché Eleonora si rivelò una degna consorte”.

Il libro, dice ancora il presidente della Regione, “avevo cominciato a costruirlo qualche anno fa per i 450 anni del Granducato, quindi per il 2020, poi la campagna elettorale e il Covid mi fecero lasciare i faldoni da una parte. Ho voluto chiudere il cerchio proprio perché nel 2024 ricorreranno i 450 anni dalla scomparsa di Cosimo, e quindi è un omaggio a lui, ma anche ai tratti di identità forti che la Toscana ha oggi nel contesto italiano e internazionale. Col suo simbolo, ‘Festina lente’, ha riempito Palazzo Vecchio di tartarughe con la vela: la tartaruga a rappresentare la prudenza e la vela per andare sempre avanti. È un po’ il messaggio del riformismo moderno”.










