di Simone Tofani
FIRENZE – Un bagno di folla per chiudere il Dreamcore Club Tour.
L’Officina della Camomilla riesce proprio in questo. In un Viper Theatre quasi sold-out, dopo quasi sette anni dall’uscita di “Antologia della cameretta” un raccolta di 100 brani, tra demo, versioni alternative e altro materiale mai proposto, conservato nel PC del Frontman Francesco De Leo, tornano con il loro nuovo album Dreamcore, musicalità indie che però questa volta strizzano un po’ l’occhio all’electro-pop.

Ma non è solo “Dreamcore”, la scaletta si alterna tra brani storici della band, alle novità appena prodotte e il pubblico presente vive questa esperienza con scariche di adrenalina e lacrime. Tutto questo e molto altro è L’officina della Camomilla, che anche nella nuova formazione Stefano Poletti (chitarra-percussioni), Roberto Redondi (basso-synth), Giacomo Ganzerli (batteria) e ovviamente Francesco De Leo (voce-chitarra), rimangono una gemma del panorama indie dei nuovi anni Duemiladieci che mancava da troppo tempo.

Non sono mancati i poghi e il coinvolgimento del pubblico, che ha cantato con la band ogni singola canzone, tanto che Poletti, già ad inizio concerto, accortosi della grande partecipazione del pubblico aveva girato il suo microfono verso di loro, proprio per renderli ancora più partecipi.

E quando pensi che ormai le emozioni siano finite, viene chiesto dal palco se qualcuno sa suonare la chitarra e in pochi istanti, il sogno di molti è già realtà per una di loro, suonare un pezzo sul palco insieme ai propri idoli.

Ma dato che la conclusione di un Tour non può essere chiamata tale senza un vero e proprio bagno di folla ecco che Poletti si esibisce da prima in piedi in mezzo a loro su uno sgabello, per poi concludere con un vero e proprio stage diving, che fa capire quanto ancora il pubblico li ami e quanto loro posso dare a questo ritorno della musica Indie.









