PISTOIA – In questi giorni, vogliamo ricordare un avvenimento terribile, ma che deve restare nella memoria di tutti: il genocidio dei Tutsi del Rwanda, che in poco più di tre mesi, dai primi di aprile al luglio del 1994, provocò un milione di vittime – uccise perlopiù a colpi di machete – cancellandole per sempre dalla vita e dalla Storia. Tutto avvenne nel silenzio assordante dei media, che non vollero turbare le buone coscienze degli Europei.

Il genocidio del Rwanda, non è una delle tante guerre etniche svoltesi in un piccolo lontano paese dell’Africa, ma la strage pianificata, con la complicità attiva del governo, nei confronti di una popolazione del tutto indifesa. Presenta perciò i tratti comuni agli stermini del secolo passato e di quello attuale: da quello degli Armeni, a quello degli Ebrei, a quello di Srebrenica, a quello della Cecenia, a quanto sta succedendo a Gaza, in Congo, in Sudan, nello Yemen e in tante altre guerre dimenticate. Purtroppo, mentre è in atto da tempo “La terza guerra mondiale a pezzi” – che ormai è nel cuore dell’Europa – i massacri delle popolazioni civili non si contano più.
Fondamentale, è stata per noi, la testimonianza di Yolande Mukagasana, l’infaticabile testimone rwandese che è venuta tante volte a Pistoia – dove è stata insignita di prestigiosi riconoscimenti – a educare i giovani ai valori della differenza e a incontrare i giovani africani accolti a Vicofaro e a Ramini rivolgendo loro parole toccanti di incoraggiamento. Ha insegnato che l’eccidio del Rwanda preme sulla grandezza della Storia per stringerla dentro alla dimensione del dolore del singolo e per denunciare la responsabilità di chi aveva il potere e il dovere di fermare l’orrore e non lo fece, ma preferì guardare dall’altra parte, quando non ne fu complice. Mentre la Francia ebbe gravissime responsabilità dirette durante i massacri perpetrati dagli estremisti hutu, gravi furono anche le responsabilità dell’ONU (che sapeva quanto stava per scatenarsi), degli Stati Uniti (che rimasero inerti), del Vaticano, che non condannò subito le stragi e che in seguito protesse i preti genocidari.
Perciò oggi, di fronte ai negazionisti e ai revisionisti di ogni sorta, bisogna ribadire con forza e senza ambiguità secondo l’insegnamento di un grande maestro di giustizia e di verità, don Lorenzo Milani, che Davanti ai giovani che ci guardano, non facciamo pericolose confusioni tra il bene e il male, la verità e l’orrore, fra la morte di un aggressore e quella delle sue vittime.
Dalla memoria del genocidio rwandese viene un messaggio severo a chi anche a Pistoia ha scelto il silenzio e l’indifferenza, considerando invisibili, con un grave processo di disumanizzazione, centinaia di giovani africani accolti da don Massimo Biancalani nelle strutture delle chiese di Vicofaro e di Ramini.
Credo che, in questo momento drammatico della storia, non possiamo che ispirarci all’esempio di umanità e di coraggio dei Giusti, cioè di coloro che seppero dire di no al male storico quando sembrava trionfare, come Antonia Locatelli – ricordata nel Giardino dei Giusti di Vicofaro – uccisa per aver salvato numerosi Tutsi dall’odio omicida e per aver denunciato, già nel 1992, ai media l’odio montante. Così debbono risuonare alte le parole di Yolande Mukagasana, che, nonostante abbia perso tutti i suoi figli nel genocidio, non si stanca di ripetere ai giovani: Le nostre differenze ci arricchiscono, non devono mai condurci verso una strada che ci divide. Siamo i privilegiati della natura, non lo dimentichiamo mai. Le nostre diversità sono una ricchezza da condividere.
Mauro Matteucci – Centro “don Lorenzo Milani”, Pistoia










