di Stefano Di Cecio
PISTOIA – Chef, cuoco ma prevalentemente uno dei primi otto food influencer italiani (Forbes Italia 2021). Ad oggi conta più di un milione di follower su Instagram, altrettanti su TikTok, oltre centosessantamila su You Tube.
Le molte reaction ai suoi post hanno reso i suoi video virali, l’empatia e la semplicità delle sue ricette hanno vinto sul web. E’ nato tutto in un momento difficile, il lockdown, una cassa integrazione che lo faceva sentire un fallito di fronte a sua figlia nata da pochi mesi ed alla sua famiglia.

Da lì la voglia e la forza di non arrendersi, prendere in mano la sua vita e di inventarsi una nuova attività. Una forte voglia di arrivare “partita dalla fame” ma ancora non si accontenta, punta ad arrivare sempre più in alto. L’abbiamo incontrato e gli abbiamo fatto alcune domande.
Qual è stata la tua prima esperienza significativa in cucina?
Ho iniziato a lavorare a quindici anni, al mattino andavo a scuola e la sera a lavorare. Nel 2008 il primo ristorante in cui ho lavorato è stato il Gargantuà che era stato aperto a Pistoia da pochi mesi. Lì ho iniziato la mia gavetta, sbucciando patate e pulendo le griglie della cucina.

Cosa ti ha spinto dopo a diventare un cuoco professionista?
Un po’ la passione ma sicuramente la voglia di mantenermi da solo, dopo il Gargantuà ho lavorato in moltissimi altri posti anche fuori Pistoia. E’ stato un percorso graduale.
Avrai imparato a conoscere i piatti pistoiesi più richiesti…
Da pistoiese amo molto i piatti tradizionali, le mie basi sono una cucina molto gourmet ma poi torno sempre alla base. Si cerca sempre di fare qualcosa in più, una ribollita o una pappa al pomodoro rivisitati ad esempio, ma mangio più volentieri i piatti della tradizione.
Hai lavorato solo in Italia o anche all’estero?
Solo in Italia, ho avuto molte opportunità di andare fuori ma non le ho mai sfruttate. Ho avuto esperienze a Prato a Firenze, sono stato anni a Livorno in un hotel 5 stelle lusso e lì avrei avuto opportunità di andare a Parigi ma non me la sono sentita. Dopo quattro anni mi sono riavvicinato a casa dapprima a Prato e poi a Pistoia.
Qual è stato il momento più gratificante della tua carriera culinaria fino ad oggi?
Il momento in cui sono “scoppiato” sui social. Tutto ha avuto inizio nel periodo del lockdown, ci sono stati altri momenti in passato in cui mi sono preso tante soddisfazioni, cene con personaggi importanti, però la svolta della mia vita è stata quando mi sono trasformato da cuoco a food influencer, sia a livello economico che a livello di gratificazione mediatica.
Ci sono dei princìpi guida a cui fai riferimento nella creazione di nuovi piatti?
Un ruolo importante lo gioca l’estro, parto sempre da una base che è quella della cucina italiana, ovviamente ogni tanto cerco di modificare o creare nuove cose. La fantasia è importante ma anche la base lo è altrimenti si rischia di insegnare il nulla, però quello che conta tanto a livello di princìpi è il saper trasmettere la propria empatia, il proprio stato d’animo e dare qualcosa che gli utenti non hanno. Il mio lavoro ad oggi è diventato molto più comunicativo che manuale, la cosa importante è saper comunicare.
Il programma “È sempre mezzogiorno” di RAI uno ti ha dato e continua a darti una grande visibilità nazionale.
Sicuramente sì, lavoro da Antonella Clerici da quasi quattro anni, è stata una lezione di vita importante sotto il punto di vista televisivo, perché comunque non è facile fare le dirette, per le tempistiche, per gli stati d’animo che cambiano. Una cosa è lavorare davanti ad un cellulare, ben altra lavorare davanti a due milioni e mezzo di persone, devi saper comunicare, recitare e rimanere sempre te stesso. E’ stata ed è una grande scuola quella della trasmissione con la Clerici e sicuramente mi ha dato una forza commerciale maggiore se si parla di pubblicità spot, quello che conta sono i numeri e la forza mediatica che hai, più ne acquisti più guadagno e profitti puoi avere.

Quali sono i riscontri che ti ha dato il programma?
E’ tutto legato agli indici di ascolto e gusto personale di Antonella e degli autori del programma. Se sono lì da quattro anni significa che “il mio lo so fare” perché altrimenti mi avrebbero già allontanato come hanno fatto con molti altri. Sono l’unico toscano di Pistoia e questo mi rende orgoglioso anche se spesso non tutti sanno dov’è la mia città. Penso sia conosciuta poco a livello nazionale, molto meno di Lucca o Montecatini Terme. Ho un contratto annuale che si rinnova di volta in volta in base alle loro ed alle mie esigenze. Mi ricordo ancora la mia prima puntata, avevo il magone, salivazione zero, lì per lì era una situazione molto difficile, ma adesso è diventato un bel ricordo.
C’è un episodio particolare che ti ricordi?
Sì, la trasmissione come sai è in diretta e se sbagli diventa in problema. Una volta, durante un cambio di scene, il forno si spense ed io dovevo cuocere una torta, ma non potevo dire che il forno era spento. Quando, sono terminati i miei dodici minuti di puntata la Clerici mi ha chiesto di farle vedere come fosse venuto il dolce ed io “ragazzi il forno era spento, beccatevi questa torta cruda”, il maestro mise una musica ed io iniziai a ballare con Antonella. Devi riuscire a risolvere problemi senza cadere nel panico.
Ti consideri più Chef o cuoco?
Chef è una parola che definisce il capo di una brigata di un certo numero di persone in cucina, io lavoro in uno studio fotografico quindi fondamentalmente sono un cuoco che lavora con il cibo. Ho fatto lo Chef in un ristorante, adesso mi definisco un food influencer con una carriera di cuoco di sedici anni.
Hai mai avuto contatti con i personaggi di Masterchef?
Sì, Giorgio Locatelli lavora con me nell’agenzia Capital Innova a Milano, Iginio Massari mi ha fatto la torta dei festeggiamenti per il milione di follower e sono andato a prenderla a Brescia.
Qualche hobby oltre la cucina?
Richiedono troppo tempo. Il poco tempo libero che ho lo dedico a mia figlia di cinque anni. Mi piace molto la fotografia se non avessi fatto il cuoco avrei scelto di fare il video maker e il video editing. Per mettere i video sui social li devi saper fare, devono essere freschi, d’impatto perché chi li guarda ha una soglia d’attenzione di tre secondi se non superi questo scoglio la gente scrolla e passa oltre.

Progetti per il futuro?
Sto costruendo un loft a Milano, il secondo studio dopo quello che ho a Pistoia, 240 metri quadri adibito a set televisivo. Una base importante per crescere, perché Milano è davvero un altro pianeta dal punto di vista commerciale ed economico. Ci saranno anche sedici postazioni per seguire i miei corsi di cucina Masterclass e Team building, più una zona dove organizzare cene private di massimo quindici partecipanti. Spero di aprire a breve. Poi altri progetti televisivi, non ho interesse ad aprire un ristorante perché penso se lo apri ci devi stare dentro e non metterci altri cuochi ma non ho tempo per farlo. Penso quindi di crescere ancora a livello mediatico e televisivo.
Quale piatto è il tuo cavallo di battaglia?
La carbonara, mi ha dato tanta visibilità sui social e credo sia stato uno di quelli che mi ha fatto arrivare fra i primi otto food influencer in Italia. Mi piacciono i piatti goderecci, forti di gusto.
Qualche consiglio per quelli che hanno intenzione di intraprendere una carriera come la tua?
Ho molti ragazzi che scrivono, come devo fare? Io ho cominciato a trent’anni ma avevo già una solida esperienza lavorativa alle spalle. La base è essenziale e devi saper comunicare. Per fare questo lavoro devi essere un bravo comunicatore. Le persone ti seguono più volentieri perché sei simpatico e fai ricette alla portata di tutti.









