mercoledì, Settembre 9, 2026

Luigi Bardelli, innovatore nella comunicazione e nel sociale

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Luigi Bardelli ci ha lasciati. Lo avevo chiamato una ventina di giorni fa dopo aver ricevuto un suo messaggio che mi aveva preoccupato.

Luigi Bardelli

“Sono alla fine”, disse dopo i convenevoli. Nell’immediatezza non trovai le parole. Fu la sua serenità a bloccarmi, cosa vuoi dire a una persona a cui sei legato da una lunghissima amicizia che ti annuncia la sua fine? Non volevo rifugiarmi nelle solite banalità. Fu lui a togliermi dall’imbarazzo spiegandomi che la Fede gli permetteva di affrontare con leggerezza questo ultimo passaggio terreno. Lo si capiva dal tono della voce che era pronto, senza alcuna traccia di rassegnazione.

Si potrebbe raccontare la vita di Luigi per aggettivi e l’elenco sarebbe molto lungo, ne ho sempre preferito uno: innovatore.

Con Luigi c’era un’amicizia lunga oltre 50 anni, un’amicizia leale. A volte su fronti diversi, non ci siamo risparmiati la sincerità reciproca, perché in campo erano solo le idee, non i rapporti personali né la stima. A Luigi ho sempre riconosciuto una dote rara in questa città: la visione. In ciò che faceva, cercava di traguardare l’orizzonte; nella comunicazione, in campo sociale e perfino in politica. Quando si presentò per una candidatura a sindaco non lo fece “contro”, ma perché aveva una sua propria visione della città, diversa da quella della sinistra di allora.

Innovatore come naturale conseguenza della sua capacità di capire le persone, i loro bisogni, le loro aspettative. Basta leggere la genesi di Tvl-Tele libera Pistoia per capirlo. Nacque nel 1976 in un periodo animato da sogni e speranze, in un’Italia divorata dalla violenza. L’emittente fu anche il tentativo di riscatto della provincia profonda che tramite la comunicazione si ritagliava uno spazio importante a livello regionale con linguaggio popolare e pacatezza. Una visione che si trasformò in un progetto che va avanti da 48 anni.

L’esperienza televisiva non nacque dal nulla. Le radici furono in un’altra idea innovativa e lungimirante: Cineforum, ovvero il cinema come strumento per affrontare e confrontarsi sui temi sociali che negli anni 70 dilaniavano il Paese, per riflettere sulle disuguaglianze, sugli ultimi. Non a caso, gli animatori di Cineforum divennero, poi, l’anima della televisione, a partire da un’altra mente geniale, quella di Attilio Guardincerri, scomparso troppo presto.

Se la comunicazione è stata la sua passione, il progetto Aias-Maic è stato il suo grande amore e, a volte, anche fonte dei suoi crucci. Creò un sistema di assistenza alle persone con disabilità in un periodo in cui le famiglia non avevano punti di riferimento e, soprattutto, la forza di “esporre” le disabilità. Il primo, grande successo di Luigi fu quello di riportare sul piano della pari dignità queste persone, di convincere le famiglie che non era solo un problema di assistenza, ma di diritto alla vita normale come tutte le altre persone; le tolse dalle case in cui erano state relegate per anni e che per anni, altrimenti, lo sarebbero state. Trasformò l’amore privato di tanti genitori, in condivisione pubblica restituendo loro diritti che fino ad allora erano stati negati: dall’assistenza quotidiana, alla vacanza al mare.

Luigi lascia una traccia profondissima in questa città, in me l’onore e il privilegio di essere stato chiamato a guidare la redazione di cronaca della televisione.

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