POGGIO A CAIANO – Una passeggiata collinare nei dintorni di Poggio a Caiano, tra richiami storici all’età medicea e il paesaggio rurale dell’area del Montalbano.
In posizione panoramica sull’abitato moderno e sulla zona residenziale del Poggio si erge la collina di Bonistallo (toponimo di origine incerta, forse derivante dal latino bonum stabulum, col significato di “luogo ben protetto”) , raggiungibile a piedi dal paese seguendo un ripido sentiero fra gli oliveti, oppure in auto o in bici percorrendo l’omonima via che termina in un ampio parcheggio nel bosco. Pochi passi ci conducono allo spiazzo con le due chiese di Santa Maria Assunta e San Francesco a Bonistallo, inserite in uno scenario paesaggistico di grande valore, tra gli oliveti e il parco mediceo, e contornate da pini e cipressi. Dalla piazzetta antistante lo sguardo spazia sulla piana fiorentina, sulle colline del Montalbano da Artimino a Pietramarina, e, più in basso, sulla villa medicea di Poggio a Caiano con il suo giardino.

La chiesa di Santa Maria Assunta, documentata fin dalla prima metà del Duecento, venne fondata come pieve rurale in stile romanico, a navata unica e con copertura a capriate, affiancata da un campanile edificato in seguito sul lato sinistro. Essa subì un primo processo di trasformazione all’inizio dell’età moderna, in concomitanza con l’ascesa politica dei Medici, che proprio al Poggio detenevano uno dei loro principali “centri di potere”. Una lapide ricorda infatti la visita effettuata nel 1515 in occasione della festa di San Sebastiano, co-patrono della parrocchia, da parte di papa Leone X, al secolo Giovanni Lorenzo de’ Medici: una dimostrazione tangibile dell’autorità vantata da questa famiglia agli inizi del Cinquecento e dello stretto controllo sulle loro proprietà rurali in quest’area del Montalbano.
Come vedremo presto, non sarà l’unica testimonianza della presenza medicea, vero e proprio “filo rosso” che lega numerose località alle dipendenze della villa di Poggio a Caiano.
La chiesa venne poi radicalmente trasformata nel corso del Seicento, con la costruzione del nuovo fonte battesimale, e soprattutto agli inizi del Novecento a seguito del trasferimento della sede parrocchiale da Bonistallo alla nuova chiesa del Poggio. Nonostante le molte modifiche agli interni, ancora oggi restano visibili l’antico altare maggiore a edicola in pietra serena e soprattutto l’inserto marmoreo, ai piedi dell’altare, che indica il luogo di sepoltura di Bianca Cappello, nobildonna veneziana che fu prima amante e poi moglie del granduca Francesco I de’ Medici, divenuta famosa per essere stata al centro di numerosi intrighi politici presso la corte granducale e per la sua morte improvvisa e misteriosa, rimasta per molto tempo avvolta in un mistero che ha dato adito a interpretazioni controverse e sospetti circa le responsabilità e il coinvolgimento del granduca.

Poco distante, l’altra chiesa intitolata a San Francesco è documentata dal 1561 ed è stata modificata sul finire del Settecento con l’aggiunta di un loggiato su tre lati che oggi ospita alcune lapidi tombali. La pianta dell’edificio è a navata unica con un breve transetto, mentre la copertura è costituita da una volta a botte ribassata: nell’elegante interno in stile barocco si segnalano cornici e decorazioni a stucco e cinque dipinti a olio su tavola, opere di scuola fiorentina del Seicento.
Scendendo dalla collina e percorrendo a ritroso via di Bonistallo, si costeggia il muro esterno del Bargo Mediceo, oggi piccolo “polmone verde” tra Poggio e Seano, adibito a spazio attrezzato per passeggiate e trekking nel verde e nella natura della macchia mediterranea, nonché punto di passaggio di numerosi itinerari attraverso il Montalbano e le ex tenute medicee di Poggio e Tavola.

Il Bargo o Barco, la cui etimologia si ricollega al termine “parco”, indicava l’insieme delle aree boschive di proprietà del demanio regio o delle grandi famiglie aristocratiche che venivano utilizzate come riserve di caccia e di legno, in un’epoca in cui l’attività venatoria costituiva una delle principali fonti di sostentamento alimentare della nobiltà e in cui era fondamentale il controllo delle riserve di legname, tra i più richiesti e diffusi materiali da costruzione. Il Bargo mediceo si estende oggi per circa 14 ettari sulla collina di Bonistallo e costituisce solo una piccola parte dell’originaria bandita di caccia medicea che, oltre al patrimonio boschivo, comprendeva anche fattorie, poderi, terreni agricoli, stalle ed edifici di servizio dove risiedevano e lavoravano i numerosi dipendenti agli ordini del granduca.
Se i Medici avevano già iniziato ad acquistare possedimenti terrieri in quest’area sotto Lorenzo il Magnifico, è con il granduca Ferdinando II che nel 1626 nasce ufficialmente la bandita di caccia, successivamente divisa in dieci zone o “decimi” per una migliore gestione delle risorse, in particolare per la rotazione nel taglio delle querce e di altri alberi ad alto fusto. Circondato da un muro di pietra che lo cingeva nella sua interezza, il Bargo mediceo assolveva cosi a diverse funzioni, rappresentando allo stesso tempo un’oasi di svago nel verde, un patrimonio boschivo e venatorio a cui poter attingere e uno strumento di affermazione e ostentazione della ricchezza economica e del potere assunto dal casato dei Medici in età granducale.
La recinzione muraria sopravvive oggi in alcune parti: lungo via di Bonistallo si trova un accesso al parco, solcato da numerosi sentieri e caratterizzato da una vegetazione mista che alterna macchia mediterranea e bosco di latifoglie, con la presenza di querce, lecci, roverelle, pini, corbezzoli, gelsi, noci, olmi e cipressi, oltre ad alcune specie più “esotiche” come cedri e acacie spinose. È un’area boschiva interessante anche dal punto di vista faunistico, in particolare per la presenza di numerose specie di uccelli di passo e di piccoli roditori come scoiattoli e ghiri; un tempo la bandita medicea era popolata da fauna da cacciagione come cinghiali, daini e lepri.

Lasciandosi alle spalle l’ingresso superiore al Bargo e percorrendo a ritroso via di Bonistallo si può notare sulla sinistra l’elegante struttura con annesso giardino di Villa Magra o Maghera, documentata già nel Settecento e più tardi proprietà della marchesa e poetessa fiorentina Luisa Giaconi, che ne fece dono all’Istituto delle Suore Minime (oggi l’edificio ospita una residenza per anziani). La strada termina a un bivio, segnalato da un antico e pregevole tabernacolo che riporta la data 1847 e che presenta nella nicchia i resti di un affresco raffigurante la Madonna col Bambino.
Svoltando a destra in via della Petraia lo scenario si fa subito campestre, le abitazioni si diradano e il paesaggio lascia spazio a oliveti, vigneti e macchie di vegetazione: il viottolo di campagna corre a mezza costa tra il colle del Cerretino e la vallata tra Poggio e Carmignano, in una zona che in primavera è dominata dal verde in tutte le sue tonalità e che in anni recenti ha assistito alla nascita e allo sviluppo di agriturismi e aziende vitivinicole d’eccellenza. Camminando tra gli oliveti di Petraia si giunge al quadrivio della Verrucola, punto di arrivo del nostro breve itinerario tra le prime propaggini del Montalbano.

Da qui una strada sale verso il paese di Carmignano, un’altra scende verso Seano, un’altra ci riporta al Poggetto mentre un’ultima via laterale, poco battuta, si arrampica sulla vetta della collina dove sorge, in magnifica posizione panoramica, la Villa Il Cerretino.
Immersa tra gli oliveti e un bosco di querce, dal quale forse deve il suo nome, questa antica dimora nobiliare affonda le sue radici nel tardo Medioevo e in origine ebbe probabilmente una funzione militare, testimoniata ancora oggi dai resti di architetture militari tipiche del Quattrocento. Molto ambita dalla nobiltà fiorentina per la sua posizione strategica di controllo sulla piana e vicino alla principale via di comunicazione tra Firenze e Pistoia, l’edificio nel corso dei secoli perse la sua originale funzione militare per diventare una villa rurale e andare incontro a numerose trasformazioni architettoniche.
L’ampio complesso, di struttura quadrangolare e con due cortili, testimonia ancora una volta la presenza medicea, dal momento che la villa nel Cinquecento venne acquistata dai Medici dalla famiglia Bini, precedenti proprietari, e negli anni del granducato del già citato Francesco I divenne la residenza di campagna della sua seconda moglie Bianca Cappello. Venduta nel Settecento e passata più volte di mano nei secoli successivi, la villa è stata prima ridotta a usi colonici e adibita a fattoria per la produzione del vino Carmignano, poi restaurata e valorizzata e oggi è utilizzata come location per ricevimenti e matrimoni.










