PISTOIA – L’accademia della Chionchina ha chiamato la professoressa Carla Galardini, vice direttore del Dipartimento Neurofarba (sezione Farmacologia e Tossicologia dell’Università di Firenze) e presidente Ce.S.A.L (Centro di ricerca su gli animali da laboratorio), a parlare di come e quando usare le erbe con potere “medicale” in una conversazione dal titolo “Estratti vegetali, luci ed ombre”.

Nella ampia e dettagliata conferenza la professoressa ha affrontato il delicato tema di come il loro impiego non debba essere considerato scevro da effetti collaterali. In particolare il problema non risiede tanto nell’utilizzo di piante notoriamente tossiche come la cicuta, il ricino o la noce vomica dalla quale si estrae la stricnina, che ovviamente non entrano in commercio, quanto piuttosto negli estratti di quelle piante la cui tossicità si manifesta a dosaggi più alti di quelli terapeutici, nell’età fragile della vita (gravidanza, età pediatrica e geriatrica) o per interazione con taluni farmaci.
I dispositivi medici a base di estratti vegetali, gli integratori vegetali, le miscele erboristiche, indipendentemente dalla categoria merceologica cui appartengono, sono comunque prodotti dotati di una certa attività e, quasi sempre, acquistabili senza la prescrizione del medico con il rischio che ne può conseguire.
La pericolosità non è necessariamente intrinseca, ma può nascere proprio dall’autogestione che ne fa il paziente, senza informarne il proprio medico, associandoli a farmaci prescritti dal medico, ignorando la possibilità di interazioni negative o reazioni avverse.
Per fare qualche esempio, le persone ricorrono all’acquisto di estratti vegetali per la cura di stipsi, insonnia, sovrappeso, ansia, basso tono dell’umore, assunzione spesso senza parlarne con il medico o con il farmacista e l’autogestione può essere causa di problematiche.
Alcuni estratti vegetali infatti quali ad esempio l’iperico (antidepressivo, ansiolitico, antinfiammatorio) e lo zenzero attivando un particolare citocromo epatico CYP-3A4 riducono le concentrazioni plasmatiche di una serie elevata di farmaci che possono essere co-somministrati provocando il riemergere della patologia per la quale erano stati prescritti. Viceversa l’estratto di pompelmo provoca un’inibizione del CY3A4 incrementando la concentrazione plasmatica dei farmaci con il rischio di incorrere in problemi dovuti all’iperdosaggio.
Estrema attenzione deve anche essere posta nell’assunzione di estratti a base di Ginkgo Biloba in quanto si posso verificare emorragie anche in conseguenza di piccoli interventi chirurgici a causa dell’antagonismo nei confronti di un fattore importante per coagulazione; la liquirizia poiché ha un effetto ipertensivo, i lassativi che contengono principi antrachinonici perché questi composti provocano contrazioni uterine specie nell’ultimo trimestre di gravidanza.
Insomma anche le erbe che “fanno bene” devono essere usate con oculatezza per non incorrere in possibili effetti negativi.
Il principale consiglio pratico che ha fornito la professoressa, per evitare insidie, è pertanto quello di prestare particolare attenzione se si assumono altri farmaci, perché l’incidenza delle reazioni avverse aumenta con l’aumentare del numero dei farmaci assunti (questo vale soprattutto per gli anziani) e di affidarsi ad un medico o chiedere un consiglio al farmacista di fiducia.







