mercoledì, Settembre 9, 2026

A Ferrara apre il museo Michelangelo Antonioni

di Giacomo Martini

FERRARA – Il 1 ° giugno apre a Ferrara lo “Spazio Antonioni”, museo permanente dedicato a Michelangelo Antonioni che a Ferrara nacque il 29 settembre 1912 e morì a Roma il 30 luglio 2007.

Il progetto a cura di Dominique Paini, già direttore della Cinematheque Francese, è sviluppato dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Ferrara Arte, su imput di Vittorio Sgarbi e in sinergia con la vedova, Enrica Fico Antonioni. Sarà ospitato dall’ex Padiglione d’arte nel complesso di Palazzo Massari, ridisegnato dallo studio Kirimoto. Sarà aperto dal martedì alla domenica ( ore 10-13 e 15-18.30 ).

Il museo racconterà il grande maestro che con il suo cinema comunicò al mondo l’incomunicabilità e le nevrosi che ancora oggi segnano la nostra società. Il museo è il risultato di un lungo percorso non sempre facile iniziato alla metà degli anni ’90 quando Enrica Fico donò a Ferrara il suo patrimonio: 47 mila pezzi di vita tra foto, lettere autografe, documenti, premi ( l’Oscar alla carriera nel ’95, le Palme, i Leoni d’oro ), sceneggiature, cartoline vintage dei divi, manifesti, articoli, libri, e i paesaggi onirici dipinti nelle Montagne Incantate.

Antonioni negli ultimi anni si era dedicato alla pittura per confrontarsi con altri artisti come De Pisis, Burri, Morandi fino a Rothko. I museo proporrà il racconto cronologico di questo viaggio, ci saranno inoltre salette con gli spezzoni dei film ed uno spazio per rassegne, eventi e incontri. E i suoi piccoli quadri ingranditi.

Nello Spazio Antonioni potremo ammirare curiosità e rarità assolute, come un acquarello del maestro su Greta Garbo, uno su Lucia Bosè, una cartolina di Akira Kurosawa, una lettera di Andrej Tarkovskij, lettere di Umberto Eco, Roland Barthes, Giorgio Morandi e Federico Fellini dopo la visione di Professione Report e di tanti altri, da Mastroianni a Zeffirelli, Leonardo Sciascia.

Nel museo la storia del suo cinema è divisa in stagioni. Dalle origini, poi il post-impressionismo con cui indaga il mondo borghese partendo da Lucia Bosè, per arrivare al Grido (1957), con cui ritorna alle nebbie padane; il flop del film, insieme alla “Signora senza Camelie” , lo segnano molto. Passa al teatro con Monica Vitti. Da questa esperienza nasce la trilogia L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962), rigorosamente in bianco-nero, per poi approdare al colore, Il deserto rosso (1964) e a seguire Blow-Up (1966), Zabrinskie Point (1970), Professione reporter (1975). Per chiudere il suo percorso con Identificazione di una donna (1982), Mistero di Oberwald (1980), Aldilà delle nuvole con Wim Wenders, aiuto regista(1995), ed il magnifico finale con Sguardo di Michelangelo (2004).

Il Museo vuole essere un lungo piano sequenza della sua storia come autore tra i più grandi del cinema italiano, europeo ed internazionale.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI