mercoledì, Settembre 9, 2026

Valentina Bagni, un’artista che sogna di andare oltre la musica

di Elisabetta Branchetti

EMPOLI – Valentina Bagni è una cantante e cantautrice italiana laureata Bachelor of Arts Honce in Contemporary Music all’Università del Bedfordshire.
Inizia il suo percorso di studi musicali all’età di 14 anni con l’insegnante Daniela Soria (pop-rock-jazz) e successivamente con Cristina Putti (jazz), Titta Nesti (jazz e improvvisazione vocale). Inizia a studiare pianoforte qualche anno dopo con Antonio Masoni e musica d’insieme con il chitarrista brasiliano Luiz Lima.

Valentina Bagni

Proseguirà i suoi studi alla Jam Academy di Lucca che le darà accesso al corso di laurea.
Inizia il percorso formativo studiando tecnica vocale con Michela Lombardi e l’anno successivo con Loredana Lubrano e Valerio Silvestro.
Si laurea nel 2017.

Valentina, una, nessuna, centomila.

“Una” nel senso che sa di essere una persona comune, una qualunque, che ama la semplicità della vita, stare in contatto con la natura, con la famiglia e con gli amici, ma anche una persona profonda che trova espressione e comprensione attraverso l’arte, il canto, la musica.

“Nessuna” perché comprende che la sua identità è fluida e in continua evoluzione e non può essere ridotta a una definizione statica.

“Centomila” perché si occupa di molte cose, sia a livello artistico che personale. Le piace esprimersi con diverse passioni e interessi, dalla musica all’artigianato, alla pittura, alla scrittura. Di professione canta, suona, insegna musica e canto moderno.

E’ una persona curiosa. Utilizza principalmente la scrittura e la musica per mettersi in contatto con qualcosa di profondo, abissale, spirituale, sotterraneo che magari non si vede in superficie, ma che comunque nell’invisibile si muove e può creare connessioni profonde, emozionare e sentirsi tutti molto simili, vicini.

Valentina Bagni

Quando ti sei avvicinata alla musica? Hai iniziato il tuo percorso artistico cantando o suonando?

Mi viene da dire che ci sono sempre stata vicina alla musica. Mia mamma racconta che quando ero nella sua pancia sia lei che i miei fratelli cantavano e ballavano di continuo con le canzoni di Vasco Rossi, Jovanotti, De Andrè.

Da piccola, i miei fratelli, che sono molto più grandi di me, mi portavano spesso ai concerti con loro, ho sempre vissuto molto da vicino la musica dal vivo. Poi, durante la prima adolescenza, mia zia che viaggiava spesso in tutto il mondo per lavoro, mi portava spesso al suo ritorno degli strumenti musicali tipici di ogni Paese. Percussioni, flauti, strumenti a corda divennero presto i miei giochi preferiti con i quali iniziai a esplorare la musica. Provavo a suonarli ascoltando l’album di De Andrè e Fossati “Anime Salve” o “Riportando tutto a casa” dei Modena City Ramblers.

Poi sia mia sorella che mio fratello si ritrovavano spesso con gli amici a suonare e cantare e io mi sentivo immersa in questa felicità. Li ricordo come momenti di grande gioia e spensieratezza. Solo in un secondo momento, spinta dai miei genitori e fratelli ho iniziato a studiare in una scuola di musica. Ho iniziato facendo propedeutica musicale, poi canto moderno, poi pianoforte, poi percussioni e in seguito iscrivendomi in una scuola inglese di Alta Formazione con sede a Lucca, nella quale mi sono laureata nel 2017.

Sei una conoscitrice di vari generi del panorama musicale raccontami chi è il tuo artista preferito?

Bella domanda. Di primo acchito mi viene da dire Fiorella Mannoia perché ha rappresentato per me un punto di riferimento direi quasi materno nella musica. Mi sono sempre sentita coccolata dalla sua voce calda, mi sembrava che dicesse le parole in modo convincente e poi diciamolo: è bellissima. Il mio più grande desiderio è sempre stato quello di scrivere qualcosa per lei o di cantarci insieme e in diverse occasioni ci sono andata molto vicina, ma poi è sempre successo qualcosa per cui ha vinto l’impossibilità, ahimè.

Dal punto di vista cantautoriale invece gli artisti a cui mi sento più vicina come sensibilità sono Niccolò Fabi, Cristina Donà, Paolo Benvegnù. Però ecco, adoro tutto il cantautorato: da Gino Paoli, a Guccini, De Gregori, Fossati, De Andrè. Come musicalità e vocalità direi Elisa, Giorgia. A livello internazionale invece le mia “voce” di riferimento è senz’altro Eva Cassidy, ma adoro ovviamente anche Whitney Houston e tutte le voci del gospel, il Soul americano.

Sei una insegnante di canto quando hai iniziato, dove insegni e quale è la tua filosofia per trasmettere passione ai tuoi allievi?

Sì, insegno all’Accademia Musicale Pontedera, a Labella a Montelupo, e Italy Dance Village di Ponte a Elsa. Ho iniziato nel 2006 e tutt’ora sento che l’amore per questo mestiere è sempre vivo. Mii rendo conto che le persone che vogliono cantare, hanno una reale urgenza di esprimere qualcosa che a parole non è possibile fare, ma spesso sono spinti da necessità diverse. Alcune lo fanno perché hanno bisogno di essere riconosciute e cercano il successo attraverso i talent, i contest. Altri lo fanno semplicemente per conoscersi meglio e entrare in contatto autentico con gli altri musicisti e con chi li ascolta.

Io preferisco seguire e occuparmi più dei secondi. Cerco di trasmettere la mia passione per la musica, di avvicinarli il più possibile alla loro autenticità, individuare gli ostacoli che ne impediscono lo sviluppo e insegnare il linguaggio della musica anche con l’utilizzo del pianoforte, spronarli a scrivere canzoni proprie.

Hai scritto pezzi tuoi? Come nasce l’esigenza di scrivere un inedito?

Sì, ho fatto due progetti. Uno del 2014 “Autoritratto”, in collaborazione con Valore Recording Studio di Pistoia e “Quello che mi manca” nel 2017 in collaborazione con Artestudio 53 di Sesto Fiorentino. Per me più che un’esigenza, scrivere canzoni è un gesto naturale e spontaneo.

Dal cassetto dei sogni li hai estratti e realizzati tutti?

Assolutamente no. Ogni giorno mi sveglio con un sogno diverso. Posso dirtene qualcuno.

Sicuramente l’idea di fare un tour nei piccoli teatri di zona con le mie canzoni sarebbe un sogno gigante. Non l’ho mai fatto perché l’ho sempre considerata una cosa molto dispendiosa economicamente, ma mi piacerebbe molto. Poi non sono brava a organizzare cose che riguardano le mie cose.

Mi piacerebbe inoltre mettere su una scuola a modo mio, con lezioni di gruppo, musica d’insieme, laboratori di musica etnica, conduzione ritmico corporea, creare momenti di ascolto, di cinema. Quest’anno ho iniziato a fare bagni sonori, per portare le persone al rilassamento sia con vocalizzi improvvisati e liberi sia con l’utilizzo di strumenti adatti al sound healing, campane tibetane, percussioni, gong, handpan, anche questo sento che è una cosa in linea con me.

Mi piacerebbe fare busking nelle piazze più belle d’Italia, continuare ad organizzare Open Mic per dare l’opportunità ai ragazzi di farsi conoscere, vorrei pubblicare presto il mio libro di poesie e fare qualche presentazione in giro, fare progetti nelle scuole sui cantautori italiani,

mi piacerebbe fare una mostra immersiva con quadri di amici, musica e danza contemporanea, fare concerti meditativi in bosco. Manca solo un organizzatore, che mi aiuti a dare forme e concretezza alle mie idee, perché io sono un’artista, mi perdo.

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