PISTOIA – Nel “teatro di Verzura” del polo culturale Puccini Gatteschi si è svolto il primo GFP Talk del programma del Festival di fotografia Pistoia Visioni organizzato dal Gruppo Fotoamatori Pistoiesi.
Sul palco, introdotto dalla Presidente Sara Del Sarto e da Paolo Fichera, l’ospite della serata Davide Monteleone, classe 1974.

Difficile riassumere la sua lunga carriera di fotoreporter che gli ha valso moltissimi premi e riconoscimenti fra i più prestigiosi a livello internazionale. Mentre alle loro spalle veniva proiettata una schermata di circa cinquanta miniature degli scatti dell’autore, Paolo Fichera, usando un sistema di scelta in stile battaglia navale, ha chiesto la storia dietro lo scatto, dialogando sui luoghi, i soggetti e i perché delle foto stesse.
La prima foto scelta è stata scattata in Russia, dove ha vissuto parecchi anni; è anche quella che apre il suo primo libro, ispirato ad Oblomov, che ha lanciato la carriera di Monteleone. I suoi sono stati lavori di osservazione foto giornalistica attraverso il territorio russo, che hanno privilegiato l’aspetto estetico e personale, lavori fatti in pellicola 6X6.
Poi è stata scelta una foto che ritrae Papa Benedetto XVI, Joseph Aloisius Ratzinger. Racconta Monteleone: “strane occasioni della vita in cui le coincidenze si trasformano in occasione, a quel tempo lavoravo per l’Azienda Municipale Ambiente di Roma, un giorno l’addetto stampa mi chiama per andare a fare delle foto a un presepe che il Papa benedice. Il Papa non mi guardava, lo chiamavo ma non si spostava, poi, spingendolo un po’, l’ho fatto girare e ho potuto scattare”.

Successivamente comincia ad occuparsi di migrazioni. Un giornale lo chiama per andare a fotografare i migranti.
“Mi incuriosiscono i linguaggi diversi, così, dopo aver fatto alcuni scatti ai migranti, decisi di fare una serie di Still-life agli oggetti ritrovati nell’arco degli anni dall’associazione Askavusa di Lampedusa, nelle barche dei migranti. Un racconto diverso, proporre gli oggetti che i migranti avevano deciso di portarsi dietro. Fu un successo, permetteva di pensare in maniera diversa al fenomeno migratorio”.
Poi altre foto, altre storie molti aneddoti. “Le immagini se non contestualizzate non parlano da sole, gli stereotipi che ci portiamo dietro nella testa sono difficili da sradicare” dice.
Parla dei lavori fatti per raccontare come l’economia riguarda tutti e ci condiziona, delle trappole economiche che stanno influenzando la geopolitica del mondo, cambiano l’economia locale e quella globale nonché la sostenibilità dei luoghi.

Un aneddoto poi che riguarda Putin. Nel marzo nel 2012 fu invitato dal Cremlino a partecipare a una cena con altri otto direttori di testate giornalistiche.
“Fotografai il piatto di Putin poi chiesi due minuti per fargli un ritratto e mi fu concesso ma la direttrice di Le Monde fece alcune domande sulla scomparsa di sua moglie e lui si alzò e se ne andò. Disperato mi alzai per fermarlo e lui – tu sei il fotografo italiano, come sta Berlusconi? – Mi sa per la crisi di governo se ne va, gli risposi, beh io rimango, rispose. Non riuscii a farmi guardare ma questo è quello che ne è venuto fuori. Alla fine ritengo che fare il fotografo sia un privilegio”.









